di Alessandra Bisanti

Lo stato di disagio e di paura che stiamo affrontando nelle ultime settimane, oltre a far riflettere sulla precarietà della nostra esistenza e sulla vulnerabilità dell’uomo rispetto all’indiscusso ed indescrivibile potere della natura, ci spinge a riflettere sui principi cardine della nostra società.

La condizione generalizzata di isolamento che ciascuno di noi vive nelle proprie abitazioni, porta a considerarci parte di una grande rete, divisa dalle distanze ma legata indissolubilmente dallo stesso obiettivo, garantirsi la sopravvivenza.

Questo senso di appartenenza ad un unico spazio senza confini fisici e temporali  ha  indotto il nostro io a riscoprire il valore dell’empatia, in tempi recenti abbondantemente trascurato a vantaggio dell’individualismo e della ricerca del proprio benessere psicofisico.

Il  termine  empatia, la cui etimologia deriva dal greco, en “dentro” e pathos  “sentimento”, indica la capacità di immedesimarsi in maniera immediata nello stato d’animo di un’altra persona, manifestando la propria partecipazione emotiva.

Il concetto in campo medico è  da sempre stato ritenuto di carattere esclusivamente psicologico, sino a quando un’equipe dell’Università di Parma, ha individuato la presenza dei neuroni specchio, presenti nel cervello dell’uomo e degli altri animali, che funzionano da organo biologico di funzioni  empatiche.

L’aspetto sociologico più rilevante, messo in risalto da tale scoperta, è stata la dimostrazione che esiste un meccanismo biologico che mette in contatto noi e gli altri, che ci fa stare bene con le altre persone.

A prova di ciò, abbiamo assistito nell’ultima settimana a vere e proprie gare di beneficenza da parte di associazioni, privati, case farmaceutiche  e alla mobilitazione da parte della sanità cinese che ha colto l’occasione per supportarci con la presenza di autorevoli figure in campo medico.

A tal proposito, è stato particolarmente toccante assistere alle manifestazioni di incoraggiamento e riconoscenza nei confronti dei medici e degli infermieri italiani,  che sono  impegnati quotidianamente nella lotta al Covid-19, quali i flashmob che i nostri connazionali hanno organizzato dai balconi e dalle finestre delle proprie abitazioni per trasmettere un messaggio di fiducia e di resilienza nei confronti della triste e surreale realtà che ci sta, nostro malgrado, interessando.

All’interno dei nuclei familiari, la convivenza “forzata” porta a riscoprire valori ormai accantonati dalle giovani generazioni, quali il dialogo e la condivisione di momenti della quotidianità che ci eravamo abituati a vivere in maniera pressoché sporadica e isolata.

Un’altra svolta da leggere in chiave “positiva” della terribile pandemia che ci ha colpiti è la riscoperta dell’utilizzo consapevole e a fini socialmente utili della tecnologia, in particolar modo dei social che vengono adoperati per veicolare utili informazioni in tempo reale, per aggiornarsi sullo stato di salute della propria rete familiare e dei  propri conoscenti e per vincere i momenti di noia, solitudine e sconforto.

Il  risvolto di questa situazione potrebbe essere quello di indurci  ad una maggiore riflessione generale sul nostro operato e ad una maggiore consapevolezza rispetto alle azioni che compiamo quotidianamente in modo quasi automatico ed impulsivo.

Alessandra Bisanti, Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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Alessandra Bisanti beneficenza Coronavirus Empatia Isolamento Paura

ultimo aggiornamento: 16-03-2020


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