Tanti auguri ad Amanda Lear, alcuni dicono che siano 80 candeline, ma in realtà, la sua vita è da sempre avvolta nel mistero, lei stessa ha sempre giocato sulla propria identità, fornendo ogni volta informazioni diverse e contraddittorie sulla propria vita privata.

Iniziò la sua carriera negli anni 60 come modella e nonostante lei si vedesse brutta e piena di difetti, proprio grazie alla sua bellezza androgina colpì il pittore Salvador Dalì, che la volle come modella per i suoi quadri.

Lavorò per stilisti come Karl Lagerfeld, Paco Rabanne e Jean-Paul Gaultier e posò per fotografi del calibro di Helmut Newton.

Nel 1973 posò in veste di modella fetish super sexy con una pantera al guinzaglio per la copertina dell’album “For Your Pleasure” dei Roxy Music e fece così innamorare David Bowie. I due iniziano a frequentarsi e fu proprio il cantante a suggerirle di giocare sull’ambiguità per attirare l’attenzione su di sé.

Negli anni 70 iniziò anche la carriera musicale grazie ad una tonalità di voce molto bassa e sensuale che le valse la nomea di essere nata uomo e lei giocò per lunghi anni su questa ambiguità. Tra le sue canzoni ricordiamo Tomorrow Queen Of Chinatown, entrambi usciti nel 1977.

Il suo esordio TV come presentatrice lo fece negli anni 80, ricordiamo “Ars Amanda” (1989) su Rai 3, in cui la Lear intervista personaggi pubblici, sia italiani che internazionali, direttamente da un letto, ma anche “Il brutto anatroccolo” (1998) dove lei e Marco Balestri trasformavano dei brutti anatroccoli in splendidi cigni.

Nel 2010 Amanda si cimentò nella sua nuova passione, il teatro.

Il 16 ottobre 2016, durante un’intervista a Domenica In, l’artista annunciò il ritiro dalle scene, salvo poi girare nel 2017, il film Metti una notte.

I suoi primi produttori furono i fratelli La Bionda, considerati tra gli inventori della discomusic italiana, e per questa occasione abbiamo intervistato Carmelo La Bionda.

Di Amanda si dice che sia nata in una data imprecisata tra il 1939 ed il 1950. Tu ne sai qualcosa?

Giravamo molto per lavoro e quando presentava i documenti in albergo, mi sembrava che coprisse qualcosa con la mano ma non so dire se fosse la data di nascita o altro.

Dove l’avete conosciuta?

Ci fu un primo incontro a Saint Tropez, in un locale dove la gente di travestiva e cantava facendo le imitazioni. Poi ci fu un secondo incontro, il più importante, a Londra. Io e mio fratello Michelangelo avevamo appena finito di registrare le chitarre acustiche per l’album di De Andrè e siamo partiti per Londra per registrare il nostro album negli studi che avevano costruito i Beatles, l’Apple Studio.

In un teatro di King’s Road ci presentarono Amanda. In quel periodo avrebbe dovuto cantare una canzone nel tour di David Bowie, tour che saltò e quindi quella canzone fondamentalmente non servìva più però noi la ascoltammo e ci diede modo di conoscere la sua voce dal timbro così particolare ed interessante, come interessante era lei come persona

Quindi il suo successo ha avuto inizio a Londra?

In verità noi la convincemmo ad andare a Monaco perché la vedevamo molto più adatta per la disco music, che aveva conquistato ormai tutto il mondo anche per merito di Monaco di Baviera, dove nascevano i successi di Donna Summer, che per il rock inglese. E così siamo stati prima a Milano a registrare delle prove e poi siamo andati in Germania. E lì, riuscimmo a farle firmare un contratto con la Ariola Records di Monaco di Baviera. E quello fondamentalmente fu l’inizio del suo successo. Lei dal canto suo, era una donna molto in gamba e aveva assorbito dall’ambiente che aveva frequentato, il mondo glam di Londra, tutto quello che le poteva essere utile per la sua carriera. Per un periodo abbiamo collaborato e l’abbiamo seguita, poi le nostre strade, col tempo si sono divise.

Donna molto intelligente e molto in gamba, come riusciva a divincolarsi tra le mille voci che giravano attorno al suo personaggio?

E’ una persona dalle mille risorse che sapeva muoversi molto bene, si era costruita la storia che voleva raccontare. Fingeva di essere un giornalista, si era addirittura data uno pseudonimo, Carla Volkswagen e scriveva lei gli articoli con le notizie che poi passava alla stampa.

Che ricordo ti ha lasciato?

Di una persona che sa giocare molto bene le sue carte, sempre capace di reinvestire bene le sue doti, le sue qualità.

 

Tanti auguri Amanda, qualunque sia la tua vera età!

 

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Crediti Foto: LaPresse

 


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