La fase finale della quattordicesima edizione di X Factor, cominciata giovedì 29 ottobre su Sky Uno, è stata inaugurata con una nuova formula. Per la prima volta nella storia del format infatti tutti e dodici i concorrenti – quest’anno alla corte di Manuel Agnelli (gruppi), Emma (under uomini), Mika (over) e Hell Raton (under donne) – hanno eseguito, in occasione della puntata d’apertura, il loro brano inedito, inserito poi nell’X Factor Mixtape 2020, album pubblicato in tutte le piattaforme e store digitali il 30 ottobre per Sony Music.

Un’inversione di tendenza interessante, che aiuterà a individuare, un po’ come accade da ormai diverso tempo per il talent rivale “Amici“, gli artisti più forti e quelli più deboli, oltre che consentire, probabilmente, più passaggi televisivi dei rispettivi pezzi rispetto al passato. Una scelta che ha comunque il sapore dell’azzardo, considerata la qualità generale della proposta che, anche se effettivamente superiore a quelle degli precedenti, certamente non colpisce per originalità, oltre che aprire in alcuni casi seri dubbi sull’effettiva risonanza in termini di vendite-streaming. Ecco le nostre pagelle.

BLIND, CUORE NERO 6 ½

Blind Rappresenta l’attualità nell’hip hop italiano, quello per intenderci discendente dalla lezione di Bloody Vinyl. Frenetik&Orange cuciono perfettamente le strofe del giovane rapper, confezionando un pezzo che si arricchisce sempre di più da un punto di vista strumentale, pur mantenendo un asset prettamente minimale. Il brano, per sua conformità, colpisce il cuore delle ragazzine e vola in radio. Nulla di nuovo, ma funziona.

MYDRAMA, CORNICI BIANCHE 7

Quella di Mydrama è per dispersione la voce più interessante di questa edizione: scura, calda, flessibile e straordinariamente riconoscibile. Nel pezzo in questione una strofa intrigante e ben costruita su un beat non semplice di Young Miles si perde in un ritornello aperto che a primo impatto sembra debole, salvo poi riprendersi nell’efficace outro, cantata a tonalità più bassa, che mette a posto le cose.

MELANCHOLIA, LEON 7

Siamo davanti al gruppo migliore della storia di X Factor, eguagliabili per bravura solo ai più concettuali Bowland. “Leon” dei Melancholia sembra un pezzo di un’alternative band britannica, fattore che è allo stesso tempo un pregio e un terrificante difetto. Pur rimanendo di sasso per le incredibili doti vocali della frontgirl, ci si interroga sull’effettiva risposta in termini di mercato del pubblico nostrano. Una soluzione, accattivante, sarebbe sentirli in italiano. Succederà? Speriamo di sì

VERGO, BOMBA 7

Ormai da qualche tempo a questa parte gli over sono diventati una categoria complessa da gestire: in questo senso Mika sembra aver fatto la scelta giusta, optando, eccezion fatte per Eda Marì, per due scommesse.  Con”BombaVergo sorprende per la sua originalità caricatissima e volutamente overline mantenendo un ritmo di iper trend come il raggeton; un pezzo divisivo: o lo ami, o lo odi, caratteristica presente solo nelle canzoni, di fatto, vincenti.

CMQMARTINA, SERPRENTE 5-

Un mistero. Chi ha ascoltato il sorprendente album d’esordio di cmqmartina converrà con un dato: tutte le tracce del disco erano più forti di questa “Serpente. Un brano poco ispirato, ornato da un ritornello che sarebbe calzato perfettamente ad una Annalisa ma che appare lontano anni luce dalla cifra stilistica della nostra: perché voler cassare la peculiarità principale della cantautrice, quella di saper realizzare brani pop sapientemente a cassa dritta, sacrificandola, di fatto, con un episodio mediocre?

BLUE PHELIX, SOUTH DAKOTA 6

Si è detto pesta e corna di questa canzone di Blue Phelix che schiaccia l’occhio, evidentemente, alle atmosfere de “Rise like a phoenix” di Conchita Wurst o ai brani più riusciti di Lana Del Rey. Sarà barocco, per carità, ma è coerente con la personalità sfoggiata dal cantante fino a questo momento; anche in questo caso la collocazione discografica lascia qualche dubbio, ma “South Dakota” è nettamente superiore al 70% degli inediti presentati da tredici edizioni a questa parte.

MANITOBA, LA DOMENICA

Se Blind rappresenta l’attualità dell’hip hop italiano, i Manitoba esprimono chiaramente lo stato dell’arte del territorio indie nostrano, con tutte gli aspetti stucchevoli del caso, compreso l’ormai inflazionato paragone con la cucina, in questo caso scomodando, tenetevi forte, “Il sugo della nonna“: il ritornello tutto sommato si difende in un pezzo che si lascia fluttuare nel mare della casualità, tipico delle canzoni di questo genere, ma senza l’appeal che contraddistingue i capitoli più riusciti.

EDA MARÌ, MALE 6+

Non è un pezzo perfetto quello di Eda Marì. Si appoggia in un semi rappato eseguito tutt’altro che bene anche se ben camuffato nella versione definitiva. Ma nella sua totale artigianalità ha qualcosa che colpisce: dal ritornello ipnotico e martellante al bridge tensivo che mette in risalto un timbro non banale. Per il futuro avrà bisogno di aiuto in fase di scrittura.

CASADILEGO, VITTORIA

Teen lover. L’investimento più grande del lotto: Casadilego ha abbandonato il repertorio internazionale sposando in toto una canzone in italiano (finalmente) che farà letteralmente sognare i i teenager, scritta rasentando la perfezione e cantata con eleganza e in modo calibrato; siamo a un livello palesemente più alto rispetto al resto, non a caso c’è lo zampino di Mara Sattei e di Dj Slait, numero uno in Machete. Delizioso il ponte, ottimo il ritornello silenzioso con quel “rataratara” in diminuendo. “Vittoria“, pezzo che parla di una ragazza madre, è l’unico brano tra i dodici che non ha un momento calante, anzi, è un bel crescendo. Il migliore.

N.A.I.P, ATTENTI AL LOOP

Al contrario di quello che vogliono farci credere, quanto proposto da N.A.I.P non è nulla di nuovo. Basta ascoltare la prima produzione di IOSONOUNCANE per capire. Tuttavia “Attenti al loop” è l’unica canzone con un contenuto vero, seppur piacionissimo (non fatevi ingannare dalle apparenze): volutamente disturbante, il cantautore illustra il modo di vivere di oggi, tra l’incubo di ascolto nelle piattaforme streaming  e l’isteria digitale. Manuel Agnelli ha scomodato, in modo inopportuno, addirittura le avanguardie del Novecento in fase di commento. Ma al solo ascolto la canzone rende meno della metà rispetto alla visione della performance. E no, non è un buon segno. Ma il cantautore potrebbe stupire se spogliato da questa follia (sapientemente costruita).

SANTI, BONSAI 4

Non è Gazzelle, non è Tommaso Paradiso, non è Carl Brave: Santi, al momento, sembra una miscela andata a male dell’itpop italiano. Se prima alle audition i ragazzini si presentavano cantando Ed Sheeran, oggi lo fanno copiando male Calcutta. Forse, si stava meglio prima. Necessita di una direzione diversa, o quantomeno, più personale.

LITTLE PIECE OF MARMELADE, ONE CUP OF HAPPINESS S.V.

Giudicare i LPOM è letteralmente impossibile: troppo distanti dalla sfera del programma, così come il pezzo che riesce più nelle belle sonorità Garage-Psichedeliche-Crossover che nella sua struttura in sé. Sono loro i veri outsider (altro che N.A.I.P) di questo X Factor. Da loro non ci si aspetta granché se non del sano, vecchio, classico macello. Il sogno? Una chitarra spaccata, una serenissima mandata a fanculo seria, insomma: qualcosa di veramente dissacrante.

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