di Alessandra Bisanti

Sempre più frequentemente sentiamo definire quella che stiamo vivendo “l’era del narcisismo” ed assistiamo inermi alla diffusione di personalità narcisistiche tra giovani ed adulti. Attraverso l’universo dei social e dei media siamo esposti alla quotidiana diffusione di selfie, pubblicati con l’unico fine di riscuotere likes di approvazione ed ammirazione.

Il senso di tali esternazioni sembra essere quello di esistere e stare al mondo attraverso lo sguardo compiaciuto ed il giudizio positivo degli altri. Siamo passati, dunque, da una fase in cui poche persone conoscevano il significato del termine e delle diverse sfumature ad un contesto sociale in cui si parla quotidianamente di relazioni narcisistiche ed in piccola parte di disturbo narcisistico di personalità.

La parolanarcisismo” deriva dal mito greco di Narciso. Secondo la mitologia, Narciso era un giovane molto attraente che rifiutò l’amore della ninfa Eco. Come punizione fu destinato ad innamorarsi della propria immagine riflessa nell’acqua. Infine si trasformò in un fiore che porta, ancora oggi, il suo nome, appunto il narciso.

Oggi il narcisismo, e più in particolare il quadro del disturbo narcisistico della personalità, è definito come una struttura di personalità piuttosto complessa. Il soggetto che ne soffre sviluppa una fissazione per l’immagine che rimanda agli altri. L’individuo, infatti, attribuisce grande importanza a tutti i feedback che riceve dall’esterno.

In condizioni di normalità, il narcisismo rappresenta un tratto di personalità che può essere considerato, entro certi limiti, fisiologico e funzionale all’esistenza. Tuttavia, se l’atteggiamento psicologico interferisce seriamente con i rapporti interpersonali, gli impegni quotidiani e la qualità della vita può assumere proporzioni tipiche del narcisismo patologico.

Nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il quadro patologico rappresenta un disturbo di personalità. Gli individui che manifestano queste caratteristiche possono lodare in maniera smodata le proprie capacità, si mettono al centro esclusivo del proprio interesse e diventano oggetto di ammirazione compiaciuta.

Probabilmente la caratteristica peculiare del narcisismo patologico è la mancanza di empatia, cioè l’incapacità di comprendere il punto di vista e i vissuti interiori dell’altro; da ciò deriva l’assoluta convinzione che le proprie esigenze vengano prima di tutto.

I narcisisti sostengono, inoltre, che il loro modo di vedere le cose sia l’unico giusto. Le cause del narcisismo patologico non sono univoche. Spesso il quadro sintomatologico è il risultato della combinazione di una pluralità di fattori sociali, biologici e psicologici a cui l’individuo è esposto nel corso dello sviluppo.

Solitamente l’ambiente familiare è molto invalidante perché caratterizzato dall’inibizione comportamentale da parte di genitori iperesigenti e poco attenti ai bisogni affettivi. Come risposta alla minaccia protratta di autostima, i narcisisti sviluppano un senso di superiorità nei confronti degli altri.

In realtà alla dimensione rappresentata dalla tendenza alla grandiosità si contrappongono sentimenti di inferiorita’, vulnerabilità e paura del confronto. Quindi l’idea di grandezza con cui essi si presentano al mondo rappresenterebbe una sorta di maschera sociale, dietro cui nascondere i vissuti di inadeguatezza.

Il trattamento del disturbo è centrato sulla terapia cognitivo-comportamentale che spesso richiede tempi prolungati ed un grande impegno, soprattutto da parte del terapeuta. Il percorso è molto difficile, soprattutto quando il paziente non è consapevole della problematica e dell’effetto che provoca sugli altri.

Alessandra Bisanti, Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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Crediti Foto: SHUTTERSTOCK


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