Era il lontano 2009 quando alla regina di Mediaset, al caschetto scalato biondo più popolare della rete, Maria De Filippi, venne data la libera uscita per migrare in quello che una volta era il “Primo Canale”, Rai1, per una causa più che giusta: affiancare Paolo Bonolis durante la finale del Festival di Sanremo. Nonostante la presenza della queen del più longevo talent show italiano, “Amici”, all’epoca la presenza dei suoi adepti si limitò alla sola partecipazione di Karima, terza classificata ad “Amici” nel 2006, e Marco Carta, vincitore dell’edizione del 2008. Il tre sembra proprio essere il numero di Karima, visto che terza arriva nella sezione “Nuove Proposte” con l’inedito “Come in ogni ora”, e l’uno sembra essere quello di Marco Carta, perché vince il Festival con il brano “La forza mia” a solo un anno dalla vittoria di Amici. C’è da dire, però, che questo è un esempio dell’oramai conclamata imprevedibilità della competizione sanremese, e di come l’andamento finale non rifletta affatto quello della vita artistica al di là della riviera: se il pezzo di Karima, pur non dandole la visibilità del collega Carta, l’ha consacrata come una delle interpreti più capaci e apprezzate del jazz e del soul, alla stregua di colleghe esimie quali Simona Molinari e Nicky Nicolai, quello di Marco Carta gli ha dato sì una sfavillante carriera, ma che da qualche anno ormai brilla di una luce più fioca di quanto la voce del cantante meriterebbe. Voti ai rispettivi pezzi: 8 e 7. Con un salto temporale di ben otto anni, i fan della queen sono ben felici di ritrovarsela al fianco di Carlo Conti nell’edizione del Festival del 2017 (certo, non prima del trittico di vittorie completato grazie a Valerio Scanu nel 2010 con “Per tutte le volte che” ed Emma due anni dopo con “Non è l’inferno”, oltre al quinto posto conquistato da Pierdavide Carone con “Nanì” nello stesso anno), sdoganando tutti i cliché della valletta bionda semi muta e forzatamente elegante al limite della pomposità: la De Filippi non modifica né la sua verve né tantomeno i suoi outfit nel corso delle quattro serate dell’epoca, mostrandosi, in entrambi i casi, come al solito sobria e contenuta. Ma chi erano gli adepti di Maria all’epoca?

Assistiamo allo sbocciare di Elodie, seconda classificata ad “Amici” nel 2015, col brano “Tutta colpa mia” e di Sergio Sylvestre, vincitore di “Amici” 2016, in gara al Festival del 2017 col brano “Con te”, per terminare quindi col quarto classificato, sempre ad “Amici 2016”, Lele, che si aggiudica la vittoria nella categoria “Nuove Proposte” col brano “Ora mai”. Se il talento abbastanza ordinario di quest’ultimo non gli rende, a ragione, chissà quali soddisfazioni, poco più in là lo porta la voce graffiante del “gigante buono” Sergio Sylvestre, ma certo, nulla a che vedere con l’exploit di Elodie, ad oggi una delle regine incontrastate del pop danzereccio degli anni zero. Voti ai loro inediti dell’epoca: 6 a Lele, 7 a Sergio Sylvestre e stessa sorte per Elodie. Veniamo dunque alla kermesse del 2018: in rappresentanza della gloriosa squadra degli ex talent troviamo le bandiere piantate da Annalisa e dai The Kolors, rispettivamente con i brani “Il mondo prima di te” e “Frida”. Il brano di Stash e soci è senza infamia e senza lode, il testo discutibile, il sound accattivante. Voto: 6.5. L’inedito di Annalisa si dimostra invece vincente: esalta le qualità vocai più che notevoli della cantante, è una melodia pop non convenzionale con un testo riconoscibile, che avrebbe meritato anche la cima più alta del podio. Voto: 8. Giungiamo quindi alle “quote Amici” del 2019: Einar, Federica Carta (feat. Shade) ed Irama, rispettivamente con i brani “Parole nuove”, “Senza farlo apposta” e “La ragazza con il cuore di latta”: se questi ultimi due pezzi sono perfettamente a prova di adolescente incompreso ancora provato dalla perdita dei denti da latte, del primo se ne sono perse completamente le tracce. Passiamo ai voti: 4 per Einar e una sufficienza strappata per i brani strappalacrime degli altri due. Anno Domini 2020: Alberto Urso, di nuovo Elodie, Enrico Nigiotti, Giordana Angi e Riki sventolano “bandiera “Amici” rispettivamente con i brani “Il Sole ad Est”, “Andromeda”, “Baciami adesso”, “Come mia madre” e “Lo sappiamo entrambi”; 8 per l’unione tra pop e lirica ad Urso, 8 pure per il pezzo seducente di Elodie, 8 diviso 2 per la banalità di Nigiotti, una sufficienza scarsa per la mielosità della Angi e un non classificato a Riki che è bello ma non balla (non canta, in questo caso).

Giungendo di gran carriera all’ultimo Festival di Sanremo appena trascorso, troviamo tre rappresentanti del talent targato De Filippi: Annalisa col brano “Dieci”, Gaia con “Cuore amaro” e lo sfortunato Irama in quarantena con “La genesi del tuo colore”, di cui è andata in onda l’esibizione della prova generale per tutte le serate. Se il fato della povera Annalisa sembra essere quello dell’eterna ex talent destinata a brani post adolescenziali – tranne qualche rara, rarissima eccezione – che, seppur valorizzino, come in questo caso, la sua bella voce un po’ robotica, non le rendono giustizia in merito ad un percorso di crescita artistica, Gaia sembra già essersi dichiarata figlia legittima di quell’elettro pop dal sapore urban che, per ora, è solo una copia sbiadita dei Goldfrapp. Irama: potenzialmente potrebbe cantare di tutto ma poi, di fatto, sceglie di non scegliere, ed il mare in cui naviga è troppo magnum. Veniamo ai voti: 7.5 Annalisa, 6 Gaia, 5.5 Irama. Il bilancio delle edizioni targate talent pertanto è un coacervo di occasioni mancate, di talenti tanto pompati inizialmente e che, spesso, si sono sgonfiati a mano a mano.

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Crediti Foto: LaPresse/Matteo Rasero

 


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