“La depressione è un periodo dell’anno” è un singolo giocato su un mix di disperazione e feroce ironia. Willie Peyote fa centro, dimostrandosi uno dei rapper più lucidi rimasti in Italia.

LA DEPRESSIONE È UN PERIODO DELL’ANNO | LA RECENSIONE

TESTO

“La depressione è un periodo dell’anno
Ma non ci sono più le mezze stagioni
Al giorno ormai quante polemiche fanno
Qui tutti burloni o Burioni
Nessuno c’ha un soldo, un lavoro
Una vita, però c’hanno tutti un sacco di opinioni
Con l’acume di Gigi Di Maio
E la calma di Giorgia Meloni

Tu cazzo ridi?
Dicono: ‘Andrà tutto bene’, ti fidi?
Dovevamo uscirne migliori
Merda, è già tanto se ne siamo usciti
L’ansia fa vendere pure i giornali
Prima il coprifuoco, poi i domiciliari
‘Voglia di ballare un reggae sulla spiaggia”’
Il vuoto che hai in testa ti si legge in faccia
Fatti un bel video (Fatti un bel video)
Arriva l’inverno, ma non il sussidio
Torna il fastidio (Torna il fastidio)
Chi perde il lavoro, chi pensa al suicidio
Nelle crisi c’è sempre chi lucra
Sfrutta la rabbia della gente stufa
Tutti i serpenti fanno la muta
E a fine giornata indovina chi suca (Indovina un po’)
Allarmisti o negazionisti
Io vedo egoisti e piagnoni
Tutti che chiedono
Disposti a dare soltanto le proprie opinioni
Io abuso di alcol e droghe
Ormai tutti i giorni da vent’anni buoni
Ma voi quale scusa trovate
Che vi siete tutti bruciati i neuroni? (Coglioni)

La depressione è un periodo dell’anno
Ma non ci sono più le mezze stagioni
Al giorno ormai quante polemiche fanno
Qui tutti burloni o Burioni
Nessuno c’ha un soldo, un lavoro
Una vita, però c’hanno tutti un sacco di opinioni
Con l’acume di Gigi Di Maio
E la calma di Giorgia Meloni
La depressione è un periodo dell’anno
Ma non ci sono più le mezze stagioni
Al giorno ormai quante polemiche fanno
Qui tutti burloni o Burioni
Nessuno c’ha un sogno, uno scopo
Una vita, però c’hanno tutti un sacco di opinioni
Buttare giù tutte le statue
O temere le cospirazioni

E a te chi t’ha chiesto qualcosa?
Cosa significa
Tutta ‘sta roba che scrivi? È noiosa
‘Sti cantanti che fanno politica
Sono tra i peggio falliti
Al soldo dei soliti vecchi partiti
E il pensiero unico con cui l’élite si conserva
E in più sei una zecca di merda

Okay, vabbè, dai, decidi te
Lo paga Soros anche il mio cachet
Questo sovranismo sembra più un cliché
”Sti crucchi di me’ non hanno il bidet’
Tipo Claude Monet io bevo en plein air
Tu sbocci Moët dentro al Billionaire
‘Non ce n’è Coviddi’, ma ho paura se
Poi la quarantena è a casa Santanchè
Vecchio, ascolta me, conta l’emozione
Lo storytelling, la narrazione
Se mi dà contro, è una fake news
Se mi dà ragione, è controinformazione
Ognuno ha la sua bestia, da sinistra a destra
Ognuno ha la sua festa tipo compleanno
Tanto agli altri non gli frega un cazzo
Che il più delle volte, bro, manco lo sanno
Se non ora, quando? Boh, magari mai
Ma che bell’anno, guardati gli highlights
Lo insegneranno nei libri di storia
Ai figli dei figli che tu non avrai
‘Hanno creato questo clima infame’
L’ha detto Greta? L’ha detto Craxi?
Mi serve lo Xanax come Billie e Taxi B
Per sopportarvi, perché non ti ammazzi? (Ammazzati)

La depressione è un periodo dell’anno
Ma non ci sono più le mezze stagioni
Al giorno ormai quante polemiche fanno
Qui tutti burloni o Burioni
Nessuno c’ha un soldo, un lavoro
Una vita, però c’hanno tutti un sacco di opinioni
Con l’acume di Gigi Di Maio
E la calma di Giorgia Meloni
La depressione è un periodo dell’anno
Ma non ci sono più le mezze stagioni
Al giorno ormai quante polemiche fanno
Qui tutti burloni o Burioni
Nessuno c’ha un sogno, uno scopo
Una vita, però c’hanno tutti un sacco di opinioni
Buttare giù tutte le statue
O temere le cospirazioni”

Willie il Peyote torna e non ci delude. Liricista di classe, capace di rappare su basi complesse senza perdere il suo flow, qui si destreggia fra soul, pop, rap e cantautorato per darci una panoramica di quel che è successo nel 2020. Un intento lodevole, dato che finora sulla quarantena sono state scritte pochissime canzoni, la cui più famosa (“Una voglia assurda” di J-Ax) è un inno al ritorno alla normalità dopo il trauma, e non una riflessione sulle stesso. Partiamo dunque dall’ovvio: il testo critica destra e sinistra ma non è qualunquista, perché quel che angoscia il rapper torinese è la mancanza di una visione a lungo termine del vivere collettivo. Il testo infatti critica il polemismo da social, il manicheismo applicato a fenomeni complessi, il bisogno tipico dell’uomo contemporaneo di cercare una fazione che dia conferma alla sua identità traballante più che la verità. Nella lettura di Willie la pandemia e la relativa crisi economica sono l’anfetamina che ha accelerato a dismisura un fenomeno precedente, ossia la mancanza di futuro economico per larga parte della popolazione. In questo caso la depressione è nel contempo un fenomeno psichico-individuale e un evento economico-sociale… e nessuno ha la minima idea di come risolvere il problema. Il ruolo dell’artista è quindi criticare, mostrare l’invivibilità della situazione, i paradossi e le demenzialità del pensiero comune e della politica, per poi scivolare nuovamente nella propria depressione. Sì, perché l’arte pone problemi, non da soluzioni, e questo è il suo valore. O forse era il suo valore, dato che finora il rap ha accuratamente evitato questo tipo di riflessioni, rifugiandosi in un’auto-referenzialità imbarazzante (la rima su Billie e Taxi B è ferocia lucida). Un singolo da meditare, capace di portare una ventata d’aria fresca tematica in una scena esangue.

VOTO: 7,5/10

AGGETTIVO: graffiante

SINGOLO: LA DEPRESSIONE E’ UN PERIODO DELL’ANNO

ARTISTA: WILLIE PEYOTE

ANNO: 2020

ETICHETTA: VIRGIN RECORDS

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