Una terza serata a dir poco allucinante quella dedicata alle Cover. Una prima parte da film horror americano di serie b, la seconda di  grande bellezza. Un enigma che non risolveremo

Pochi giorni fa ilfattoquotidiano.it ha intercettato una gola profonda dell’orchestra di Sanremo 2021 che, in tempi non sospetti, ha lanciato un monito, dicendo: “Le cover? Sono terribili“. Pensavamo fosse il classico J’accuse del musicista di turno innamorato del “Pierrot Lunaire” di Arnold Franz Walther Schönberg. Invece, ascoltando tutte le 26 proposte della terza serata del Festival dobbiamo dire che, in parte, aveva ragione, soprattutto per tutta la prima metà della trasmissione, dove è andata in scena una vera e propria mattanza, tra scelte scellerate e improponibili, performance pacchiane e tanti punti interrogativi. I passaggi più belli arrivano soltanto a notte fonda, quando grande parte del pubblico, sicuramente indignato, è andato già a dormire. Misteri della fede (e della scaletta). Passiamo ai voti.

Noemi con Neffa, Prima di andare via 5

Neffa, che ringrazieremo sempre e comunque di esistere, entra fin troppo nei panni dell’ospite e si comporta come l’attempato straniero un po’ rimbambito che ondeggia attorno alla cantante in gara. Noemi accenna un taglio più black, le riesce più o meno bene, ma la resa è scialba.

Fulminacci con Valerio Lundini e Roy Paci, Penso positivo 7

Hai capito Fulminacci. Abbandona la chitarra e si lancia in un’inedita prova batteria e voce, poi un po’ come fece Morgan con i Bluvertigo nel 2001, si alza e si porta al centro della palco sfoderando un ottima presenza scenica cavalcando il funky impazzito del super classico di Jovanotti con le belle incursioni di tromba di Roy Paci e un apporto intelligente del comico Lundini, che disegna la mappa del mondo giocando con il bridge del brano. Tra i migliori, senza ombra di dubbio.

Francesco Renga con Casadilego, Una ragione di più 4

Uno strazio, pochissima amalgama tra il cantante e la vincitrice di X Factor per un pezzo troppo impegnativo. La voce non manca, a nessuno dei due in realtà, ma paradossalmente sembrava la prima prova, quella venuta malino che ti fa capire cosa correggere e cosa no. Stylist di Casalego da portare in questura, ma questa è un’altra storia.

Extraliscio feat Davide Toffolo con Peter Pichler, Medley Rosamunda 7

La musica balcanica ci ha rotto i coglioni, è bella e tutto quanto ma alla lunga rompe i coglioni“, diceva il saggio; ma ci sono le eccezioni, anche se preferiamo certamente l’episodio in gara. Ma loro si divertono come i pazzi, il leader si fa roteare la sua chitarra sulle parti basse, portano sul palco un Trautonium e una danza in via di estinzione, la polka chinata, e questo li rende estremamente autentici.

Fasma con Nesli, La fine 5

Nel racconto popolare non tutti, a distanza di anni, hanno ancora afferrato che “La Fine” è in realtà di Nesli e non di Tiziano Ferro: la scelta di optare per un arrangiamento che ricorda proprio la cover del cantante di Latina non sembra quindi tra le più furbe. Fasma la sente sicuramente molto e, problema tecnico a parte, la affronta con garbo. La resa tra la voce naturale e quella effettata non è particolarmente efficace. Per il racconto popolare, “La fine” resterà quindi un pezzo di Tiziano. Stranezze.

Bugo con Pinguini Tattici Nucleari, Un’avventura 3

Festa delle medie modalità on. Tutto troppo improvvisato e raffazzonato per risultare un minimo credibile. Battisti come i Coldplay è l’intuizione di cui potevamo fare a meno. Così come di quegli accordini in più buttati, così, a caso nel marasma del caso.

Francesca Michielin e Fedez, Medley “E allora felicità” 3-

Comincia benissimo con “Dal Verde” di Calcutta, e tutto sembra andare per il verso giusto, poi quando sei lì, sul divano, pronto a urlare: “Ti comprerò i miei soldi per venirti a trovare” parte un baracconata stile Ciao 2020 incomprensibile e inspiegabile: si passa da “Le cose che abbiamo in comune“, a una “Felicità” (di Albano, non di Dalla, sempre per parlare di canzoni d’autore)  interpretata con espressione seria (che originalità) con un intervento di “Non Amarmi” e “Fiumi di parole“. Volevano ricreare (forse) quanto fatto l’anno scorso dai Pinguini Tattici Nuclelari, che a loro volta volevano rifarsi agli Elii. La domanda è una sola: perché?

Irama, Cyrano S.V

Non è una provocazione, tutt’altro. Irama ha scelto una canzone molto coraggiosa, di struggente bellezza;  nel video delle prove generali si vede chiaramente che non è troppo concentrato sul pezzo ma da altre cose come luci, inquadrature, audio e mille altri tecnicismi. Lo valuteremo quando potrà eseguirla live, speriamo il più presto possibile.

Måneskin con Manuel Agnelli, Amandoti 9

Dopo un filotto di performance agghiaccianti ci pensano i Måneskin ad alzare l’asticella, accompagnati da Manuel Agnelli, con una performance bella in quanto, sia lodato il creatore, pensata, studiata, ben arrangiata, sentita e ben eseguita. La band apparecchia la tavola, Il leader degli Afterhours fa il resto. Divino.

Random con The Kolors, Ragazzo fortunato 2

Ci mancava il televisore, la Playstation e dei simpatici joystick a forma di microfono. Ebbene sì, una maldestra partita di singstar iniziata già malissimo. E il funky dei The Kolors passa in secondo piano.

Willie Peyote con Samuele Bersani, Giudizi Universali 5½

Bersani dà intensità, Willie, vuoi per l’emozione, vuoi per un pizzico di inesperienza, la toglie e l’effetto è fin troppo appiattito. Resta comunque un grande momento emozionale, purtroppo non espresso al massimo delle possibilità. Peccato.

Orietta Berti con Le Deva, Io che amo solo te 6

Nostra Signora dei Meme e delle medusone in questo contesto fa la sua porca figura interpretando il bel classico di Sergio Endrigo con un approccio elegante che sa di antico, ma di antico buono. Al suo supporto le Deva, più giovani solo all’anagrafe. Rispetto al resto è avanguardia, è sogno, è lucida follia.

Gio Evan con The Voice Senior, Gli anni 3

Inizio epico con tutti i Signori finalisti di The Voice Senior. Il poeta dei social tanto amato dall’ex di Matteo Salvini, come un nipotino, li ascolta e canta seduto in posizione da indiano. Alcuni dei Signori coinvolti, negli anni del “Grande Real” e di “Happy Days” erano già bisnonni, e questo spiega chiaramente quanta sia riuscita questa performance per niente forzata.

Ghemon con I Neri Per Caso, Medley “L’essere infinito” 8

Eccolo l’effetto nostalgia fatto bene. Delizioso revival che ci fa riassaporare i favolosi anni Novanta, con eleganza, stile e tanta, tantissima bravura. Spensieratezza e gusto nella prima parte a cappella con “Le ragazze” e “Donne“. E che bomba l’attacco dell’orchestra in quella meraviglia chiamata “Acqua e sapone“. Una panacea, un miraggio in una serata che finalmente sta risalendo la china dopo essere sprofondata nell’abisso.

La Rappresentante Di Lista con Donatella Rettore, Splendido Splendente 8+

Cantano la loro musa da cui sono discendenti, Donatella Rettore, proponendo una versione di “Splendido splendente” queer pop rispettosissima e, come al solito, originale e fresca. L’ospite entra, ed è una mossa molto intelligente, solo alla fine, come fanno le vere star. Riuscita.

Arisa con Michele Bravi, Quando 6

Performance sufficiente per due cantanti emozionati, un po’ persi nel suono retrò dell’orchestra: un tipo di arrangiamento più asciutto forse avrebbe messo più in risalto i due bellissimi timbri vocali molto diversi tra loro. Manca il guizzo ma si lascia ascoltare.

Madame, Prisencolinensinainciusol 9+

Citazione coltissima per questa diciannovenne che altro non è che uno spettacolo della natura. Madame rimette in scena lo stesso allestimento usato da Celentano nella trasmissione Formula 2 riadottandolo ai nostri tempi con DAD e banchi rotelle della premiata ditta Arcuri-Azzolina. Il messaggio è chiaro e potentissimo. Si mangia il palco come se avesse alle spalle 20 anni di esperienza. Quando si dice la parola “talento” non a caso.

Lo stato Sociale con Emanuela Fanelli e Francesco Pannofino, Non è per sempre 8½

Non c’è niente che sia per sempre. E i lavoratori dello spettacolo, come tanti altri lavoratori e come tutti noi, lo abbiamo capito in questi infernali 12 mesi. Il momento finale, corale, recitato, con la mappatura dei Teatri e dei Cinema chiusi rimarrà scolpito nella nostra memoria per sempre. Sperando di uscirne davvero.

Annalisa con Federico Poggipollini, La musica è finita

Tecnicamente impeccabile ma, leitmotive, della Nostra, l’approccio rimane nonostante i vistosi i miglioramenti ancora lievemente tiepido, soprattutto con questo capolavoro di canzone, comunque ben ornato dalla chitarra di PoggiPollini. Un plus per il finale quasi onirico. Annalisa c’è. E in ottica gara è pericolosissima.

Gaia con Lous and the Yakuza, Mi sono innamorato di te

Versione rispettosa, raffinata, intima, sussurrata. Le due voci, tra italiano e francese, si incontrano nel finale, quasi in punta di piedi. Manca però il tormento, lo struggimento, ingrediente principale del cult del cantautore genovese. Ma l’affinità tra le due è notevole.

Colapesce & Dimartino, Povera Patria 9

Lanciano l’asso nella manica i due cantautori siciliani: la loro “Povera patria” è bellissima, preziosa, trascinante e, aspetto non banale, supportata dall’orchestrazione più bella e riuscita delle ultime edizioni (anche se incredibilmente l’orchestra li posizionerà bassi in classifica). Le stonature, le imperfezioni, ci sono state ma non valgono niente. Non è una gara di canto, è una gara di canzoni: è dare il senso alle parole che è fondamentale, e qui è arrivato. Il cameo (registrato) di Franco Battiato è la ciliegina sulla torta.

Coma_Cose con Alberto Radius e Mamakass, Il mio canto libero 5

Strada lineare e pulita con Alberto Radius che dà più senso a tutto. Come nel caso del brano in gara, appaiono però molto deboli sia tecnicamente (ma come abbiamo visto non è un problema) che emotivamente, cosa più grave.

Malika Ayane, Insieme a te non ci sto più 6

Una Malika di maniera avvolge l’ascoltatore con un pezzo che sente particolarmente suo visto che Caterina Caselli è proprio colei che l’ha scoperta: sul palco la solita classe e la solita eleganza. Si ascolta sognanti.

Max Gazzè con Daniele Silvestri e Magical Mistery Band, Del mondo 9½

Che tristezza ascoltare un’interpretazione così struggente all’1:40 di notte, ore e ore dopo performance allucinanti e talvolta ridicole. Max Gazzè e Daniele Silvestri omaggiano il Consorzio Suonatori Indipendenti con un ritmo ipnotico, magnetico e piccoli lampi di dissonanza tra il parlato e il sussurrato. Ma quanta meraviglia.

Ermal Meta con Napoli Mandolin Orchestra, Caruso 9½

Calibratissimo e ispiratissimo, un Ermal Meta in stato di grazia riesce a rileggere a modo suo un classico fino all’1:50 di (ormai) venerdì 5 maggio 2021, intoccabile. E dà sfoggio del sacro, splendente, sacrosanto utilizzo della dinamica. Il tappeto di mandolini, invece di creare un effetto filo folcloristico, rendono ancora più appassionato e malinconico un pezzo di storia della nostro repertorio. Vittoria meritata.

Aiello con Vegas Jones, Gianna 7

Aiello è indubbiamente il cantante più divisivo di questa edizione del Festival, o si ama o si odia. A questo giro, oltre le due di notte, sciorina una “Gianna” di Rino Gaetano dirty, sporca e incentrata sul lato più viscerale e carnale. “Un mondo diverso ma fatto di sesso“, sì ma di Sesso ibuprofene. A prescindere dalle battute e dai meme, rimarrà uno dei protagonisti assoluti di quest’anno.

Foto: LaPresse

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