Sono rock? No, chiamiamo le cose con il proprio nome: sono pop. E non c’è nulla di male. I Måneskin stanno conquistando il mondo. Ma c’è tanto da migliorare.

I WANNA BE YOUR SLAVE| LA RECENSIONE

Una cosa è certa: qualsiasi cosa tu dica sui Måneskin è certamente sbagliata. Se osi etichettarli come l’antitesi del vero rock sei un boomer, un pressapochista, un vecchio trombone. Se li lodi scomodando altri fenomeni come i Greta Van Fleet, stai sicuro, ti verrà detto che tu, di musica, non ne capisci proprio una mazza.

Consapevoli dunque di sbagliare, tra le due scegliamo la prima, contestualizzando: i Måneskin sono certamente un fenomeno incredibile che, dopo la straordinaria vittoria all’Eurovision, hanno accumulato record su  record raggiungendo traguardi come mai quasi nessun italiano prima di adesso. Ma sono un fenomeno pop, nel senso migliore possibile, con solo delle sfumature rock.

La band romana infatti, non a caso, ha avuto una spinta incredibile da un canale in particolare, ovvero tik-tok, piattaforma del momento che fondamentalmente è riuscita a portare Damiano e compagni in cima al mondo, facendo diventare virali non solo il passaggio eurovisivo e sanremese, “Zitti e buoni“, ma anche “Beggin“, cover presentata addirittura tre anni fa a X Factor, e, soprattutto, “I wanna be your slave“, brano presente nell’album “Teatro d’Ira vol.1” diventato quasi automaticamente un nuovo singolo diffuso poi nelle radio dal 18 giugno 2021 e da pochissimo rilasciato con la partecipazione di Iggy Pop.

Un episodio che forse più di altri rappresentala vera essenza del gruppo: un progetto ben congeniato, comunque genuino nella suo essere glam, incentrato maggiormente sull’estetica impattante dei quattro protagonisti ma ben supportato da un contributo musicale discreto, il più delle volte vincente proprio per una componente melodica ipnotica nel suo essere ancora un po’ troppo stretta e a tratti ripetitiva, fattore che comunque riesce a fare passare in secondo piano dei testi acerbi ma, altro lato della medaglia, comprensibili a più persone.

Non fa eccezione in tal senso neanche “I wanna be your slave“, invito a deliziarsi a tutte le molteplici sfaccettature della sessualità, anche le più estreme e impensabili dall’esterno. Un messaggio bello dunque, soprattutto in questi tempi tetri, ma espresso in modo eccessivamente elementare. Ma non secondo i protagonisti.

Durante la conferenza stampa di presentazione di “Teatro d’Ira vol 1 infatti Damiano, parlando del brano ha detto scherzando (ma scherzando si dice sempre la verità) che per le parole della canzone avrebbe ricevuto le prime denunce. Pochi attimi dopo, discutendo su un altro pezzo del disco, “Nel nome del padre“, ha tenuto a precisare la totale mancanza di intento di far apparire il titolo come blasfemo. Se questo è rock.

VOTO:  7

AGGETTIVO:  AMMICCANTE

ARTISTA: MANESKIN

SINGOLO: I WANNA BE YOUR SLAVE

ANNO: 2021

ETICHETTA: RCA/SONY

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