Al giro di boa si delinea più o meno il quadro del Festival di Sanremo 2022: tanti pezzi godibili con qualche guizzo. Spiccano Elisa, Dargen D’amico e La Rappresentante di Lista. Mahmood e Blanco bene ma occhio all’effetto piacione.

Siamo arrivati al giro di boa. Si inizia a delineare un quadro chiaro dopo la terza serata della trionfale (anche mercoledì si è registrato un boom di ascolti) Settantaduesima edizione del Festival della canzone italiana, in scena al Teatro Ariston di Sanremo fino a sabato 5 febbraio.

In una gradevole (anche se più lunghetta) terza serata, arricchita dalla presenza di una deliziosa Drusilla Foer, i 25 cantanti hanno per la prima volta eseguito tutti insieme i loro brani in gara, facendone emergere forze e difetti. Arrivati al terzo giorno lo possiamo dire: Amadeus ha fatto anche quest’anno un ottimo lavoro selettivo, pescando tantissime canzoni convincenti e radiofoniche con qualche guizzo di classe e alcuni perdonabili scivoloni.

Ma come sono andati gli artisti in questo day 3? Scopriamolo con i voti.

LE PAGELLE DELLLA TERZA SERATA DI SANREMO 2022

Giusy Ferreri, Miele 7+

Entriamo volontariamente in polemica con la sala stampa che, non si capisce per quale arcano motivo, ha piazzato la povera Giusy addirittura al diciannovesimo posto. Non se lo merita perché ha voluto proporre un brano estremamente catchy, distaccandosi con garbo dalle influenze estive non rinunciando a mettersi in gioco con un potenziale tormentone che, diciamocela tutta, funziona anche.

Highsnob e Hu, Abbi cura di te 7

Eravamo tutti lì, con il fucile in mano, pronti a dire peste e corna di questi due, la vera quota “Chi??” di quest’anno. E invece, malgrado il cantato in corsivo di Hu che sacrifica un po’ il senso di comprensione, il tutto risulta assolutamente godibile e ben fatto, con alcune intuizioni melodiche interessanti, tra tutte la linea della strofa della cantante. Promossi di nuovo, a pieni voti.

Fabrizio Moro, Sei tu 4+

Questo Fabrizio Moro nella variante Kekko dei Modà non ci convince per niente, vuoi per l’andamento, davvero simile ad altri episodi del nostro, vuoi per un testo ricco di descrizioni molto vicine al (fortunatamente) ex topliner italiano, tra tutte l’enigmatico verso “Sei tu che attraversi il mio ossigeno quando mi tocchi” o il passaggio a tinte forti “Prendi ancora se vuoi la mia rabbia in affitto, La distanza fra un uomo che ha vinto ed un uomo sconfitto sei tu“. Celatamente melodrammatico.

Aka7even , Perfetta così 5

La canta benissimo, è questo è l’unico lato positivo di un brano troppo chiuso nell’universo teen per poter colpire in modo significativo un over 18. In radio, nelle piattaforme, troverà il giusto spazio. Detto questo: se ne sentiva il bisogno? La risposta definitiva sabato.

Massimo Ranieri, Lettera di là dal mare 6

Tutta la potenza della voce di Massimo Ranieri sciorinata in una performance probabilmente ancora non al massimo. L’inciso, lirico ed estremamente emozionale, non trova ancora la giusta spinta nel carattere esecutivo e rimane sempre sospeso in un limbo a metà tra il bellissimo e il “meh”. Confidiamo nella serata finale

Dargen D’Amico, Dove si balla

Era già fortissimo, stasera si è superato. Splendida l’intuizione di far indossare a tutta l’orchestra gli occhiali da sole, suo tratto distintivo. Si scatena, corre in platea, manda in visibilio il pubblico con il brano più intelligente del lotto raccontando la tragica contemporaneità con ironia e sagacia. Deve ritornare ai piani alti.

Irama, Ovunque sarai

Ci accorgiamo soltanto adesso di un fattore non indifferente. A questo giro Irama sembra aver ingoiato Francesco Renga, il cui spettro si palesa soprattutto nel ritornello e in generale in tutto l’approccio. Il pezzo è difficilissimo, lui lo esegue molto bene. Come confermato da noi ieri, è una delle personalità più pericolose in ottica classifica.

Ditonellapiaga con Rettore, Chimica

Non deve essere facile per Ditonellapiaga stare vicino a quel vulcano di Rettore. Eppure sul palco le distanze, gli anni di esperienza, si azzerano. E non era un fattore scontato alla vigilia. Il brano forse rimane più gradevole da vedere come performance rispetto alla versione registrata, ma resta un bellissimo divertissement.

Michele Bravi, Inverno dei fiori 7+

Molto più in confidence rispetto alla serata inaugurale, dove era eccessivamente chiuso, Michele accoglie finalmente l’ascoltatore dentro il suo mondo fragile e sensibile, interpretando delle parole semplici ma che comunque riescono a lasciare il segno grazie alla dinamica e all’intensità. Rimane però un difetto di fondo, ovvero un eccessivo effetto di appiattimento che percorre durante tutta l’esecuzione. Ma va bene così.

Rkomi , Insuperabile 5

Lo scriveremo anche sabato e non c’è buona o cattiva performance che tenga (oggi malino). Questa a Rkomi non gliela perdoniamo. Per l’importanza del ruolo che ricopre in questa rassegna, ovvero quello di artista che ha venduto più copie nel 2021, era tassativo presentarsi al grande pubblico con un brano veramente impattante, indimenticabile. Lo ha fatto benissimo Madame lo scorso anno con quella meraviglia chiamata “Voce“. Doveva farlo anche lui invece di accontentarsi di una “semplice” hit. Peccato mortale.

Mahmood e Blanco, Brividi 8½

Accolti da un’ovazione Mahmood e Blanco, per tutti in lizza per la vittoria insieme ad Elisa, eseguono il loro pezzo in maniera eccessivamente scomposta rispetto alla prima serata. La sensazione è che si stiano spingendo molto, oltre che sulla potenza della canzone, anche sulla loro gigantesca potenza virale sul web. Oggi in particolare sembrava tutto studiato per poter essere immortalati nella gif perfetta, con Blanco che non si è letteralmente mai stato fermo, sedendosi due volte negli scalini, appoggiandosi sul pianoforte, strattonando il collega. Attenzione che essere così tanto piacioni alla lunga non paga (forse). Canzone, comunque, ottima.

Gianni Morandi, Apri tutte le porte 6+

6 politico al Gianni Nazionale, oggi meno ingessato e più sbarazzino. Del brano, però, continua a rimanere poco e nulla se non di un’operazione very funny un po’ fine a se stessa. Ma il pubblico ha apprezzato tantissimo. Sarà un problema nostro?

Tananai, Sesso occasionale 5+

Il pezzo non sarebbe neanche male e basta ascoltare la versione registrata per accorgersi che, forse, fuori dall’Ariston, Tananai troverà la sua fortuna. Purtroppo all’interno ormai la strada è sbarrata, complice una resa dal vivo davvero insufficiente per un contesto dove, malgrado qualche problemino qui e lì, tutti hanno portato a casa la pagnotta. Ma c’è una nota positiva. Tra il microfono poco funzionante, la camera appannata a causa di un bel bacio stampato, la giacca messa alla carlona nell’asta del microfono, Amadeus che si impappina storpiando il nome della canzone dando al cantante dei fiori indirizzandoli in realtà alla sua fidanzata, si è sfociati nel situazionismo puro. E a noi il situazionismo piace.

Elisa, O forse sei tu 9½

La canzone perfetta. L’Elisa dei tempi migliori, quella per intenderci di metà anni dieci, è riemersa catalizzando l’attenzione di tutti grazie a un meraviglioso brano in crescendo che trova la meraviglia in uno special semplicissimo ma di straordinario effetto melodico. A rafforzare il tutto ci pensa il coro, molto più forte ed efficace nella versione dal vivo. Se paragonata a Mahmood e Blanco, non c’è storia. Ma Sanremo è Sanremo per mille motivi, anche per i più imprevedibili.

La Rappresentante di Lista, Ciao ciao 8

Il look pazzesco (firmato Moschino) fa capire con molta più immediatezza in senso apocalittico del brano, studiato in ogni minimo dettaglio e, di fatto, diventato già tormentone. Due giorni fa accennavamo alla scelta del duo siciliano di proporre un pezzo così tanto aperto schiacciando l’occhiolino a tutti con tanto di ballettino e mossettine. Mettiamo da parte questo discorso limitandoci a sottolineare l’oggettiva perfezione di tutto, dalla canzone stessa, alla messa in scena, al pacchetto completo. Ci vediamo sul podio, malgrado il televoto. Ciao Ciao.

Iva Zanicchi, Voglio amarti 7

Tornando ai voti della stampa dei primi due giorni, non è propriamente chiaro il motivo per cui Iva Zanicchi, rispetto ai suoi colleghi classic, sia stata così poco rispettata venendo relegata in ventesima piazza. Ok, il pezzo è antico, come antico era quello di Orietta Berti l’anno scorso. Quindi dove sta la differenza? Un rendimento inferiore in termine di meme offerti? Ad ogni modo, anche stasera l’aquila di Ligonchio fa il suo dovere, cantando benissimo e mandando tutti a scuola di interpretazione.

Achille Lauro, Domenica 5

Il colpo di scena stavolta è tricologico. Lauro si presenta con il capello tipico del cattivo ragazzo che viene dalla Sicilia orientale, apparentemente esegue una performance senza orpelli salvo nella coda, con il coro gospel a cappella, dove accenna a uno spogliarello con tanto di minaccia di tirare fuori i beni di famiglia. Bizzarro che siano più interessanti questi particolari che la canzone stessa.

Matteo Romano, Virale 6

Fa il suo, in modo calibrato e tutto sommato elegante. Tra i pezzi a tinte teen si difende magistralmente. C’è ancora tantissima strada da fare per questo ragazzo che deve in modo lungimirante pensare anche a un mercato fuori dalla piattaforma tik-tok. Chiaramente c’è tempo, ma a rimanere ingabbiati nell’universo dei ragazzini per sempre è un attimo.

Ana Mena , Duecentomila ore 6

La più massacrata di tutti, in realtà senza particolari motivi. Non ci sembra che la nostra si sia mai lanciata in chissà quali pezzi impegnati, visto che probabilmente l’unica roba impegnata per cui è conosciuta ha a che fare con la spiaggia, la playa, il calor, i cocktail e amori stivi. “Duecentomila ore” è dunque orribile ma perfettamente coerente con il suo repertorio, e in fondo la canticchiamo un po’ tutti malgrado l’indignazione per la somiglianza con “Amandoti“.

Sangiovanni,  Farfalle 6½

Pare che oggi tutti i tatuatori d’Italia siano andati in over booking, sommersi da richieste di under 16 pronte a iniettarsi l’inchiostro con gli aghi con farfalline di vario tipo, dalle piccoline a quelle enormi e dolorose sul collo, tutto grazie a Sangio. D’altronde, i teen idol questo fanno. E Sangiovanni è il teen idol che non delude le aspettative di chi lo segue, destreggiandosi anche bene sul palcoscenico. La challenge da qui fino a sabato sarà quella di resistere alla tentazione non dire “palle” al posto di “pelle” dopo “Non volano farfalle” a ogni ritornello.

Emma con Francesca Michielin, Ogni volta è così 1000000000+

Anche questa volta il duetto tra Emma e la Maestra Michielin funziona alla perfezione, preparando il grande salto per la serata dei duetti dove la direttrice canterà anche. Il brano della salentina è la summa di tutti i suoi pezzi più powerful e ovviamente rende meglio perché sul podio c’è la nuova Vitezslava Kapràlovà, oggi ripresa con ben sei stacchi. Emma avrebbe meritato un dignitoso 7+, ma il senso paraculo di tutta la faccenda non può che valere 100000000+, un voto sincero come sincera è stata questa operazione.

Yuman, Ora e qui 5

Confermiamo quanto detto nella sera d’apertura: questo pezzo è troppo poco per una voce così importante come quella di Yuman, artista dal potenziale enorme che comincerà la sua carriera tra i grandi proprio questa settimana. Il suo percorso è appena iniziato e serve qualcosa di più svecchiato, sempre rispettando chiaramente la tradizione soul. L’orario di esecuzione non ha aiutato nella seconda fruizione.

Le Vibrazioni, Tantissimo 6+

Un brano che ha del già sentito un po’ in tutte le sue parti, a cominciare dal riff di synth alla Muse, ma che si salva in corner nell’inciso, gradevole e con un buon hook. Alla seconda, e a notte fonda, sta nel limbo.

Giovanni Truppi, Tuo padre, mia madre, Lucia 9+

La sorpresa di questo Festival. Malgrado le dicerie di alcuni maligni, Giovanni Truppi sta affrontando il primo festival della carriera non tradendo di un centimetro la propria cifra stilistica, creando un vero e proprio racconto visivo grazie a una capacità evocativa pari a nessun altro in gara. Il verso più bello? “E anche se a volte litighiamo solo per la paura di metterci a letto, lo so che per quello che vogliamo fare noi 1% è amore e tutto il resto è stringere i denti“.

Noemi , Ti amo non lo so dire 7

Noemi ha sempre l’arte di incasinare sempre un po’ tutto; ed è un peccato, specie in un brano molto interessante come questo, molto ricco dal punto di vista strumentale e logorroico a livello testuale. Si sente un miglioramento rispetto al debutto anche se ancora la dimensione live non rende particolarmente giustizia alla pagina di musica. Se volete farvi un’idea più definita correte ad ascoltare la versione registrata.

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Crediti Foto: RAI


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