VALENTINA GIOVAGNINI

Creatura nuda

 (D.People/Virgin, 2002)

Tutto scorre, tutto cambia, ma l’amore resta. L’amore per chi abbiamo amato e ameremo per sempre, anche se fisicamente non è più presente. C’è qualcosa che va oltre e ci unisce a chi, ad un certo punto, termina il suo viaggio terreno per iniziarne un altro in una dimensione diversa. Il 6 aprile 1980 a Pozzo della Chiana nasce Valentina Giovagnini. Impossibile dimenticarsene. Ci sono delle date che restano impresse e, ogni volta che arrivano, portano con sé la stessa domanda: “Chissà come sarebbe stato se lei ci fosse ancora?”. Bellissimo, indubbiamente. Poi però interviene la ragione, quella del cuore – cara al filosofo Blaise Pascal – che trasforma ancor di più un’assenza in presenza. Valentina c’è, è ancora qui. La sua voce, le sue canzoni, la sua anima non moriranno mai. “Io sono in volo, sono libera, non ho confini intorno a me… sono un pensiero, sono musica” – canta profeticamente in una sua canzone. Ed è proprio così, non è solo immaginazione. Quando è apparsa sul palco dell’Ariston in quel Festival di Sanremo 2002 interpretando Il passo silenzioso della neve, nello splendore della sua essenza, in moltissimi hanno gridato al miracolo. Tutti, pubblico e giuria, incantati dal suo carisma e dalla sua personalità, tanto da considerarla subito un’artista con la A maiuscola. Qualcuno non ha compreso cotanta bellezza (non a tutti è concessa questa facoltà, sic!) e – come scrive Eddy Anselmi – «non riesce a vincere per un’inezia dopo un arrivo in volata raro da vedere a Sanremo», conquistando il secondo posto e il premio per il “miglior arrangiamento”. La canzone, scritta da Davide Pinelli e Vincenzo Incenzo, dalle atmosfere celtiche e caratterizzata dal suono della cornamusa, resta una gemma fulgida, tra le più intense presentate da un emergente al Festival.

La vittoria sfiorata è stata ricompensata dall’ottimo risultato del suo primo album, Creatura nuda, pubblicato poco dopo la fine della kermesse e premiato durante la trasmissione televisiva Sanremo Top quale “disco più venduto” tra i giovani. Riascoltandolo, tutto d’un fiato, se ne resta nuovamente rapiti, come se ogni volta fosse la prima volta. Dalla traccia d’apertura, la suggestiva Senza origine, è un susseguirsi in crescendo d’atmosfere e d’emozioni ancora oggi – dopo diciotto anni – così vivide, uniche e inarrivabili, riversate copiosamente in Metamorfosi, Mi fai vivere, Il trono dei pazzi, La formula, Dovevo dire di no (Il traffico dei sensi) e la stessa title track, raggiungendo picchi altissimi nella splendida Libera e nell’inestinguibile Il passo silenzioso della neve. A completare il disco ci sono la strumentale Accarezzando a piedi nudi l’erba delle colline di Donegal, un adattamento del madrigale di Cipriano De Rore Anchor che col partir del 1550 e una breve (poco più che un minuto) versione allemanda di Senza origine. L’album, prodotto da Davide Pinelli, è interamente scritto da quest’ultimo insieme a Vincenzo Incenzo con la partecipazione della stessa Valentina in Libera e Il trono dei pazzi, presente anche in veste di musicista nel suonare il whistle.

Esordio promettente che purtroppo non troverà seguito. Nonostante i brani inviati alla commissione del Festival nel 2003 (L’amore non ha fine), 2004 (L’attesa infinita), 2005 (Inimmaginabile) e 2008 (Sonnambula), Valentina non riuscirà più a calcare il palco che ha rivelato la sua stella. Non si perderà d’animo. La musica, la sua musica, continuerà anche senza Sanremo tra concerti, nuovi progetti discografici e l’insegnamento del canto. La storia è poi andata in modo diverso. A inizio 2009, in un freddo giorno di gennaio, precisamente il 2, Valentina perde la vita in un incidente stradale a soli 28 anni. Incredulità, impotenza, rabbia. Non può finire tutto così. Vincenzo Incenzo si impegna fortemente con la sua etichetta discografica, Verba Manent, a pubblicare qualche mese dopo il disco postumo L’amore non ha fine, composto da dodici brani tra cui tre degli scartati a Sanremo più due ghost tracks, Hallelujah di Leonard Cohen e Over The Rainbow di Judy Garland. Lo stesso Incenzo è autore del libro Valentina Giovagnini – Tra Vita e Sogno, edito da Zona nel 2012. I fratelli Benedetta e Giacomo, insieme ai genitori Maura e Giovanni, fondano la Valentina Giovagnini Onlus a sostegno di progetti di beneficenza e danno vita a Pozzo della Chiana a un premio in sua memoria che valorizzi giovani talenti. All’evento, giunto ormai all’undicesima edizione, possono partecipare solisti, duo e gruppi con canzoni inedite. Nel corso degli anni tanti importanti artisti hanno omaggiato Valentina con la loro presenza: Serena Autieri, Mietta, Mario Venuti, Paolo Vallesi, Simone Cristicchi, L’Aura, Pierdavide Carone e altri ancora. L’eredità lasciata da Valentina non finirà mai come la sua passione per la vita, per la musica, per la bellezza. «Io parlo sempre con lei, la sento crescere di età – sono le toccanti parole di Incenzo – oggi è una donna meravigliosa, è l’artista che tutti aspettiamo».

Discografia

  • 2002. Creatura nuda (D. People/Virgin)
  • 2009. L’amore non ha fine (Verba Manent/Edel)

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