Il reazionario Sanremo 2020 di Amadeus in mano ai talent, alle vecchie glorie e a poche wildcard

Con il senno di poi, non si può che guardare indietro agli ultimi due anni e riconoscere l’ottimo lavoro svolto dalla gestione Baglioni a Sanremo.

La sorprendente vittoria dell’anno scorso di Mahmood infatti sembrava essere lo squillo di tromba vittorioso di una manifestazione musicale che sembrava protesa verso un rinnovamento radicale, quasi a voler segnare il cambio di passo della musica italiana di questi anni.

Infatti la lista dei partecipanti dell’edizione 2019 sembrava più vicina a quella del Mi Ami che al solito carrozzone di nomi conosciuti e rilevanti – e quelli sconosciuti e irrilevanti – che hanno da sempre contraddistinto il palco dell’Ariston. La scena indie sembrava essere arrivata a Sanremo per non andarsene mai più.

Poi cacciano Baglioni e chiamano Amadeus, e quindi addio speranze di un Festival interessante.

L’edizione del 2020 sembra essere divisa in 3 blocchi compatti, dove ricadono tutti gli artisti coinvolti.

IL MONDO DEI TALENT

Nel primo blocco, quello più corposo, troviamo tutti i nomi di musicisti e cantanti orbitanti intorno il mondo dei talent show e affini: il più sconcertante è quello di Elettra Lamborghini, che difficilmente può essere considerata una vera e propria musicista, seppure già giudice di un talent canoro; nondimeno, il suo brevissimo cursus honorum la vede già sulla strada del presenzialismo televisivo e immaginiamo già la mise con cui si presenterà sul palco.

A seguire, una lunga scia di vincitori e vinti dei talent, dal recente Alberto Urso di Amici al quasi recente Anastasio di X Factor, e poi ancora Elodie, Enrico Nigiotti, Giordana Angi e Riki: un terzo del cast complessivo del festival di quest’anno è assurto agli onori della cronaca tramite la tv, dimostrando la necessità di Sanremo di parlare e rivolgersi per prima cosa a chi la tv la conosce e la segue, per capitalizzare gli ascolti e gli spettatori.

LE VECCHIE GLORIE

Il secondo blocco è quello delle vecchie glorie, cioè gli artisti abbondantemente negli “-anta” e che rappresentano lo zoccolo duro della discografia italiana, quella che vendeva a cavallo tra i millenni. Marco Masini, Morgan & Bugo, Irene Grandi, Piero Pelù, Le Vibrazioni, Michele Zarrillo sono (e forse spiace dirlo) la quota “anziani” del Sanremo 2020, quelli che devono cantare per le mamme e i papà e non per i più giovani, i novelli sostituti dei vari Al Bano, Patty Pravo e ottuagenari vari.

Fermo restando l’incredibile dislivello artistico rispetto i loro colleghi dei talent, c’è da segnalare con interesse e curiosità il ritorno di Morgan, il maudit della musica italiana, tantopiù in compagnia di Bugo, personaggio talmente trasversale che il solo pensiero di vederli sul palco insieme vale tutta la manifestazione. Oltre l’improbabile duo, il rischio di avere i riempitivi da scaletta, più interessati a trovare le date estive che a cantare un inedito, è assai alto.

GLI IMPREVEDIBILI

Tutti gli altri rientrano in un macro blocco, confusionario e emblematico: a metà tra la novità e il mondo dei talent si piazzano Achille Lauro – uno dei pochi vincitori “morali” della scorsa edizione – e Levante, che a X Factor ci sono passati da giudice e guest e che forse oggi sono quanto di più interessante c’è nel circuito mainstream italiano. Forse uno di loro potrebbe rivelarsi “sorpresa” di questa edizione, o altrimenti scomparire nell’anonimato e diventare prodotto mal digerito della tv musicale nostrana.

Francesco Gabbani, invece, dalla sua torna con un peso considerevole: 2 partecipazioni al Festival e 2 vittorie. Difficile – ma non impossibile – continuare la serie fortunata, ed evitare di diventare un nuovo mostro sanremese che vive (artisticamente) esclusivamente in quei giorni là, per poi sparire nell’anonimato il resto dell’anno.

A metà strada si piazzano invece Diodato e Raphael Gualazzi, che ormai conoscono bene Sanremo, ma che trovano difficoltà a reperire pubblico radiofonico e riconoscimento continuato nel panorama discografico italiano. Nondimeno, due artisti molto validi, e su cui si può puntare per brani di qualità. Speriamo. Vicino a loro, Paolo Jannacci, figlio d’arte e possibile wild card.

La quota alternative tocca a Junior Cally, Rancore e i Pinguini Tattici Nucleari. I primi due, rapper, rappresentano “il nuovo che avanza” e il tentativo di svecchiare l’imperituro pop nazionalpopolare che ammorba l’Ariston ogni febbraio. Più “sputtanato” e adolescenziale Junior Cally, più profondo e impegnato Rancore, quest’ultimo si candida automaticamente per vincere il Premio della Critica, ma vedremo.

I Pinguini Tattici Nucleari invece sono la quota weird del 2020: giovani, divertenti e freschi, potrebbero ereditare il ruolo che già ebbero Elio e le Storie Tese (ispirazione dichiarata del complesso bergamasco) e Lo Stato Sociale, come loro da sempre etichettati come “indie”. Se il brano presentato è quello giusto, l’effetto simpatia potrebbe spingerli anche in alto nella classifica finale. Staremo a vedere.

Insomma, a leggere i nomi degli artisti coinvolti, le sorprese ci sono ma sono poche, e il livello complessivo sembra essere il più basso da alcuni anni a questa parte. Che ci sia l’intenzione di puntare più sullo show che sulla musica, sembra chiaro. Con poca fiducia, guarderemo Sanremo con la curiosità di chi si ferma per strada a guardare gli incidenti, cercando di capire se ci sono morti e feriti, sperando che non sia il Festival a rimanerci secco.

I 22 BIG DI SANREMO 2020

  1. Achille Lauro
  2. Alberto Urso
  3. Anastasio
  4. Bugo e Morgan
  5. Diodato
  6. Elodie
  7. Enrico Nigiotti
  8. Francesco Gabbani
  9. Giordana Angi
  10. Irene Grandi
  11. Le Vibrazioni
  12. Levante
  13. Elettra Lamborghini
  14. Marco Masini
  15. Michele Zarrillo
  16. Junior Cally
  17. Paolo Jannacci
  18. Piero Pelù
  19. I Pinguini Tattici Nucleari
  20. Rancore
  21. Raphael Gualazzi
  22. Riki

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Amadeus elettra lamborghini Levante Sanremo 2020

ultimo aggiornamento: 04-01-2020


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