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Interviste

La mia vita “Sliding Doors”: intervista a Stef Burns

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Se si cerca su Google “chitarrista” non si finisce neanche di digitare che tra le prime risposte appare lui, Stef Burns. Nato ad Oakland, California, ma ormai dalla doppia cittadinanza artistica, Stef è un chitarrista virtuoso, capace di mettere poesia negli assoli ma anche di sostenere con solide e impeccabili fondamenta armoniche la star che sta accompagnando. Vasco Rossi è colui che 28 anni fa ha reso possibile far conoscere al grande pubblico una mano fatata come quella di Stef.
Lo incontro al Bravo Caffè, storica venue della musica internazionale nel cuore di Bologna, in cui Stef ormai è di casa e sul cui palco suonerà con un poker d’assi italiano come quello di Federico Malaman al basso, Fabio Valdemarin alle tastiere e Paolo Muscovi alla batteria.
Abbiamo parlato soprattutto del suo background, delle chitarre del cuore, gli album della vita e di un futuro all’insegna di nuovi progetti.

La tua prima chitarra?

Una Winston, che i miei genitori avevano comprato da un catalogue del 1966, ed era orribile, poi a 11 anni ho preso finalmente una Fender Mustang (modello suonato da Adrian Belew,, Frank Black, David Byrne, Kurt Cobain, John Frusciante e molti altri, ndA).

Quali sono stati gli ascolti che ti hanno spinto a iniziare a suonare?

Prima di tutto mio papà che suonava a casa le folk songs, poi ascoltavo i Beatles, e i dischi dei miei genitori e di mia sorella maggiore. Lei aveva dei dischi dei Rolling Stongs, Led Zeppelin, Deep Purple, mentre mia mamma era appassionata di Bob Dylan e Ray Charles. In famiglia si ascoltava un bel mix!

Hai studiato anche jazz e dalle scelte melodiche nei tuoi soli questo background blues e jazz si percepisce..

Sì, è un genere che mi ha molto appassionato, insieme alla fusion, anni ’70. In quel periodo diversi chitarristi rock come Jeff Beck stavano facendo fusion. Quando ho sentito questo mix di rock e jazz ho subito pensato “oh! questo mi piace!”. A fine anni ’70/inizio ‘80 c’erano anche Robben Ford & The Yellowjackets che avevano questo stile con una forte base blues.

E a proposito di fusion, nel 1991 Joe Satriani ti ascolta live e ti raccomanda per Alice Cooper…

Ringrazierò sempre Joe per aver fatto il mio nome perché ho vissuto un’esperienza bellissima con Alice, due dischi e tanti tour. Poi Vasco Rossi e Guido Elmi (musicista e produttore, ha collaborato con Vasco dall’ 80) mi hanno sentito sia nel disco di Alice “Hey Stoopid” che live. Dal ’93-’95 la mia storia è diventata un po’ italiana. Inizio a suonare con Vasco (debuttando live nel 1995 allo Stadio San Siro nel doppio concerto evento “Rock sotto l’assedio”, ndA) e quel momento mi ricorda un po’ il film “Sliding Doors”: se Joe non avesse fatto il nome di “Stef Burns” la mia vita poteva prendere un’altra direzione.

E se dovessi raccontare una differenza nell’approccio al live tra il mondo rock americano e quello italiano?

Sai, credo dipenda tutto da quello che si ascolta crescendo. Puoi essere di Oslo in Norvegia, o Civitavecchia, o San Francisco, o del Texas o New York. Certo, se cresci in un piccolo paese sarà più difficile venire a contatto con certe realtà ma è solo questione di “immerse yourself” in qualsiasi tipo di musica.

Hai creato due band internazionali, con musicisti pazzeschi, come la Stef Burns League (con Paola Zadra al basso e Juan Van Emmerloot alla batteria) e la “Heroes & Monsters” con Will Hunt (già batterista per Evanescence, Vasco Rossi, Black Label Society, Tommy Lee e molti altri) e Todd Kerns (già bassista per Slash, Myles Kennedy). Il risultato è un mix pazzesco di stili diversi. Ora sei in pieno tour con tutte le formazioni: che chitarre stai usando durante i live?

Per quanto riguarda i background dei musicisti con cui suono, devo dire che quello che ci accomuna è l’ascolto di musica diversissima, veniamo dal funk, blues, fusion e rock. Uso sempre il mio Fender Stratocaster “Custom Shop” del ’91, è il numero uno (costruita per lui da Larry Brooks, che realizzò anche quella di Stevie Ray Vaughan al Fender Custom Shop; ha un manico piu’ largo e “schiacciato” rispetto ad una Strato originale, un ponte “Strat Plus” con meccaniche autobloccanti, pickup humbucker Seymour Duncan modello Jeff Beck al ponte e due single Fender Texas Special, ndA). Poi uso anche una Gibson Les Paul nera del 1968 (come la Fender, anche questa usata anche nei live con Vasco Rossi, ndA), una Telecaster e una SG (accordata un tono sotto in drop C). “…Yeah, Strat, Telly, SG and Les Paul, that’s all!”.

 

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Se un giovane chitarrista con un bagaglio di ascolti in formazione dovesse chiederti un consiglio, che album gli suggeriresti per creare il proprio stile nei soli e per comporre ?

Sono tantissimi, ma su tutti direi il Blues! Tutti i chitarristi blues di tutti gli stili. Oppure se gli piace la musica “hard”, io gli direi i Black Sabbath, o di ascoltare Tom Morello e i Rage Against Machine, o se ti piace il fusion io amo gli Steely Dan, li ascolto sempre. Di chitarristi jazz potrei consigliarne molti, ascoltavo sempre Pat Martino e Pat Metheny, Robben Ford, Larry Carlton. A me poi piacciono molto anche le vecchie Southern rock bands, le prime jam bands anni ’60/’70, come la Allman Brothers Band (famosa la frase di uno dei fondatori: «We’re not a jam band. We’re a band that jams!», Gregg Allman). Jimi Hendrix, ovviamente. In tutti i dischi che ha fatto è sempre cambiato ma ce n’è uno in particolare del live al Fillmore East di New York con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso (“The Band Of Gypsys”, mix di funk psichedelico, R’n’B, hard rock, è considerata una delle migliori registrazioni live di tutti i tempi, nella notte di Capodanno 1970, ndA). Quel gruppo dava lezioni su come suonare la chitarra!

E’ in uscita con la tua band Heroes & Monsters l’omonimo disco e a febbraio inizia il vostro tour italiano, “Italian Invasion”….

Sì, con Will Hunt e Todd Kern. Will suona con Slash ma canta anche nei live con lui “Welcome To The Jungle”! Quando l’ho sentito ho pensato: “Oh! Voglio lui come nostro lead singer e batterista!”.

 

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Come lo avete registrato?

E’ stato registrato durante il lockdown quindi abbiamo registrato le demo a casa col click, poi mandato i file al batterista, anche lui ha suonato a casa sua, poi i file rimandati a me, le abbiamo inviate a Las Vegas, dove vive Todd che suona il basso e canta. Infine rimandati qui per farli missare…you know, un gran giro!

Hai suonato in locali storici di tutto il mondo, Festival, Stadi, davanti a decine di migliaia di persone, o con Vasco anche più di 100.000. Quali live ti sono rimasti nel cuore ?

Negli anni ’80 ho aperto Prince, è stato un evento fantastico (opening act del “Purple Rain Tour” con la Sheila E. Band). Anche se aprivamo il concerto di Prince, le persone erano entusiaste anche per noi, anche perché avevamo una “secret weapon”, Sheila (eccezionale batterista e corista di Prince): sul palco she’s a tornado, canta, balla e soprattutto suona timbales, batteria, congas, qualsiasi percussione ad un livello incredibile. Ricordo anche con Alice Cooper quando abbiamo fatto il tour con i Motorhead o un tour a Berlino con i “Frankie Goes To Hollywood”. Anche nei day-off del tour siamo stati con loro, erano dei matti, dei ragazzacci, facevano casino anche nelle tappe in autogrill !
E sicuramente è stato un momento assurdo quando ho suonato la prima data con Vasco a San Siro nel ‘95. Io non avevo ancora capito cosa mi aspettava, quanta gente, che energia. All’epoca suonavo anche una Kramer, la uso ancora in qualche concerto.

In molti tuoi soli ci sono dei bending e l’uso della leva pazzeschi. Cosa vuol dire per te riconosci qualcuno dal suono, dal tocco, avere una propria “voce”, lasciare un’impronta?

Amo l’individualità nelle voci dei musicisti: quando senti Carlos Santana o Eddie Van Halen o Stevie Ray Vaughan, capisci subito che sono loro. Spero sempre di avere una voce unica, riconoscibile ma sono influenzato da tanti chitarristi prima di me, sono la tavolozza a cui mi ispiro, per i miei “colori”.

Vi lasciamo con un video iconico che vede Stef, Joe Satriani e Steve Vai sullo stesso palco, mentre danno lezione di interplay e creatività in una data del G3 2004 tour.

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