A prescindere dalla qualità presentata dai diciotto artisti in concorso, la serata andata in onda sabato scorso in quel di San Marino entrerà di forza nella storia del nostro Paese, in quanto è stata sdoganata anche in Italia la forma canzone eurovisiva.

Sì, lo sappiamo. Siamo in ritardo. Anzi, in colpevole ritardo. Ma la visione de Una voce per San Marino,  il festival dove diciotto artisti tra gente improvvisata, altra bollita, altra wannabe famous e pochi cantanti di mestiere, tra cui Achille Lauro (che ha vinto), hanno provato a staccare il biglietto per il Pala Ruffini di Torino, sede dell’Eurovision Song Contest di Torino, ci ha letteralmente “stunnato“. E se non siete siciliani, dalla parte occidentale dell’isola, dovete sapere che la voce del verbo “stunnare” viene usata in senso lato per indicare un colpo molto forte, come una botta in testa, come una sessione di workout particolarmente complessa o come, ad esempio, proprio il concorso andato in tv tre giorni fa.

Qualcosa di veramente mai visto nei nostri schermi, una specie di luna park di periferia destinato però a passare nel bene e nel male nella storia, in quanto per la prima volta in territorio italiano (sperando che i secessionisti di San Marino non si arrabbino) possiamo ritenere sdoganata un’altra formula della canzone, quella eurovisiva, che si aggiunge quindi alla classica sanremese. Ma vediamo i voti nel dettaglio. Spoiler: sono praticamente tutti molto bassi perché grosso modo tutti i competitors si sono presi eccessivamente sul serio.

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LE PAGELLE

Elena e Francesco Faggi, Nothing can blow me out 4

Non che la scenografia low budget del festivalino aiuti, ma i due valenti artisti (lei ha anche un Sanremo giovani alle spalle) provenienti dal circuito emergenti non convincono in questo pezzo in lingua inglese che, causa anche il look, crea un effetto disney channel eccessivamente zuccherato. Fanciulleschi.

Matteo Faustini, Torno a casa 4-

Non è Marlena (scusate la tristezza ma l’assist era irresistibile). Faustini, anche lui in stanza a Sanremo Giovani qualche anno fa con un pezzo carino musicalmente ma a livello testuale vicino a un horror targato Netflix, appare un pesce fuor d’acqua, non adeguato in un contesto in proiezione così importante.

Aaron Sibley, Pressure 6+

Ecco un cantante all’apparenza centrato e potenzialmente in grado di poter essere della partita. L’audio non è dei migliori (e non è colpa sua). Esistono i ritornelli sanremesi e le atmosfere sanremesi, esistono oramai anche quelle eurovisive, e Arron Sibley, proveniente dal circuito emergenti, si dimostra all’altezza del palco. Manca però quel quid in più.

Ivana Spagna, Seriously in love 6+

Si apprezza in particolar modo lo sforzo. Anche qui siamo in eccessiva confort zone eurovisiva, ma sentirlo da una Diva italica come Ivana Spagna fa tutto sommato piacere. Da tanto tempo lontana dalle scene (e si è visto l’altra sera) non si scompone dimostrando di saper indossare ancora gli abiti dance che hanno contraddistinto gli inizi della sua carriera. Il piglio però è mancante, così come la locura, essenziale in casi come questo.

Vina Rose, Sweet Denial 5

Altro prodotto del vivaio “Emergenti”. Voce pazzesca che rimanda un po’ a quella di Alexia negli anni 90, canta benissimo, con fame e voglia di prendersi Torino. Il brano però non è esattamente la quintessenza del bello (sempre molto anni 90, anzi Mtv anni 90), motivo per cui la performance lascia decisamente l’amaro in bocca.

Cristina Ramos, Heartless game 9

Wow. Cristina ci ha letteralmente spettinato grazie a una padronanza del mezzo vocale incredibile, coadiuvato da dei bei passaggi di registro dal pop alla lirica conclusi con acuto finale davvero altissimo. Incarna un po’ molte cose che si vedono in scena eurovisiva, grande voce e locura al punto giusto. A Torino non avrebbe assolutamente sfigurato. Promossissima.

Alessia Labate, World falls down 5-

Quota r&b plasticoso per un episodio urban innocuo, né esageratamente sonnolento né tanto meno brillante. Una scialba via di mezzo.

Achille Lauro, Stripper 8

Beh, sarebbe ipocrita non dire che vedere Achile Lauro in mezzo questo carrozzone è veramente strano. Eppure, in qualche modo, il cantautore romano riesce a convincere anche nelle più strambe delle situazioni, portando sul palco la sua cifra stilistica che, in ottica Torino, può essere sfruttata per mandare determinati tipi di messaggi. Tutto impeccabile, make up compreso, il pezzo è la solita miscelata di altre cose di Lauro, ma si lascia ascoltare. Grande curiosità per cosa riuscirà a inventarsi in vista di maggio.

Mate, DNA 5-

Paga dazio nell’esibirsi dopo un trascinatore e catalizzatore d’attenzione come Achille Lauro. Il brano segue un po’ il filone della serata, quindi qualcosa di studiato per un determinato tipo di evento con cui non si ha palesemente enorme dimestichezza. Debole.

Deshedus con Tony Ciccio e Alberto Fortis, Sono un uomo 3

Quota rock, ma non è il rock dei Måneskin, bensì qualcosa di più scolastico e stantio. Il contributo degli ospiti non aggiunge né toglie praticamente nulla a quanto proposto. Viene performato come se stessimo andando tutti al fronte. Pesanti e incasinati.

Basti, Running

C’è qualcosa che ricorda la lezione di Osvaldo Supino in questo artista proveniente dalla Germania. Custode della libertà, il nostro si difende con una performance vocale discreta, non proponendo nulla di trascendentale ma dimostrandosi coerente con quanto richiede il concorso, con una nota di merito per il look fluido e personale.

Francesco Monte, Mi ricordo di te (adrenalina) 5

Non convince il grande hater di Ana Mena, alle prese con un poppettino senza pretese simil fresh alla Bieber con tanto di falsetti poco tenuti. Troppo ambizioso quel palco per lui. Tentativo curioso.

Kurt Cassar, Tears of gold 6

Più centrato di altri concorrenti il buon Kurt ha provato a staccare il biglietto con una tradizionale canzone pop sostenuta dal giusto drama, nulla di che ma meglio di altri.

Valerio Scanu, Io credo 2

Valerio Scanu in versione Rosalba Pippa detta Arisa ai tempi degli esordi, quella di “pane, terra, mare e un biscottino” (non per niente la canzone è scritta proprio da Giuseppe Anastasi, cosa scoperta solo dopo aver scritto questo giudizio) si cimenta in un pezzo francamente terribile pregno di frase fattissime ai limiti dell’indecenza. Citiamone una simbolo: “Se il mondo fosse governato dalle mamme non ci sarebbero più figli in guerra su questa terra, su un’altra terra”. WTF?

Mericler, Tiramisù 4

Potrebbe avere sbagliato competizione in quanto la sua proposta è la tipica che viene selezionata per la scrematura di mezzo di Sanremo Giovani e che arriva alle battute finali per poi essere scartata solo alla fine. Impensabile pensare a qualcosa del genere sulla scena intercontinentale.

Burak Yeter feat Alessandro Coli, More than you 4+

Quota EDM, i più bravi direbbero quota filo svedese con il classico pezzo a cassa dritta con droppettino e hook di ferro. Tutto bello, tutto giusto se non fosse che si tratta dell’ennesima variazione sul tema della più scrausa copia carbone delle hit simbolo del genere. Neanche il violino salva la prova.

Camille Cabaltera, Move ‘em lime you never did 7

Voce, carisma, presenza scenica. Camille ha tutto, e su OA Plus lo sappiamo da diverso tempo. Tra le più convincenti del lotto con la canzone giusta e adatta alla cornice. Uno dei pochi grandi sì.

Fabry & Labiuse feat Miodio, Blu

Sono gli autoctoni del concorso, e forse i meno pronti tra tutti. Interpretano in modo statico su un beat a cassa dritta con sfumature dream pop. A dirla tutta sembra quasi una performance di arte contemporanea vivente, ma forse è la sensazione data dopo una delle serate televisive più allucinanti di sempre.

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Grafica a cura di ANDREA BUTERA


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