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Kashmere cade a pochi metri da Sanremo Giovani ma si rialza: «La musica rimane il mio unico piano» – L’INTERVISTA

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Luigi Maglione Kashmere

Ora che non è più in corsa per Sanremo 2023, fa il tifo per Fiat131, l’amico cantautore che ha conosciuto ad Area Sanremo, ma non cede a piani B! Kashmere si racconta per la prima volta dopo il no di Amadeus

Studia filosofia ma non vuole parlare di politica. L’unica sua forza è la musica e non si arrende alle porte in faccia, nemmeno a quella di Sanremo Giovani, sbattutagli senza pietà da Amadeus, direttore artistico in carica alle prese con le ultime sforbiciate per la formazione del cast di Sanremo 2023, che come l’anno scorso mixerà Big e Young noti e meno noti del pop. Parliamo dell’italo-svizzero Luigi Maglione, in arte Kashmere, che ha già all’attivo tre singoli: “James Brown”, “Chi ti crederà più” e “Ammille”.

Quest’ultimo brano, prodotto da Valerio Tufo (in arte Thufo) e pubblicato recentemente e, come i precedenti, da Zonartista Records, nasce dalla convinzione che ognuno di noi può mettersi in contatto con la propria parte più fanciullesca, attraverso l’innamoramento, sentimento semplice, innocente e istintivo, proprio come le note di Kashemere. «Da adulti è facile perdere la propria naturalezza, la spontaneità che avevamo da bambini, l’innocenza… eravamo così fragili ma anche così liberi e senza alcun condizionamento» racconta. Il resto scopritelo nell’intervista a caldo, rilasciata a me subito dopo il no irremovibile di Amadeus.

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L’INTERVISTA

Da Maglione a Kashmere: qual è il collegamento logico da cui nasce il tuo nome d’arte e com’è il suono che ti veste?

Beh, mi chiamo Luigi Maglione… Scegliere il mio nome d’arte è stato abbastanza intuitivo 😆. Perciò, il suono che indosso è un pop-funk morbido, caldo e raffinato proprio come il “Kashmere” (o almeno si spera!).

Se il tuo biglietto da visita fosse una canzone quale sarebbe?

Trovo molto difficile fare il nome di una canzone soltanto, vista la miriade delle mie influenze musicali, ma sicuramente il mio ultimo singolo, “Ammille”, rappresenta in maniera perfettamente calzante il mio animo così ritmico ed energico.

Il tuo è un pop facile, immediato e senza pretese in linea con la musica liquida di oggi e con le ultime compilation sanremesi. Cosa ti ha allontanato dal sì di Amadeus, che quest’anno per la prima volta è anche il direttore artistico di Area Sanremo, la competizione a cui ti sei iscritto e che ti ha visto tra i primi finalisti?

Bella domanda… Me lo sono chiesto anche io 😅. Forse non è poi un pop così facile, liquido e immediato, a quanto pare… In ogni caso, è stata una bellissima esperienza che arricchisce moltissimo tutti i partecipanti, indipendentemente dai risultati conclusivi.

Per le due finalissime di Area Sanremo sei stato in sfida con emergenti già solidi, come Cecilia, Fellow, Zo Vivaldi, I Tristi e i Colla Zio. C’è qualcuno dei 20 concorrenti selezionati per l’ultima audizione con cui hai stretto amicizia?

Certamente! Ho stretto amicizia con Fellow e Fiat131, peraltro artisti di grande spessore! Alla fine, Area Sanremo è un’esperienza che ti permette di incontrare anche un sacco di colleghi con cui confrontarsi e da cui trarre ispirazione.

Come si sono svolte le ultime audizioni, come hai affrontato quest’opportunità così importante e cosa ti ha lasciato?

L’ho affrontata con grande gioia, perché la soddisfazione di essere stato uno dei 46 scelti tra più di 500 iscritti iniziali mi ha reso ancora più determinato ad inseguire il mio sogno. Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco in un contesto così importante come quello di Sanremo e di ricevere il riscontro di professionisti del settore. È stato davvero molto stimolante!

Artisti che oggi sono considerati l’alta borghesia del cantautorato indie si sono bloccati o ad Area Sanremo (vedi Roberta Giallo) o a Sanremo Giovani (vedi Carmine Tundo). Cos’è che determina il salto di categoria oggi?

Credo che si tratti semplicemente di esperienza e maturazione. Bisogna darsi tempo, soprattutto se si tratta di sonorità che meno si adeguano a ciò che funziona maggiormente all’interno del mercato discografico. In ogni caso, a mio parere, solo dopo tanta gavetta e tante porte in faccia è possibile acquisire quel livello di consapevolezza che permette di raggiungere gli scalini successivi (rimanendoci!). L’importante, poi, è restare sempre fedeli a sé stessi, senza mai cercare di snaturarsi per il piacere degli altri. Se un artista ha paura di raccontarsi senza filtri non potrà mai arrivare al cuore delle persone: l’autenticità è ciò che conta, anche se sono in molti a dimenticarsene.

Nei Festival di Sanremo di Amadeus a cast unico sono nati fenomeni come La Rappresentante di Lista e Tananai. Il nuovo meccanismo aiuta?

Personalmente credo che, se si volesse dare maggiore voce ai giovani, il vecchio meccanismo risulterebbe più vantaggioso. Mi riferisco alla possibilità che le nuove proposte avevano negli anni passati di esibirsi durante tutte le serate del Festival (a febbraio) subito prima che incominciasse la gara dei BIG, e quindi senza mescolare i due cast (BIG e nuove proposte). In questo modo, i giovani emergenti potevano effettivamente cantare di fronte a milioni di telespettatori, indipendentemente da chi poi sarebbe andato avanti nella gara, ed essere promossi in maniera molto più efficace.

Chi dei quattro vincitori di Area Sanremo 2022 butteresti giù dalla torre e chi salveresti?

Dico soltanto che faccio il tifo per Fiat131, artista capace e consapevole, pronto a calcare il palco del Festival.

Qual è il vincitore di Sanremo Giovani con cui ti piacerebbe duettare un giorno e qual è, invece, il vincitore mancato che più apprezzi oggi?

Mi piacerebbe moltissimo poter duettare con l’immensa Arisa, vincitrice di Sanremo Nuove Proposte nel 2009, artista che conosco e stimo moltissimo, a mio parere una delle migliori interpreti della canzone italiana. Tra i vincitori mancati, invece, chiederei senza dubbio a Davide Shorty… Groove spaziale!

Del nutrito fronte musicale anti Giorgia Meloni che ne pensi?

Ma non dovevamo parlare di musica? …😅

Ti senti più italiano o svizzero? Dove sei nato e dove vivi?

Sono nato in provincia di Pisa, ma vivo a Lugano da diversi anni ormai. Per certi versi, essendo una persona molto attenta e precisa, mi sento più svizzero, ma sotto l’aspetto artistico se non avessi il sangue italiano avrei sicuramente più difficoltà nel fare musica.

Qual è il primo ricordo che ti lega alla musica che ti viene in mente?

Mi torna in mente un viaggio di rientro dal mare… Ero proprio piccolo e mio papà aveva appena acquistato Thriller 25, l’ultimo cofanetto di Michael Jackson che celebrava i 25 anni dell’album più venduto di tutti i tempi. Sono sempre stato un fan del Re del Pop, a questo punto direi anche a causa dell’influenza di papà, e ancora oggi rimane una delle mie più grandi ispirazioni musicali.

Se non dovessi farcela ad affermarti nel mondo della canzone? Hai un piano B?

Studio filosofia, disciplina che ho scelto di approfondire non tanto per avere un piano B, quanto per cercare di maturare sotto l’aspetto umano. Credo che gli insegnamenti filosofici siano notevolmente rilevanti indipendentemente dal lavoro del proprio futuro. Anche per quanto riguarda la musica, che rimane il mio unico piano A, mi rendo conto come la filosofia mi stia permettendo di diventare un artista sempre più consapevole.

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Crediti Foto: BRAINSTORMING