Malesseri simulati o indotti per lo più nei bambini dai genitori per suscitare compassione ed empatia 

di Alessandra Bisanti

La sindrome di Münchhausen è una condizione psichiatrica il cui nome deriva dalla vicenda dell’omonimo barone tedesco vissuto nel XVIII secolo, passato alla storia per la tendenza a raccontare narrazioni inventate con il fine di attirare l’attenzione su di sé.

Si tratta di una malattia mentale ed anche una forma di abuso attraverso cui un genitore o un’altra persona che si prende cura del bambino, come un genitore affidatario o  adottivo, simula o addirittura provoca una malattia nel minore affidatogli per catalizzare attenzioni e simpatia su di sé.  

Il quadro sintomatologico è conosciuto anche come sindrome da dipendenza dell’ospedale. Si tratta di una patologia non facilmente identificabile, se non dal clinico esperto. Nella maggior parte dei casi, invece, è diagnosticata solo dopo aver escluso una serie di altri disturbi che potrebbero giustificare la sintomatologia riferita dal paziente.

Il caregiver, ovvero chi si prende cura del bambino, simula una malattia da cui sarebbe affetto il bambino stesso e riferisce ai medici sintomi immaginari. In alcuni casi, può persino provocare danni al bambino per farlo credere malato ed attirare compassione su di sé. Nella quasi totalità dei fenomeni il caregiver è la madre ma, in bassa percentuale, è rappresentato anche dalla figura paterna. Per confutare quanto riferito dall’adulto accudente può essere utile confrontarsi con un’altra persona vicina al minore come l’altro genitore o un parente della famiglia.

I sintomi si manifestano solitamente in presenza del caregiver; difatti, quando il bambino si allontana da lui, si attenuano o spariscono del tutto. Il soggetto affetto dovrebbe essere preso in carico da uno specialista della salute mentale, quale uno psicologo o psichiatra anche se spesso non accetta il suggerimento. La frequenza dei colloqui ed il trattamento psicoterapico successivo deve essere stabilito dallo specialista. Nei casi estremi è previsto il ricovero coatto in psichiatria.

Dott.ssa Alessandra Bisanti, Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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Crediti Foto: SHUTTERSTOCK

 


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