22 SETTEMBRE | LA RECENSIONE

Tra i grandi nomi del nuovo mainstream, Ultimo si conferma essere quello più di successo e al contempo il peggiore tra gli autori in circolazione. E “22 settembre” non fa eccezione.

Il 22 settembre esce… “22 settembre”

Il cantautore romano ha saputo fin qui raccogliere con mestiere il posto vuoto lasciato da Tiziano Ferro, aggiungendoci quella dose di romanità spicciola che ha reso rilevante Fabrizio Moro negli ultimi anni, presentandosi così con la doppia retorica, a spirale intrecciata, del cantautore sentimentale, ma comunque dalla parte del popolo, di cuore sì, ma de core pure.

E in questa esasperata retorica il nostro Ultimo Peter Pan ci si trova piuttosto bene. In fondo bello ma non impossibile, ricco ma comunque “de’ noantri”, romantico e esasperato nella giusta quantità per far innamorare il distratto pubblico del mainstream, che celebra e idolatra solo un ristrettissimo numero di artisti, ma a cui si affeziona con vis fideistica.

“22 settembre” è quindi Ultimo al 100%. Il brano, pubblicato piuttosto didascalicamente il 22 settembre, è il primo uscito per la neonata “Ultimo Records”, lasciando la Honiro che lo aveva lanciato e seguito fino ad oggi. Il suo nuovo esordio ha quindi il compito di confermarci quanto Ultimo sia rimasto identico a se stesso nonostante tutti questi anni e cambiamenti.

Semplice ballata per pianoforte, “22 settembre” ha una melodia appena abbozzata, più urlata che cantata, nel suo consueto stile minimale, che intorno il giro tradizionale di quattro accordi costruisce un crescendo che punta più sulla performance che sulla scrittura.

Lo “stile Ultimo”

Se si dovesse infatti indicare uno “stile Ultimo”, sarebbe facile parlare quasi solamente di “crescendo“: il cantautore anche qui tende a partire dall’ottava bassa per poi tirare su la voce nella seconda strofa, salire ancora di più (grazie alla tanto desueta quanto italiana modulazione di un tono, da Do a Re) e quindi restare per quasi tutto il brano in voce piena, praticamente urlata.

L’effetto finale è quello di un brano pesante, indigeribile. Perennemente sopra le righe, Ultimo non riesce a gestire le emozioni della canzone, preferendone invece esasperare i toni melodrammatici e orientandosi in un power pop da stadio – l’ennesimo della sua carriera – melodicamente dimenticabile e insopportabilmente retorico. 

Per comprendere bene la pesantezza di Ultimo e della sua immagine, basta vedere il video che accompagna “22 settembre”. La storia presentata è tradizionale: Marco Giallini è una sorta di papà alcolizzato e barbone che nel giorno del compleanno della figlia – Ludovica Martino, ora madre single e barista in difficoltà – le porta un regalo d’infanzia, con commozione e lacrime. Tutto molto bello, e italiano. La tenera (?) storia è inframezzata da stacchi su Ultimo che suona il pianoforte, urlando, sotto la pioggia. Perché?

Insomma, Ultimo ci dimostra come il personaggio è più importante della canzone, l’artista più grande della musica. Anche in questo caso, conta più chi canta rispetto cosa canta, lasciandoci comunque nell’imbarazzo di dover per forza di cose sentire l’ennesimo testo sul ragazzo che ce la fa nonostante le avversità della vita e dell’Amore che vince sempre, anche quando sembra tutto andato male, con il messaggio conclusivo, debole e privo di ispirazione, che “io la vita la prendo com’è”. Bentornati a cento anni fa.

Liberiamo Ultimo da se stesso. Facciamolo per lui, ma anche per noi. Perché la musica italiana merita di meglio. Perché c’è di meglio in giro.

VOTO: 4/10

AGGETTIVO: INSOPPORTABILE

ALBUM: 22 SETTEMBRE

ARTISTA: ULTIMO

ANNO: 2020

ETICHETTA: ULTIMO RECORDS

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