Il primo cult musicale degli anni Novanta firmato da Sinead O’Connor interiorizza il malessere controllandolo tramite la forma canzone.

 I DO NOT WANT WHAT I HAVEN’T GOT | LA RECENSIONE

Ci sono album che hanno cambiato la storia musica nati dal disagio più profondo, da un momento lungo di silenzio, dall’esigenza di ingabbiare tutta la propria sofferenza in forma canzone. Ed è proprio una situazione decisamente poco vivibile, che ha raggiunto il climax con gli abusi sessuali della madre, con la separazione fulminante dal proprio compagno dopo averlo sposato, dalla gravidanza, dai problemi con la giustizia, che ha trascinato Sinéad O’Connor in una sorta di ritiro spirituale, fatto di Yoga e di Cabala in cerca di rigenerazione. E proprio in questo periodo è nato “I Do Not Want What I Haven’t Got“, il primo vero monumento musicale degli anni novanta pubblicato il 20 marzo 1990 per Ensign/Chrysalis Records.

Un lavoro discografico – il secondo dopo l’incredibile expoloit dell’esordio “The Lion and the Cobra” – totalmente auto prodotto, che ha fatto il giro del mondo ricevendo la certificazione di Disco di platino in Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito, Svezia e Stati Uniti, e un prestigioso riconoscimento con il Grammy Awards come miglior album di musica alternativa.

A differenza della virulenza irruenta della prima fatica, nel secondo capitolo del suo repertorio la cantante irlandese lavora di sottrazione, gestendo la sua tempesta emotiva affidandosi alla meditazione e alla fede: non per nulla “Feel so different” è una vera e propria preghiera a Dio, suo nuovo faro. Strascichi di quello che sarà il sound very 90’s si palesano “I Am Stretched On Your Grave“, tra beat di hip hop e standard più classici. Da segnalare inoltre la squarciante “Three Babies, dove si parla di aborto, e “The Last Day Of Our Acquaintance“, episodio che, dopo una lunga calma apparente, esplode in una violentissima coda.

E poi c’è il capolavoro: “Nothing Compares 2 u“, paradossalmente il pezzo per eccellenza della carriera ma, quanto è strana la vita, l’unico dell’intero lavoro a non essere scritto dalla stessa Connor ( fu composto infatti da Prince) elemento che però non toglie smalto a un vero e proprio cult della cultura pop recente da scoprire e riscoprire.

VOTO: 10/10

AGGETTIVO:  ETERNO

1. Feel So Different
2. I Am Stretched on Your Grave
3. Three Babies
4. The Emperor’s New Clothes
5. Black Boys on Mopeds
6. Nothing Compares 2 U
7. Jump in the River
8. You Cause as Much Sorrow
9. The Last Day of Our Acquaintance
10. I Do Not Want What I Haven’t Got

ARTISTA: SINEAD O’CONNOR

ALBUM: I DO NOT WANT WHAT I HAVEN’T GOT

ANNO: 1990

ETICHETTA: ENSIGN

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