La storia di Malika Chalhy, la ragazza omosessuale che per questo fu cacciata di casa, ha fatto il giro del mondo ed è diventata un caso mediatico. Anche Maurizio Costanzo si è occupato di lei, tanto da invitarla più volte nel suo salotto televisivo per spiegare i motivi di tanta crudeltà ed aiutarla così a ritrovare una strada.

 

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La ragazza, di origini musulmane, a testimonianza della sua tragica esperienza, aveva anche fatto ascoltare gli audio dove, con toni feroci, sua madre la malediceva e la intimava insultandola a lasciare la casa natia e a non farsi più vedere nè da lei e tantomeno dal padre come: “sei uno schifo, lesbica, se ti vedo t’ammazzo”,”sei la rovina della nostra famiglia”, “meglio una figlia drogata che lesbica”,  con una crudeltà tale per cui un qualsiasi essere umano non poteva che provare orrore e rigetto.

Per dare una mano a Malika si era indetta una raccolta fondi al fine di sovvenzionare la ragazza all’acquisto di quella casa che le era stata senza scrupoli tolta dai famigliari. Il gesto di solidarietà ha trovato tanto riscontro nella bontà di chi ha aderito (140000 euro ndr.), che, soprendendo un po’ tutti, Malika non ha utilizzato i soldi esclusivamente per rifarsi una vita: ebbene, la cifra raccoltia è servita per comprarsi un appartamento a Milano e una Mercedes.

E come si è scoperto? Colpa di una storia Instagram. Malika è stata taggata in una storia da Gaia Zorzi, sorella di Tommaso, mentre guidava una Mercedes. Di fronte alle domande degli utenti, inizialmente aveva provato a sostenere che l’auto fosse della sua ragazza e che i soldi ricevuti sarebbero stati destinati a una fondazione che la ragazza voleva costituire insieme a Laura Boldrini per aiutare le donne vittime di discriminazioni.

Invece, ahimè, le cose sono andate diversamente. Infatti,  intervistata a The Post Internazionale ha ammesso di avere mentito e di aver comprato la macchina con quei soldi, insieme a un po’ di altra roba: “Ho preso la casa in affitto a Milano, abbiamo dato un anno di affitto più duemila euro di caparra. Poi ho pagato dentista, avvocato, ho comprato dei vestiti. Non avevo niente, era rimasto tutto a casa dei miei. Adesso ho avuto delle spese per la macchina”.

Insomma, una storia che in un momento di crisi come questo lascia davvero l’amaro in bocca soprattutto se si pensa che si sia utilizzato un reale problema come l’omofobia per prendere in giro il portafogli delle persone. Ma, come si suol dire, “i frutti non cascano mai lontano dagli alberi”.

 

 

Crediti Foto: malikachalhy/Instagram


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