Il vaccino russo, prodotto dall’istituto Gamaleya di Mosca, è stato il primo ad essere distribuito nella corsa al vaccino, facendo nascere forti sospetti su protocolli scientifici che non sarebbero stati seguiti per avere il primato sul vaccino.

Lo Sputnik V, chiamato così in memoria della corsa alla conquista dello spazio, continua a dare adito a critiche e sospetti. Infatti, i dati emessi dalle autorità  sul numero di vaccinati e sul numero di contagi e vittime non rispecchiano, secondo gli studiosi, la realtà.

Infatti, sebbene a Mosca (dove lo Sputnik è sempre stato reperibile) città più popolosa  della Federazione, i vaccini inoculati sarebbero stati solo 52.000, i dati per quanto riguarda tutta la Russia sono balzati in brevissimo tempo a 800.000 dosi inoculate. Questo significherebbe che le forze dell’ordine, come sostengono le autorità, avrebbero distribuito per tutto il Paese (ricordiamolo, il più vasto al mondo) un milione di dosi durante le festività natalizie, mentre a dicembre, per distribuirne la metà, erano state impiegate tre settimane. ministro della Sanità Mikhail Murashko e hanno scatenato subito i sospetti della comunità internazionale.

In più, il ministro ha mentito anche sulla possibilità di richiedere un attestato di vaccinazione, di cui la piattaforma che sarebbe dovuta essere l’ente preposto non sapeva nulla.

Secondo un sondaggio indipendente, il  60% degli intervistati in Russia non si fida del vaccino, e non lo assumerà, e i loro timori sono aumentati quando i giorni scorsi è stato scoperto che i dati sulle morti erano stati estremamente ridimensionati.

Insomma, sono numerosi i fatti e i dati che non tornano per quanto riguarda la strategia russa di contrasto al Covid, e la competizione con altre superpotenze potrebbe aver fatto premere al Cremlino il pulsante delle bugie ottimistiche.

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Crediti: LaPresse

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Russia

ultimo aggiornamento: 03-01-2021


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