Cascate del Perino
Crediti Foto: Venturelli Bruno

Il sentiero delle Cascate del Perino, immerso nello splendido scenario della Val Trebbia, è uno dei percorsi più suggestivi della provincia di Piacenza. Ecco come affrontare (senza cascare) il tracciato

Chiesa di San Lorenzo, Calenzano (Bettola – PC)

Raggiungere la “ridente” frazione di Calenzano, nel Comune di Bettola (PC), rappresenta forse la parte più complicata del trekking. Ad ogni modo, se osserverete le indicazioni stradali, non incontrerete particolari difficoltà nel guadagnare il punto di partenza del tracciato CAI 155: il parcheggio della “Chiesa di San Lorenzo”. “Carico” un pò di frutta secca, una banana e la bottiglia d’acqua nello zaino, indosso le scarpe da trail-running e collego il microfono alla macchina fotografica. La scena appena descritta, nella mia mente, scorre come fossi un “Terminator” intento a preparare l’armamentario utile al salvataggio di Sarah e John Connor. Infilo gli occhiali da Sole e mi dirigo, con passo cibernitico, verso il sentiero.

Agriturismo “Le Cascate”

Un agriturismo edificato sulla via per le cascate, che nome potrà mai portare?!

BRAVISSIMI, come avete fatto a indovinare?! “Agriturismo le Cascate”.

La struttura rappresenta il primo punto di riferimento del tracciato. La parte più suggestiva della Valle, inizia laddove il torrente Perino mostra il lato più aspro. La sua connotazione, fino a qui lenta e tranquilla, subisce proprio in questa zona un netto cambiamento. La causa è d’attribuire alla stretta gola nel quale il rio rinserra (bello il gioco di parole no?!). Il percorso s’indirizza all’interno del bosco e il rumore dell’acqua, generato dalle protagoniste di questo cammino, diventa “via via” più marcato.

Mulino di Riè

La roccia, in questa zona fortemente stratificata, presenta una serie di salti che portano ad altrettante cascate naturali. L’itinerario che si sviluppa, nominato “Sentiero del Perino”, è ben tracciato e di semplice percorrenza. Senza difficoltà alcuna, si raggiunge il bivio che conduce alla Cascata N.1. Quest’ultima però, a causa dello smottamento del terreno, non risulta visitabile. Passo dopo passo, ecco apparire il famigerato (tra gli urbex italiani) “Mulino di Riè”.

COME DITE?! Chi diavolo sono gli urbex?! Ma dove vivete?! Va bene dai ve lo dico, così ne ricavo qualche riga aggiuntiva per il mio testo.

La parola urbex deriva dal termine “Urban Exploration“, pratica che consiste nell’esplorare (da non confondere col vandalismo) le splendide testimonianze del passato rappresentate dai luoghi abbandonati: dalle ville ai manicomi, passando per i castelli, gli ospedali, le fabbriche o i villaggi.

CONTENTI ORA?! E poi dite che dai miei racconti non s’impara mai niente!!

Superata la preziosa struttura, che testimonia una delle attività tipiche del passato, seguendo i segnavia bianchi e rossi (che conducono alle spalle dell’edificio) si raggiunge il belvedere sulla Cascata N.2. Prima, però, sarete costretti a percorrere un tratto alquanto cinematografico, caratterizzato da un ponte di legno, che (a mio avviso) riproduce alla perfezione il set di Indiana Jones.

VA BENE VA BENE BASTA! La smetto coi film!

Una scalinata, tra la vegetazione, permette di avvicinarsi al torrente (lasciando momentaneamente il sentiero principale) e ammirare lo spettacolo offerto dal getto d’acqua.

Cascata N.3 e N.4

La terza cascata, distante qualche centinaio di metri dalla precedente, si può ammirare, da lontano, sfruttando una postazione panoramica nei pressi di una panchina. Il quarto getto, invece, è isolato. Corre lungo una gola, scavata dalla forza dell’acqua, per poi “tuffarsi” nel laghetto “verde smeraldo” sottostante. Per raggiungerlo occorre prestare un po’ di attenzione: il cartello di legno, che indica la via, è qui sostituito da uno bianco e rosso (nascosto tra gli alberi e lungo un tratto in salita) con riportato “Verogna”. Questa parte del tracciato è meravigliosa: punti panoramici che si susseguono alla fitta vegetazione.

Cascata N.5

Il sentiero, prima di raggiungere la Cascata N.5, curva a sinistra fino a incontrare una piccola forra. Attenzione! Non ci sono protezioni o indicazioni per arrivare a destinazione. Piuttosto, si deve seguire il percorso che si snoda tra gli alberi e “ascoltare” lo scorrere dell’acqua. Una traccia, che attraversa il prato, conduce al piccolo specchio d’acqua all’interno del quale il quinto getto, alto 17 metri, precipita dopo aver rasentato un enorme blocco di roccia proteso nel vuoto come un trampolino. Lo ammetto, è un autentico spettacolo della Natura! Rimango per qualche minuto, seduto e immobile, ad ammirare il torrente Perino compiere la sua evoluzione. Sono luoghi come questo che giustificano la dichiarazione fatta dallo scrittore statunitense Ernest Hemingway:

“La Val Trebbia, la valle più bella del Mondo”.

Su strada sterrata si ritorna al mulino, quindi si ripercorre a ritroso l’itinerario già compiuto fino a raggiungere nuovamente il parcheggio.

Informazioni utili:

  • Dal parcheggio in poi, non ci sono toilette (“cessi” in italiano) e neppure fontanelle per abbeverarsi. L’acqua delle cascate, onestamente, non l’ho assaggiata. Quindi, organizzatevi con scorte idriche ed, eventualmente, cibo per un picnic (varie panchine sulle quali consumare il pasto)
  • Vestitevi comodi, con scarpe adatte al trekking. Non mancano salite e discese che metteranno a dura prova piedi e gambe
  • L’itinerario ha uno sviluppo di circa 6,5 Km (a+r), per una durata di circa 2h30m/3h

Arrivederci al prossimo cammino!

Dal testo alle immagini, ecco il video del trekking

 

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