Amadeus ci ripensa e lascia carta bianca: sarà la Rai a decidere come e quando si farà Sanremo

Le opinioni sul primo Festival di Sanremo dell’era Covid si contrappongono e sono la nuova slitta che ci farà scivolare sulle polemiche fino al 2 marzo, data in cui il Teatro Ariston di Sanremo aprirà, salvo ripensamenti, il suo 61° sipario in Eurovisione.

Il nodo al pettine che il conduttore e direttore artistico Amadeus, al suo secondo incarico Rai, ha provato a sciogliere con giochi e tatticismi, propri dei politici più navigati a cui non ci abitueremo mai, riguarda la questione “Pubblico sì, pubblico no”. Amadeus – come noto – aveva posto il veto su un Sanremo senza figuranti in platea e dopo il no del ministro Dario Franceschini ad un qualsiasi tipo di pubblico all’Ariston aveva minacciato di dare forfait, rinunciando così al criticato compenso di 500/600 mila euro per la 5 giorni sanremese, magari andando incontro anche a penali contrattuali.

Tutto questo pur di non fare un Sanremo a porte chiuse?

Non si capisce come mai, vista la pandemia in corso contro cui si dovrà lottare ancora a lungo, l’ipotesi di un’edizione diversa, calata nelle regole stringenti e ferree anti-contagio che hanno messo in stand by le programmazioni teatrali e concertistiche, appaia ad Amadeus e al suo potente manager Lucio Presta così peregrina. Eppure è la meno drastica se si pensa che l’alternativa più lineare, vista la situazione, sarebbe non farlo, in stile Cannes, o rinviarlo, come nel caso delle Olimpiadi.

Da un punto di vista prettamente economico è lapalissiano che per la Rai Sanremo è un evento imprescindibile, che grazie agli introiti pubblicitari tiene a galla l’intero bilancio dell’azienda. Quindi va fatto e si farà, come è giusto che sia, anche per non defraudare gli italiani di un rito irrinunciabile e per rimpinguare le casse di chi ci lavora, dai discografici ai cantanti, passando per gli orchestrali, i coristi, i parrucchieri, i truccatori, i promoter, i tecnici e tutte le maestranze coinvolte. A ricucire lo strappo si è mossa subito la diplomazia dei vertici di Viale Mazzini. Ed ecco quindi il passo in avanti di Amadeus, pronto a dimostrare senso di responsabilità, lasciando libertà di decisione alla Rai e al Comitato tecnico scientifico.

Tornano dunque a farsi strada sia l’ipotesi di un Sanremo blindato, qualora il Cts boccerà il nuovo protocollo anti Covid, sia l’ipotesi di un Sanremo posticipato. Altra ipotesi a cui Amadeus si era detto inizialmente contrario e che ora torna a essere ventilata. Si parla di uno slittamento di tre o quattro settimane, che se dovesse trovare conferma aprirebbe un problema discografico, in quanto le canzoni sanremesi uscirebbero a ridosso del periodo dei tormentoni estivi, rischiando così di avere una vita ancor più breve di quella che di solito hanno. Come aveva detto lo stesso conduttore “se lo posticipi a maggio non è Sanremo, ma il Festivalbar” e magari andrebbe rifatto l’intero cast. Cosa che a molti, visti gli esclusi eccellenti, non dispiacerebbe!

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In foto: Amadeus abbraccia il manager Lucio Presta. Crediti Foto: LaPresse

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Crediti Foto: LAPRESSE


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