Dopo il polverone sollevato da Fedez che sta mietendo ancora ripercussioni tra il rapper e la Rai che ha deciso di bandire la presenza del cantante dalle reti di Stato se non verranno presentate delle scuse ufficiali in merito all’accusa di fare censura esposta dal marito della Ferragni, c’è un’altra artista molto nota che si è legato alla scia di polemiche e che ha portato all’attenzione del pubblico un altro problema.

L’artista in questione è la cantautrice Grazia di Michele, nota non solo agli amanti della musica italiana, ma anche a quello televisivo per essere stata per anni docente della scuola di Amici, il talent di Maria De Filippi che proprio in questi giorni sta per volgere al termine. La cantautrice di origini abbruzzesi, ma nata a Roma, autrice di pezzi di gran successo quali “Se io fossi un uomo” e “Gli amori diversi”, si è sempre schierata a favore dei diritti umani e delle diversità di genere utilizzando i testi delle sue canzoni.

In questi giorni, l’ex Professoressa di Amici, con un post su Facebook ha voluto prendere le parti di quegli artisti a cui non viene data la possibilità di esibirsi come invece è stato fatto con quelli che, non solo hanno partecipato al Festival di Sanremo, ma anche al concerto del 1 Maggio da cui sono scaturite le polemiche con Fedez.

Secondo la Di Michele, infatti, invitare ad esibirsi ed a promuovere i propri lavori sempre gli stessi cantanti è una forma ancora più grave di censura e chiede alla Rai di motivare queste scelte:

“Oltre a ribadire il mio sostegno incondizionato per tutte le le iniziative di legge che tutelino le persone – in ogni modo possibile – da ogni forma di discriminazione, non voglio entrare nel dibattito su Fedez, perché è davvero complesso e chiama in causa dinamiche di comunicazione davvero difficili da interpretare e che possono anche prestarsi a strumentalizzazioni di parte. Ma vorrei sottolineare un aspetto che ai più è sfuggito e che mi sembra, invece, molto grave: com’è possibile che la RAI e i sindacati, in questo periodo così difficile per la musica e per gli artisti, abbiano scelto di ospitare sul palco gli stessi cantanti che solo 2 mesi fa hanno goduto di una promozione impensabile attraverso il Festival di Sanremo?”, tuona la cantante.

La Di Michele, forte della sua denuncia pubblica, non si fa problemi a fare nomi e cognomi dei “privilegiati” sottolineando come la denominazione di “servizio pubblico”, che dovrebbe essere prerogativa alla Rai, strida con certe decisioni:

“Parlo di Bugo, Colapesce, Dimartino, Coma Cose, Ermal Meta, Extraliscio, Fasma, Willie Peyote, Fedez, Folcast, Francesca Michielin, Francesco Renga, Gaia, Ghemon, Gio Evan, La Rappresentante Di Lista, Madame, Max Gazzè, Noemi, Wrongonyou. La possibilità di esibirsi in una diretta televisiva così importante poteva e doveva essere data ad altri. Parlo degli artisti che non lavorano da tempo, a cui sono chiuse le porte dei Festival, della TV, della radio e di ogni altra forma promozionale e le cui proposte non sono meno interessanti di quelle degli artisti citati. Un confronto coi vertici della RAI va fatto anche su questo, se vuole davvero fregiarsi del marchio identitario di “servizio pubblico”. Perché esistono molte forme di censura e questa è senza dubbio peggiore: non dare voce a un modo artistico che soffre e che ha tanto da esprimere, e non per bocca di altri. Per evitare ogni fraintendimento vale la pena di sottolineare che non parlo per me: il primo maggio ero impegnata con altri colleghi musicisti nella preparazione del nostro nuovo concerto “Terra!”, che quest’estate porteremo in giro lungo questa amata Penisola. Un concerto piccolo, fatto ancora di strumenti, voci ed emozioni, senza proclami e senza ipocrisie”. 

In effetti una speigazione andrebbe data. Cosa risponderanno adesso i vertici dell’azienda di Viale Mazzini?

 

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Foto Virginia Farneti / LaPresse

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