Sono circa 40 i vaccini per il Coronavirus in fase di studio. Entro pochi mesi potrebbe essere pronto, incluso quello sviluppato dall’Università di Oxford

Speranza entro il 2020

“C’è la speranza che, entro la fine di quest’anno, potremo avere un vaccino“.

Lo afferma il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, al termine della due giorni di riunione del comitato esecutivo dell’organismo. Attualmente ci sono circa 40 vaccini allo stadio di studi clinici, incluso uno sviluppato dall’Università di Oxford che è già in una fase avanzata di test. Altra importante affermazione è stata diramata sulla diffusione del Coronavirus nel globo: quest’ultimo avrebbe colpito il 10% della popolazione mondiale, circa 770 milioni di persone.

“Le nostre migliori stime attuali ci dicono che circa il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere stata infettata da questo virus. Varia a seconda del paese, tra città e campagne, e varia a seconda dei gruppi. Ma ciò significa che la maggior parte del mondo rimane a rischio. Stiamo entrando in un periodo difficile. La malattia continua a diffondersi” ha dichiarato Mike Ryan, massimo esperto d’emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità, rivolgendosi all’Executive Board dell’agenzia

Cifra differente rispetto le stime

Che i casi reali di Coronavirus siano più di quelli conteggiati è noto. Durante l’estate i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno affermato che la sottostima, nel Paese, probabilmente era arrivata al 90%. La cifra prospettata dall’Oms, però, calcola 20 volte i contagi ufficiali. Sembra un numero davvero alto, soprattutto se rapportato al milione di morti (ufficiali). Questo porterebbe la letalità del Covid-19 ai livelli di quella dell’influenza stagionale. Ma in ogni Paese, colpito dal Coronavirus, i decessi sono stati molti di più. Anche le indagini effettuate con criteri statistici hanno stimato che, pure nei Paesi dove il virus si è maggiormente diffuso, sia stato colpito circa il 5% della popolazione e non il 10%. In Italia l’indagine di sieroprevalenza da virus SARS-CoV-2, effettuata dal ministero della Salute e dall’Istat, ha stimato (ad agosto) che hanno contratto il virus un milione e 482mila italiani (il 2,5% dell’intera popolazione). Pure in Lombardia, la regione con la più alta prevalenza, non si arriva al 10% ma al 7,5%.
“Potrebbero aver ipotizzato una diversa prevalenza per i Paesi africani, dove la popolazione è più giovane e anche meno sottoposta ai tamponi e quindi controllata” dice Matteo Villa, analista e ricercatore dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale).

“Il messaggio è giusto: il 90% della popolazione non è stata infettata e quindi l’immunità di gregge non è stata raggiunta. Quello che stona sono i rapporti numerici in relazione ai decessi. Con questi numeri sembrerebbe che la letalità del virus sia minore di quello che ormai ci dicono gli studi, circa quattro volte più bassa. Se, all’inverso, applico le stime della letalità ufficiali per classe di età, viene fuori che la popolazione contagiata al mondo sarebbe il 3,1%” conclude Villa.

Non è un’influenza

Nella passata “stagione influenzale”, in Italia, ci sono stati 8.072.000 casi con 812 persone ricoverate in terapia intensiva e 205 morti. Il Covid-19, nel nostro Paese, ha causato 36.000 decessi.

“Al di là delle stime, il milione di morti da Covid-19 nel mondo ci fa capire che non siamo di fronte a un’influenza, soprattutto perché nessuno è vaccinato e nessuno aveva gli anticorpi” commenta Paolo Bonanni, epidemiologo e professore di Igiene presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Firenze.

La nota dell’Oms è conclusa da un appello alla cautela:

“Il virus ha il potenziale per causare danni enormi a meno che non intraprendiamo tutte le azioni necessarie per fermare la sua diffusione”.

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Crediti Foto: LaPresse

 

 

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ultimo aggiornamento: 06-10-2020


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