QUARTIERE POP | LA RECENSIONE

Quartiere Pop è un album che arriva da lontano. Pensato e accantonato perché troppo intimo e scorticante, qualcosa  in cui Emanuele Patti si rispecchia troppo lividamente. Ma in quanto creatura viva, vive e cresce insieme al suo autore, matura ed esplode nel momento che ritiene più opportuno. Complice il lockdown, certo. In quella stasi Emanuele ci ha visto il tempo giusto, il tempo in cui la sua intimità potesse essere ponderata e assimilata nel modo giusto, senza andare dispersa.

Così, dopo aver pubblicato i singoli “Movida”, “Campi di Soia” e “Chioschi estivi”, tutti successivi a Quartiere Pop, si mette nelle mani del Mobsound di Milano, il cui proprietario Alessandro Caneva è anche un eccellente fonico. Studio conosciuto per aver dato i natali a molte band Rock metal e heawy metal a ridosso degli anni zero e che recentemente, grazie soprattutto alla presenza di Sveno come produttore, è diventato anche un’officina creativa per cantautori senza troppa distinzione di genere. Con l’aiuto di Sveno Fagotto (chitarrista, produttore, polistrumentista), Mario Conte (mix) , Andrea Gobbi (Colapesce) al basso, Mamo alla batteria e Fabrizio Vercellino per alcune idee di chitarra (entrambi ex Iodrama, storica band underground milanese) Quartiere Pop assume la forma attuale. Una forma compiuta nel giusto volume e non solo sonoro.

E’ un disco introspettivo, una vera e propria istantanea di vita. Dieci brani come dieci case di un quartiere popolare che contengono storie diverse: d’amore, di amicizia, di ricordi, di speranze, piene di verità e di sincerità. Quartiere Pop ci racconta di una Milano ai margini, viva e vera, che sa rinascere da se stessa in ogni alba, nella normalità dei suoi quartieri di periferia, quelli nati col boom economico, che cercano di divincolarsi da quel loro essere perennemente dormitori avvezzi al malaffare, che guardano al futuro aggrappandosi ad arcobaleni ipotetici, che esplodono di vita estrinsecando la loro essenza brandita con orgoglio in opere come questa.

Emanuele Patti, ci parla così del suo lavoro:

“Quartiere Pop” come idea di disco e scaturita precisamente quando ho scritto “Gesù con gli occhiali da sole”.
Esattamente quando ho scritto “Questa è una frase perfetta per una canzone”. Li ho capito che “Quartiere Pop” poteva essere un disco al di la della canzone in se… Perché in realtà quando ho scritto la canzone “Quartiere pop” era solo uno sfogo, inizialmente non pensavo che l’avrei pubblicata… Invece quando ho scritto “Gesù”… Li l’idea ha preso forma… Alcune canzoni sono precedenti e le ho incluse nel disco perché hanno dei testi a cui sono legatissimo e che aspettavano il momento di trovare il loro posto in qualcosa di intimo… Tipo “Fiori selvaggi” avrà una decina di anni, forse 6 anni, però è un testo che ancora oggi quando lo leggo mi dà delle emozioni.
Altre canzoni invece sono nate e hanno preso forma durante Il lavoro in studio. Tipo “Non ci sono problemi”, “La passione”
in generale sono tutti testi scritti di getto, volutamente noncuranti di certi canoni che di solito si usano quando si crea una canzone, proprio per essere più sgraziate e vicine al tema Pop/popolare anche come sound e come testi… diretti.
Assolutamente non ricercato… Con una prima facciata di grezzo e Rock… Però dietro la facciata spero che emerga invece la forza di ogni parola.  La poesia nascosta nel vestito che può essere Rock o pop o altro…

Addentrandoci nel disco ci imbattiamo subito in Quartiere Pop: immagini di vita quotidiana che scorrono su un testo che suona come dialogo tra cantautori che condividono le paure e le insicurezze di chi ha scelto una professione “fuori dagli schemi”. Nel descrivere la routine, che appare come un loop triste e ripetitivo, il protagonista si chiede se forse non sia meglio lasciare tutto e fermarsi. Una canzone catartica, che proprio perché è stata scritta dimostra che è valsa la pena andare avanti.

Con “Ragazza di Baggio” entriamo in un ambito più estroverso sia sotto l’aspetto interpretativo sia stilistico. La periferia come condizione, senza se e senza ma, perché quella è! elaborata e acquisita, ma mai brandita per disagio o disadattamento. Poi Gesù con gli occhiali da sole”, “Non ci sono problemi” e via via, La Passione”, “Fiori selvaggi” fino a giungere aIl Lungo Rehab”, una sorta di reggae metropolitano centrato ed esplicito. Un ricamo che arriva fino a Gesù (ripresa)”, senza lasciare spazio a cedimenti o ridondanze.

Emanuele lavora bene, cerca una sintesi di spessore pop, dentro la quale triturare le sue influenze marcate o celate che siano, tra le prime di certo il grande Lucio Battisti, ma quello sperimentale e visionario dell’ultimo periodo, quando cercava nella trama il nodo più stretto dove poter ricamare incisi e visioni. Si avverte Appino per quella sfacciata introspezione e la fottuta capacità di far apparire tutto facile, ma dentro c’è altro: Britpop (Oasis, su tutti), e anche tanta musica italiana “diversa”, Csi per esempio, e tutto quello che gravità intorno a quell’area cantautorale Indie di ultima generazione, senza disdegnare puntate ai confini del rap come in “Quartiere Pop” o “Passione (fuori moda)”, dove non mi sembra azzardato un accostamento caparezziano.

Ma Emanuele Patti non è soltanto influenze e stili, Emanuele è anche altro, tanto altro; è un cantautore, con le idee chiare, questa sua peculiarità che avvertii fin dalla nostra prima telefonata, fatta l’estate scorsa in occasione del suo debutto discografico con “Chioschi Estivi”, tra le sue parole si scorgeva una sicurezza acquisita attraverso le sue molteplici esperienze artistiche e di vita. Aveva un progetto e soprattutto aveva in testa come realizzarlo. Quartiere Pop. era il progetto ed ha saputo perfettamente come realizzarlo, senza andare dietro ad aleatorie sirene o infilarsi in strade tortuose e spesso senza uscita.

Emanuele Patti nasce a Milano il 9 novembre del 1984. La periferia di Milano ed in particolare i quartieri Baggio, Quartiere Olmi e San Siro, in cui è cresciuto, hanno fin dall’inizio influenzato il suo modo di scrivere. Nelle sue canzoni, quasi sempre scritte di getto, descrive la realtà che lo circonda con immagini esplicite e poetiche, quasi fossero fotografie, riuscendo a creare attenzione nei particolari. I grandi cantautori italiani del passato hanno contribuito a formare la sua identità musicale, mentre la musica rap e quella elettronica dei gruppi degli anni Novanta ne hanno definito in parte lo stile, che tuttavia rimane legato a sonorità pop-rock.

Dopo aver collaborato per diversi anni in qualità di autore di testi, ha deciso di intraprendere un nuovo percorso da cantautore. Il primo singolo “Chioschi estivi” è uscito il 26 giugno 2020 su tutte le piattaforme digitali, seguito da Movida.

VOTO: 8/10

AGGETTIVO: REALE

TRACKLIST

  1. Quartieri pop
  2. Ragazza di Baggio
  3. Gesù con gli occhiali da sole
  4. Non ci sono problemi
  5. La passione (Fuori moda)
  6. Fiori selvaggi
  7. Il lungo rehab
  8. Le nostre scarpe
  9. L’eremita
  10. Gesù (Ripresa)

 

ARTISTA: EMANUELE PATTI

ALBUM: QUARTIERE POP

ANNO: 2020

ETICHETTA: AUTOPRODUZIONE

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