Lo studio è stato effettuato dalla Office for National Statistics (ONS), che ha confrontato il ‘vecchio’ Covid con la nuova variante inglese, la più temuta e diffusa

In principio furono prevalentemente mal di gola, dolori articolari, affaticamento e tosse.

Sintomi del tutto simili all’influenza, dunque, che facevano scattare un campanello d’allarme e che, in alcuni casi, significavano appunto l’essere stati contagiati dal Covid.

Ora, con l’arrivo delle varianti, si è posto subito un altro quesito: sono gli stessi i sintomi da tenere sotto osservazione rispetto al ‘primo’ Covid?

A rispondere è uno studio dell’Office for National Statistics (ONS), che è prima partito dal confronto con la ‘vecchia’ variante, scoprendo in 3500 persone una percentuale più alta di contagiati che hanno avvertito tosse (32% contro il 28% della ‘vecchia), affaticamento (32% contro 29%), dolori muscolari (25% contro 21%) e mal di gola (21,8% contro 19%), poi ha analizzato, appunto, anche se ci fossero o meno nuovi sintomi che si avvertono se contagiati nello specifico dalla variante inglese.

Ebbene, i sintomi neurologici dell’infezione inglese possono anche causare vertigini, malessere e nausea. E a questi si aggiungono i dolori muscolari e alle articolazioni, che stanno aumentando sempre di più.

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Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse


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