Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi fatte circolare dagli stessi artisti sui loro profili Instagram, esce il feat… ed è oggettivamente riuscito.

MOONLIGHT POPOLARE | LA RECENSIONE

Quando Mahmood e Massimo Pericolo hanno lasciato filtrare l’indiscrezione di una possibile collaborazione in molti erano scettici. Cosa potevano partorire i due? Qualcuno aveva pensato ad un’operazione marketing per creare hype su altri brani in uscita, altri ad un semplice scherzo. Ieri, 15 maggio, esce il brano e ci piace non poco… vediamo il perché.

IL LYRIC VIDEO DI “MOONLIGHT POPOLARE”, IL NUOVO SINGOLO DI MAHMOOD & MASSIMO PERICOLO

Prima di iniziare l’analisi vera e propria, riportiamo il testo che vale la pena di leggere più di una volta.

TESTO

Parli della vita tua
Come fosse scritta sulle pagine del Corano
Proprio io come te
Non vengo da Bel Air, ma son nato qua
Chiedi agli amici tuoi che ho pagato
Che ho fatto di strano per esser passato
Dalla chiesetta alla Top 10
Senza cappottabile né papà
Madri gridano in coro
Sole fuori dai penitenziari
Padri senza lavoro Cercan life ai domiciliari
Però se guardi in alto da sto giardino
La luna sembra uno zaffiro perso nel buio
Sui tetti la moonlight
Brilla come Shangai
La vedi pure tu
Da sto quartiere in su My God, my God, my God
E più la guardi più vien da pregare My God, my God, my God
La luna da una casa popolare
La luna da una casa popolare
La luna da una casa popolare
Bella, fra’, metti Google Maps
Vola via dalla tua città
Polizia anti-trap Santa Maria piena di crack
In zona sono più famoso di Drake
Se la mia vita è un film, la tua è il remake
Ho una marcia in più perché la nuova auto ne ha sei
C’ho più soldi dei miei, fanculo a tutti sti fake
E mi hanno detto avrei perso la testa
Ma con le canne ho bruciato solo la felpa
È cambiato tutto tranne me (Yeah-yeah)
Cambiato tutto tranne me (Yeah-yeah)
Te lo leggo in faccia che ci assomigliamo
Siamo sempre in guardia come chi fa boxe
Se sei normale ti guardano strano
Ma farò i milioni come “Polo Nord”
Ci hanno detto chiedi e ti sarà dato
Ma non che più dai e più ti chiedono L’unica luce nel buio è uno sparo
Ma non sei l’unico che c’ha una Glock
Sui tetti la moonlight Brilla come Shangai
La vedi pure tu Da sto quartiere in su My God, my God, my God
E più la guardi più vien da pregare My God, my God, my God
La luna da una casa popolare
La luna da una casa popolare
La luna da una casa popolare
Che schifo lavorare, frate’, o rappo o spaccio
Faccio la manicure così mi gratto il cazzo
Mi son fatto il gabbio, tu ti sei fatto il mazzo
Ma di fatto tutti e due c’abbiamo in mano un cazzo
Se ti chiedono che farai da grande
Rispondi: mi basterà avere le palle di
Fare giuste scelte se sbagli posti e gente
Più che Grammy, ti sentirò da un call center My God, my God, my God
E più la guardi, più vien da pregare My God, my God, my God
La luna da una casa popolare
La luna da una casa popolare
La luna da una casa popolare

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La prima sorpresa è la base: elettro pop di marca anni ’80 simile a quanto proposto da un deus ex machina della trap italiana di qualità come The Night Skinny. L’uso dell’autotune invece di infastidire, qui è perfettamente funzionale al mood della base: elettro cupa a cui il filtraggio della voce dona quel quid di alienazione e distanziamento dalla schifo della realtà descritta che aumenta il senso di spaesamento. Se vogliamo cercare qualcosa di simile prodotto recentemente in Italia, si deve guardare a un piccolo gioiello come “Arturo” di Side Baby, e all’elettro blues straziante presente in “Burn” di Luchè.

Se la base ci ha stupito non poco per qualità e capacità di creare un mood alienante (mood più nelle corde dell’emo-drill di Massimo Pericolo che dell’arab pop di Mahmood) le barre sono ancora meglio. La base testuale è quella della celeberrima “Soldi” del cantante italo-egiziano, meglio sviluppata e più cruda. Come nel brano vincitore di Sanremo, gli stereotipi trap vengono rivisti e utilizzati per descrivere una vita di periferia in cui la disperazione è interrazziale. La marginalità dell’immigrazione araba (e della seconda generazione figlia di questo sradicamento) si fonde con la disperazione del sottoproletariato bianco di cui Massimo Pericolo è attualmente il più fedele e autocosciente cantore. Origini diverse, religioni/culture diverse (se non divergenti) si trovano costrette nello stesso spazio fisico (la casa popolare evocata fin dal titolo) a convivere e ad arrangiarsi per sopravvivere, fra lavoretti sottopagati e illegalità pura. Un mondo dimenticato dalla politica e dal mainstream, che Mahmood aveva abbozzato in maniera molto edulcorata in “Soldi” e che qui sviluppa in maniera eccellente, fondendolo ottimamente con l’immaginario di un Massimo Pericolo qui al livello del suo inno generazionale “7 Miliardi”.

Non sarà propriamente un capolavoro, ma è uno dei brani trap più interessanti prodotti negli ultimi due anni. Consigliato l’ascolto anche a chi non è fan del genere.

VOTO: 8/10

AGGETTIVO: alienante

ARTISTA: MAHMOOD & MASSIMO PERICOLO

SINGOLO: MOONLIGHT POPOLARE

ANNO: 2020

ETICHETTA: ISLAND RECORDS / UNIVERSAL MUSIC ITALIA

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