Nuovo pacchetto di sanzioni in arrivo dall’Unione Europea. I bersagli sono essenzialmente due: il governo russo, per l’avvelenamento del dissidente Alexei Navalny, e Alexandr Lukashenko, eletto presidente in Bielorussia l’agosto scorso per la sesta volta consecutiva, dal 1994. I brogli clamorosi hanno scatenato enormi proteste a Minsk e nelle altre città della Bielorussia, che si stanno protraendo dal 10 agosto, il giorno dopo le elezioni.

Le misure restrittive, dette più comunemente sanzioni, sono strumenti di cui l’Unione Europea si serve per la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e hanno come bersaglio individui, governi, enti o gruppi le cui politiche o i cui metodi non vengono accettati dai paesi membri. L’Ue manda tali sanzioni auspicando un cambiamento della condotta del soggetto colpito.

Avendo obiettivi ben precisi, le sanzioni vengono ordinate in maniera da avere l’impatto minimo sui soggetti non responsabili, come ad esempio la popolazione civile, garantendo di non peggiorare la situazione per gli innocenti.

Nella fattispecie, l’Europa vorrebbe più chiarezza dal Cremlino, e indagini accurate sull’avvelenamento di Navalny per quanto riguarda il governo di Vladimir Putin. A Minsk, invece, le sanzioni mirate al Presidentissimo e ai suoi affini auspicano nuove elezioni controllate in Bielorussia.

Oggi pare essersi trovato l’accordo per le sanzioni su entrambi i fronti, come ha sottolineato l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell al termine del Consiglio Esteri a Lussemburgo: “ C’è un accordo politico per attuare tali misure che sarà fatto dall’organo politico del Consiglio.”

 

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Crediti Foto: LaPresse

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borralo lukashenko Putin sanzioni Ue

ultimo aggiornamento: 13-10-2020


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