L’Alta Via dei Parchi è un tracciato che si snoda tra Emilia Romagna, Toscana e Marche. Ecco come, superando alcune cime dell’Appennino settentrionale, ho affrontato (sopravvivendo) il percorso che congiunge la provincia di Bologna con quella di Modena

Fratelle e sorelli d’Italia, camminatori di tutto lo “Stivale” benvenuti in questo nuovo articolo! Oggi, cari “Nerd in Viaggio”, vi porto in Emilia Romagna…

Madonna dell’Acero-Corno alle Scale

Quest’oggi ho un obbiettivo: completare il trekking “Corno alle Scale-Monte Cimone” e camminare quindi, attraverso il crinale appenninico, dalla provincia di Bologna a quella di Modena.

MADONNA DELL’ACERO (1064m)

Questo tipo di avventure, solitamente, sono caratterizzate da una persona, volenterosa e altruista, che conduce il “protagonista” del trekking nel punto iniziale del cammino. Un amic*, il/la moros* oppure un genitore che, incurante della “levataccia” e della lontananza del luogo da raggiungere, decide di accompagnare il viandante alla meta. Se così non fosse, il procedimento da seguire è il seguente: “Stazione Bologna Centrale” – treno/bus per la “Stazione Porretta Terme” (BO) – bus per Lizzano in Belvedere (BO) – bus per Madonna dell’Acero (BO). Lo so, avete pienamente ragione! Pervenire in questa “ridente località”, resa “famosa” dall’omonimo Santuario, è probabilmente la parte più complicata dell’intero viaggio.

SANTUARIO DI MADONNA DELL’ACERO

Giunto sul luogo, mi dirigo verso la struttura religiosa (costruita nel 1500) dove, secondo una leggenda, la Madonna apparve a due pastorelli salvandoli da una bufera di neve e ridonando, ad uno di loro, l’uso della parola. L’edificio rapisce per la sua austera bellezza, una costruzione alquanto rustica in grado d’incarnare, alla perfezione, la devozione popolare. Le due case adiacenti al “Santuario di Madonna dell’Acero“, la “Colonia” e “Villa Maria”, offrono ospitalità ai pellegrini sia in estate che in inverno. Un particolare molto interessante per chi desidera dividere, in più tappe, il percorso.

RIFUGIO CAVONE (1424m)

Meta successiva del trekking è il “laghetto del Cavone” dove, se sarete auto-muniti, potrete sostare il vostro mezzo approfittando dell’ampio parcheggio del luogo. La fame inizia a “impadronirsi” del mio stomaco, facendo emettere a quest’ultimo “sinfonie” a dir poco agghiaccianti. Non importa e soprattutto nessuna preoccupazione. Proprio qui, infatti, è presente un rifugio in grado, quasi certamente, di saziare il mio/vostro appetito. Decido di far colazione e ammirare per qualche minuto, seduto nel tavolino della terrazza panoramica, lo spettacolo offerto dalla Natura. Osservando il bancone del bar, non posso fare a meno di notare ottimi “farinacei” lavorati con abbondante strutto e farciti con carne magra di suino, dall’aspetto alquanto invitante (in poche parole gnocco con prosciutto crudo). Per non farmi mancare proprio niente, assaggio anche una fetta di crostata (che da queste parti corrisponde alla torta con crema e frutta) e un bicchiere di vino ros…ehm volevo dire succo di mirtilli. Noi trekker, è risaputo, curiamo molto l’idratazione.

CORNO ALLE SCALE

Attraverso un bellissimo bosco di faggi, che costeggia le sponde del lago, salgo fino alla conca glaciale del torrente “Rio Piano”. Qui, una serie di ponti in legno (che permettono di superare agevolmente il ruscello) garantisce un’ingresso scenografico nella vallata che “apre lo sguardo” sul “Corno alle Scale”: la cima più alta dell’Appennino bolognese. Giunto al cospetto del monte, valuto con attenzione le due alternative che permettono di raggiungerne la vetta “Punta Sofia“ (1945m). Una (più semplice) attraverso “l’Alpe di Corneta”, l’altra più suggestiva percorrendo i “Balzi dell’Ora“: una serie di grossi massi che compongono una parte del crinale del “Corno alle Scale” (altamente sconsigliati per chi soffre di vertigini).

Corno alle Scale – Passo della Croce Arcana

La Croce di “Punta Sofia”, falcata dopo falcata, fende sempre meno l’orizzonte alle mie spalle, fino a diventare una piccola sagoma in lontananza. Ecco “apparire”, successivamente, il ceppo che marca il “Passo dei Tre Termini” (1785m): il punto di contatto e di confine, tra le province di Bologna, Modena e Pistoia. Se facciamo un “passo indietro nella storia”, tornando ai tempi antecedenti l’Unità d’Italia, questo luogo divideva addirittura tre nazioni: lo “Stato della Chiesa”, il “Granducato di Toscana” e il “Ducato di Modena”.

LAGO SCAFFAIOLO (1775m)

Avanzo verso la prossima tappa del cammino, fino al palesarsi del famosissimo “Rifugio Duca degli Abruzzi“: il primo, della storia, costruito sull’Appennino. L’edificio sorge proprio sulle rive del “lago Scaffaiolo”. Per raggiungere la prossima destinazione, invece, percorro un sentiero di notevole importanza, l’E1. Quest’ultimo è un tracciato europeo, di circa 7000 Km, che collega Capo Nord (NORVEGIA) con la Sicilia. Io, percorrendone circa 3 km, posso dire di averlo completato “””quasi””” tutto?

PASSO DELLA CROCE ARCANA (1669m)

“Passo” dopo “passo”, ammirando gli splendidi scenari naturali, raggiungo (neanche a dirlo) il “Passo della Croce Arcana“. La tonalità “verde accesa” dei prati e il colore azzurro intenso del cielo, mi riportano (con la mente) nei fantastici territori dell’Irlanda del Nord. Il valico, situato a 1669m sul livello del mare, domina le province di Modena e Pistoia (comuni di Fanano ed Abetone Cutigliano). Qui è custodito, oltre alla ben nota Croce, un “memoriale alle vittime della Seconda Guerra Mondiale” che, onestamente parlando, racchiude un velo di tristezza particolare.

Passo della Croce Arcana – Monte Cimone

Una lunga sequenza di cime poco note, caratterizza il crinale compreso tra il “Passo della Croce Arcana” e il “Monte Cimone”. L’ambiente circostante assume, in questo settore, caratteristiche di alta montagna.

CIMA TAUFFI (1799m)

Seguo il “sentiero 00”. La sagoma del “Monte Cimone”, a Nord-Ovest, vigila il mio operato. Salgo ripidamente e rapidamente, affrontando alcune rocce esposte, lungo le pendici di “Cima Tauffi”. In ultimo la pendenza decresce e dopo qualche breve tratto in falsopiano, conquisto la vetta.

LIBRO APERTO (Monte Rotondo 1937m – Monte Belvedere 1896m)

Avete mai osservato le stelle?! No perché avete di meglio da fare?! Va beh, io ogni tanto le osservo! Sarò ignorante eh, ma risulta complicato comprendere come “puntini luminosi”, sparsi a caso nell’Universo, possano trasformarsi nella costellazione del Leone, dell’Acquario, di Orione etc etc. Forse gli antichi godevano d’intelletto e immaginazione di gran lunga superiore alla nostra! In ogni caso, prima di raggiungere il “Libro Aperto”, devo affrontare il “Passo della Morte”. Sono tranquillo, gli antichi avranno “fantasticato troppo” anche stavolta. Dalla sommità di “Cima Tauffi” il crinale scende scosceso sulla sinistra ma, imboccando il comodo sentiero, in pochi minuti riguadagno quota senza difficoltà. Inevitabile, invece, il passaggio successivo, quello che risponde al quesito posto in precedenza. Sono infatti 3/4 metri di discesa, attraverso un’esile sella in esposizione su entrambi i versanti, a caratterizzare il “Passo della Morte”. Prestando tutte le attenzioni del caso, supero quello che, a conti fatti, rappresenta uno dei tratti più impegnativi di tutto il cammino (davvero poco adatto per chi soffre di vertigini). Dopo una serie di piccoli picchi rocciosi, raggiungo finalmente la vetta principale del “Libro Aperto”: il “Monte Rotondo” (circa 3 ore di cammino dal “Passo della Croce Arcana”). Dalla cima, in direzione Sud-Ovest, osservo l’altra “pagina” del gruppo montuoso, quella situata nel territorio toscano: il “Monte Belvedere”.

MONTE CIMONE (2165m)

Le mie gambe vorticano senza sosta. Probabilmente, complici fame e stanchezza, a fatica alzo lo sguardo. Conservo e utilizzo con parsimonia l’acqua rimasta nella borraccia. Sali e scendi, scendi e sali. Raggiungo dopo circa 1 ora e 45 minuti (e non senza difficoltà) il “Cimoncino” (2118m). Visione paradisiaca! Il “Monte Cimone”, ora, è davvero vicino. Scatto qualche selfie di rito e poi mi appresto, seguendo il “sentiero 447”, a completare il mio trekking. Giungo al cospetto della stupenda statua della Madonna, dove una pietra di arenaria ricorda l’ascensione, avvenuta il 27 agosto 1726, dal Duca di Modena Francesco III. Davvero emozionante “respirare” la magia del luogo, consapevole di trovarmi sulla vetta più alta degli “Appennini settentrionali”.

LAGO DELLA NINFA (1523m)

Attraverso un sentiero impegnativo, ma assolutamente non complicato, inizio la discesa verso “Pian Cavallaro”, a quota 1869m. Da qui, un’antica strada militare asfaltata conduce, agevolmente, fino al “Lago della Ninfa”. Missione compiuta, un bus mi ricondurrà a casa.

Arrivederci al prossimo articolo!

Dal testo alle immagini, ecco il video del trekking

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