La cantante Fiorella Mannoia e la ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti sono state ospiti a diMartedì, il programma tv di La7 condotto da Giovanni Floris, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’eliminazione della violenza contro le donne, a cui è stata dedicata la Giornata internazionale del 25 novembre in quanto violazione dei diritti umani.

L’esponente del Governo Conte aveva già coinvolto la Mannoia nella campagna social “Libera puoi”, promossa a sostegno delle donne vittime di violenza durante la difficile emergenza causata dall’epidemia da Covid19.

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SUL CASO GENOVESE: “MI HANNO DISTURBATO TANTI TITOLI DI GIORNALE”

La cantante, chiamata da Floris a esprimere il suo pensiero in merito alla polemica sullo stupro di una ragazza di appena 18 anni da parte dell’imprenditore Alberto Genovese, mette in evidenza un deficit culturale che caratterizza perfino alcune testate giornalistiche, come quella di Libero che torna ancora una volta nella bufera a causa di un inaccettabile editoriale di Vittorio Feltri:

“Mi riporta ai famosi processi per stupro, ai fatti del Circeo. Sono passati 45 anni. Anziché andare avanti, andiamo indietro. Mi hanno disturbato tanti titoli di giornale, se tu titoli ‘la ragazza è stata ingenua’ focalizzi l’attenzione sulla vittima e non sul carnefice. Vorrei dirlo alle donne ‘non è colpa vostra’, io voglio essere libera di andare in una camera da letto, con l’intenzione di fare sesso con qualcuno, ma voglio essere libera di ripensarci e dire di no. Una donna che viene maltrattata non ha colpe”.

 E aggiunge che non si può nemmeno spostare l’attenzione sulla famiglia:

“È normale che un genitore debba fare delle raccomandazioni ai propri figli, ma questo non toglie la responsabilità degli uomini che approfittano di una donna, per di più giovane, drogandola, per farne l’uso che si vuole come se fosse una bambola di pezza. Non è ammissibile”.

 

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SUL CASO DI REVENGE PORN: “DA VITTIME DIVENTANO CARNEFICI”

Parole dure anche sul recente caso di revenge porn ai danni di una maestra di Torino, che, dopo la diffusione da parte di un suo ex fidanzato di foto e video intimi che la ritraevano, è stata licenziata dalla preside dell’Istituto:

“Da vittime diventano carnefici. Mi addolora sentire le donne fare questi ragionamenti, perché ci dovrebbe essere una solidarietà femminile“.

Per Fiorella Mannoia: “Bisogna ripartire dalla famiglia, cercare di misurare le parole che si dicono in famiglia. La scuola può dare un grande contributo. Si dovrebbe parlare già dalle scuole elementari. Chiamiamola educazione sentimentale, chiamiamola educazione civica, chiamiamola educazione al rispetto, ma dobbiamo agire e essere coscienti e responsabili di quello che diciamo”.

 

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ANCHE PER LA MINISTRA BONETTI: “NESSUNA RAGIONE GIUSTIFICA LA VIOLENZA”

Indicazioni precise, quelle della Mannoia, che la ministra Bonetti sposa e condivide:

“L’azione politica deve creare una coscienza di Paese che arrivi a ripudiare il fenomeno della violenza. È una coscienza che chiede libertà per le donne e verità dell’utilizzo delle parole. Non c’è nessuna ragione che giustifichi la violenza. Serve un’educazione formativa collettiva e servono le azioni di concretezza che servono a prevenire e a protegger le vittime. Nel racconto di una violenza gli stereotipi anestetizzano la responsabilità. Affermare che l’uomo è capace di una violenza che non ha alcuna ragione significa affrontare un tratto difficile della nostra umanità, ma lo dobbiamo fare”.

Sul piano prettamente legislativo, lo scorso 4 novembre è stata approvata alla Camera la Legge Zan contro misoginia, omotransfobia e abilismo. A sostenerla i partiti di maggioranza e un gruppetto di deputati liberal di Forza Italia; contro invece Lega, Fratelli d’Italia e la maggioranza di Forza Italia. Adesso la Legge è passata all’esame del Senato della Repubblica per la definitiva approvazione.

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