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Sanremo 2023

Sanremo 2023, le pagelle della prima serata: Mengoni sopra tutti, bene Elodie. Sorpresa Colla Zio

La classe di Marco Mengoni brilla nelle pagelle di OA Plus dedicate alla prima serata del Festival di Sanremo 2023. Benissimo Elodie, rivelazione Colla Zio

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Marco Mengoni Sanremo 2023
Marco Mengoni in uno scatto LaPresse

Le pagelle della prima serata di Sanremo 2023. La prima puntata della settantatreesima edizione del Festival di Sanremo è andata in archivio. Una inaugurazione a dir poco scoppiettante quella andata in scena al Teatro Ariston, tra momenti toccanti (pensiamo al bellissimo discorso di Roberto Benigni sulla costituzione e il tributo dei Pooh a Stefano D’Orazio) e colpi di scena controversi (sì, stiamo parlando proprio della performance-happening di Blanco).

E le canzoni in gara? Quasi tutti buoni  i quattordici pezzi presentati, dove però spiccano in modo predominante le proposte di Marco Mengoni, Ultimo, Elodie e una grande sorpresa proveniente dalla sezione giovani. Ma chi avrà ricevuto la valutazione più alta?

PAGELLE PRIMA PUNTATA SANREMO 2023

ANNA OXA, Sali (Canto dell’anima)

Semplicemente Maestosa. Si rinnova il sodalizio vincente tra Oxa e Bianconi, due universi lontani uniti in un brano trascendentale che trova la meraviglia nelle strofa, impreziosita da virtuosismi arabeggianti, e da un inciso di caratura estremamente muscolare. La voce dell’artista, più rauca e graffiante, è ancora in grado di stravolgere tutto.

gIANMARIA, Mostro

Attenzione a questo brano, molto più profondo rispetto a quanto si possa credere. A differenza de “La città che odi” (Vincitrice di Sanremo Giovani), più incline all’indie italiano, in questo episodio si sente di più il Gianmaria delle origini. Ottimo il ritornello, inaspettata la virata in cassa dritta dopo l’intro. Può andare lontano.

MR. RAIN, Supereroi 5–

Ci sono due elementi oggettivamente critici nella performance (troppo da saggio scolastico) di Mr Rain. La prima riguarda l’inutile usanza (quando la smetteranno sarà troppo tardi) di suonare il pianoforte per due battute e poi alzarsi, la seconda la presenza del coro di bimbi (in playback) agghindati da Angeli come se fossimo a C’è posta per te. La melodia è cullante, il ritornello in qualche modo funziona, ma si percepisce debolezza. Potrebbe però rientrare in quota Guilty Pleausure.

MARCO MENGONI, Due vite 9+

Quando si dice avere “IL” pezzo. “Due vite” è sanremese al punto giusto sposando comunque la wave intrapresa con il progetto “Materia“. Ritornello capolavoro, con una appoggiatura da brividi e una costruzione in crescendo da manuale. A dare il tocco in più un’interpretazione sentitissima, tanto da portare l’artista ad alcune inaspettate svirgolature che però hanno contribuito a rendere tutto più autentico.

ARIETE, Mare di guai 6+

Performance molto complicata quella di Ariete, costellata da tante sbavature d’intonazione. Passare da una dimensione eccessivamente minimalista al grande palco con l’orchestra può essere traumatico. Oggi lo è stato. Il brano è una mini evoluzione di un percorso che aveva bisogno di una scossa (le radio la premieranno).

ULTIMO, Alba 7

Quando il brano sanremese incontra lo stampo tipico di Ultimo il risultato non può che essere potente. Bravo Niccolò a togliere il pianoforte per focalizzare lo spettatore sulla sua interpretazione. Il brano è una specie di boost delle sue canzoni più appassionate, contraddistinto da un crescendo simile a quello di Mengoni (ma più didascalico) affrontato nel migliore dei modi tra registri bassi (e ben tenuti) e belle esplosioni espressive. Al televoto farà sfracelli. È il massimo che può fare.

COMA_COSE, L’addio

10 spanne sopra il debutto di “Fiamme negli occhi” i Coma_Cose proseguono nel territorio battuto con l’ultimo, notevole, “Un meraviglioso modo di salvarsi” confezionando una performance molto (forse troppo?) scenografica per un brano fascinoso nel suo essere una specie di rimodulazione in salsa contemporanea di alcune canzoni degli anni 70. Bella l’idea di raccontare la crisi di coppia collegandosi alla performance del 2021. Se due anni fa i due si guardavano esclusivamente negli occhi, ora hanno cominciato di spalle, schiena contro schiena, per ritrovarsi di nuovo. Wes e Dori Ghezzi 3.0?

ELODIE, Due

Quando venerdì scorso è uscito quel pezzo clamoroso chiamato “Purple in the sky” in tanti si sono chiesti il motivo per cui Elodie non l’abbia portato in gara. La motivazione sta tutta in “Due“, dove la nostra abbraccia delle sonorità più soul, allontanandosi un po’ dalla struttura dance vincente degli ultimi tempi. Tiene il palco benissimo con una delizia radiofonica destinata a diventare un tormentone, complice un inciso e un hook capace di stendere chiunque.

LEO GASSMANN, Terzo cuore 4

Si sente tantissimo la mano di Riccardo Zanotti, soprattutto nella strofa. Il ritornello, aperto, si perde nel classico marasma dei refrain sanremesi, non trovando la giusta incisività. Una via di mezzo bizzarra tra l’incontenibile penna dei frontman dei PTN (sfrontata, ironica e profonda) e la personalità, ancora in divenire, di Leo. Passaggio a vuoto.

I CUGINI DI CAMPAGNA, Lettera 22 6

Una gradita sorpresa, malgrado un po’ di ripetitività l’iconico gruppo italico sforna il brano che non ti aspetti, rinunciando al falsetto e lasciandosi andare in un ritornello che è La rappresentante di Lista al 100%, il tutto presentato con un buon arrangiamento e tanti synth. Nel loro, eccellenti.

GIANLUCA GRIGNANI, Quando ti manca il fiato 6

Peccato! Grignani è stato penalizzato da una performance davvero un po’ troppo sbiascicata che ha celato una gran bella canzone sofferta, tormentata e salvifica. Speriamo possa eseguirla meglio già giovedì.

OLLY, Polvere 4

Anche lui approdato in riviera da Sanremo Giovani con uno dei pochi pezzi movimenti della serata. Niente di irresistibile, se non una bella intuizione nel pre-chorus in falsetto che precede però un ritornello eccessivamente sciatto e già sentito. Onestamente, non se ne sentiva il bisogno.

COLLA ZIO, Non mi va 8

Eccoli, sono loro la rivelazione della serata! Alle oo:58, direttamente da Sanremo Giovani sbarca questo collettivo che sembra uscito esteticamente dai festival degli anni 90 (sembrano i ragazzi italiani) proponendo però un pezzo divertentissimo tra funk e innesti jazz, con un tiro radiofonico di grandissima presa. Travolgenti.

MARA SATTEI, Duemilaminuti 7+

Un buon compromesso. Per lei questo Festival rappresenta il vero trampolino di lancio nel mainstream. Opta per un brano che schiaccia l’occhio per intenzione a “Parentesi“, recente singolo cantato con Giorgia. Il bridge è ipnotico, l’inciso lascia spazio alla tradizione con garbo e raffinatezza. Il modo sincopato di scrittura di Damiano David si sposa alla perfezione e con la personalità non solo di Mara ma anche del genio ThaSup. Non male.

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Crediti Foto: LaPresse

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