Ecco le pagelle della prima serata del Festival Di Sanremo 2021. Madame sale in cattedra, Bene Colapesce & Dimartino malgrado una performance traballante, non convince invece il duo milanese.

Dopo due mesi e mezzo di attesa, le prime tredici canzoni in gara della Settantunesima Edizione del Festival di Sanremo sono state finalmente presentate in occasione della puntata inaugurale della rassegna. Le aspettative, molto alte dopo i tanti annunci in pompa magna del Direttore Artistico Amadeus, sono state in gran parte rispettate, anche se alcune performance non propriamente ottimali hanno certamente danneggiato il primo ascolto.

In prima battuta possiamo serenamente constatare un fatto: nessuno degli artisti coinvolti, a parte forse un paio di eccezioni, ha voluto presentare una canzone prettamente sanremese, optando invece per l’asso nella manica, il cosiddetto cavallo di battaglia. Ma non sono mancate le delusioni.

Arisa, Potevi fare di più

La notte” 1.0. Ebbene sì; malgrado un upgrade significativo sul punto di vista interpretativo, l’andamento melò del brano si ingrossa sempre di più strada facendo, con un effetto Canta Napoli che non avviene esclusivamente per la straordinaria bravura di Arisa. Il testo è scritto da un uomo, Gigi D’Alessio, e non bisogna certamente essere Michela Murgia per accorgersene. Alcuni versi sono raccapriccianti. Il passo peggiore: “A che serve truccarmi se nemmeno mi guardi“. Anni di emancipazione buttati nel cesso.

Colapesce & Dimartino, Musica leggerissima 8

Tesissimi. Genuinamente impacciati e la performance dal vivo non li aiuta. Ma il brano già al primo ascolto è una vera delizia filo retromane che rimanda ai Matia Bazar ma anche a Julio Iglesias. Dimenticatevi la divisione in strofe. Per il 90% del pezzo i due cantano all’unisono, ad eccezione del bridge, potentissimo, affidato a Dimartino. L’inciso è impreziosito da parole estremamente leggere che scavano nel più profondo della pelle. Perché sì, i cantautori fanno questo. E loro sono due cantautori eccezionali.

Aiello, Ora 7+

Folle, overline, esagerato, esagitato, barocchissimo. Ci vuole coraggio a salire su un palco come quello di Sanremo, per la prima volta nella tua vita, e proporre un brano di questo tipo, a metà strada tra il tremendamente sbagliato e l’attrattivo, tra il grottesco e l’allucinato. Un conturbante macello criptico tremendamente consapevole.

Francesca Michielin & Fedez, Chiamami per nome 7½

Non c’è due senza tre. Il terzo episodio della premiata ditta è destinato a conquistare tutti gli airplay radiofonici, grazie a un brano pop tagliato con l’accetta, dove Fedez (che si commuove a fine esibizione) lascia con garbo più spazio a Francesca, ritagliandosi però poche strofe incisive e accattivanti. L’inciso, con una bella salita di gradi, è la ciliegina sulla torta di una produzione semplicemente impeccabile. Per il loro obiettivo, inattaccabili.

Max Gazzè con la Trifluoperazina monster band, Il farmacista 6

Max Gazzè presenta un brano alla Max Gazzè con un arrangiamento alla Max Gazzè e con i giochi di parole tipici di Max Gazzè. Elegante e godibile come sempre, ma è ora di proporre qualcosa di nuovo. Forse.

Noemi, Glicine 7½

Attenzione massima a questa canzone, che cresce ascolto dopo ascolto e punta dritto verso il podio. Si sente, eccome se si sente, l’impronta della brava Ginevra, in un pezzo che pesca dal florido pop del movimento indipendente italiano abile a confezionare passaggi con quel tocco di classe in più. Non ha la forza di “Sono solo parole“, è meno intensa de “La borsa di una donna“. Ma ha le carte in regola per arrivare in fondo.

Madame, Voce 9

Francesca Calearo, in arte Madame, 19 anni e davvero pochissimi palcoscenici calcati nella sua vita (la pandemia ovviamente ha fatto la sua parte) ha sganciato la bomba. Presenza scenica e carisma da vendere, con “Voce” non cede di un millimetro la sua cifra stilistica proponendo un pezzo elettronico intimo e viscerale, sostenuto da una produzione di Dardust di quelle che ti ricordi. Al contrario della maggior parte dei colleghi, la performance è da brividi. E no, l’autotune non c’entra, è questione di attitudine. La fluidità, quella vera, mostrata senza fronzoli  e sovrastrutture. Qualcuno avverta Achille Lauro.

Måneskin, Zitti e buoni 5

Energia (finalmente) e un po’ di sano rock per un pezzo che, però, risente troppo di una scrittura adolescenziale che abbaia ma non morde. Più patinati che spregiudicati. Hanno fatto di meglio, senza dubbio.

Ghemon, Momento perfetto 7

Fa il suo, e lo fa bene, virando completamente rispetto al precedente episodio sanremese “Rose viola“: se lì ad emergere era un certo tipo di erotismo, qui sono le good vibes a caratterizzare un pezzo leggero e particolarmente ostico dal punto di vista tecnico. Gli amanti del soul impazziranno. Gli altri, forse, un po’ meno. Ma va bene così.

Coma_Cose, Fiamme negli occhi 4½

In prima battuta la grande delusione della serata. Dimenticatevi le atmosfere interessantissime degli ultimi due lavori “Guerra fredda” e “La rabbia“. “Fiamme negli occhi” (forse il titolo più bello di tutte le 26 canzoni in gara) si lascia trasportare in un andante scanzonatissimo e tremendamente piatto. Ci sono le solite capriole figurative  (“Galleggio in una vasca piena di risentimento/E tu sei il tostapane che ci cade dentro/Grattugio le tue lacrime/Ci salerò la pasta“), a questo giro insufficienti.

Annalisa, Dieci 7

Manca ancora lo sprint finale, il grande passo di una consacrazione che sarebbe anche meritata. Nell’attesa però Annalisa sforna la sua canzone sanremese più convincente, sulla scia delle recenti produzioni fortunate dallo stampo elettropop senza pretese. Ottimo il ritornello, perfettamente incastrato nella sua dimensione. Adesso è ora di puntare più alto.

Francesco Renga, Quando trovo te 6½

Un brano tecnicamente molto difficile, da apprezzare forse più per le doti vocali del cantante per la canzone: il ritornello sembra impattare nel verso giusto, perdendosi poi in alcuni manierismi francamente evitabili. Siamo su un territorio più tradizionale, sempre meglio del finto nuovo che sa di vecchio.

Fasma, Parlami 6

Uno dei pezzi destinati a scalare le classifiche, occupare stabilmente le piattaforme streaming e fare il pieno di lip sync su TikTok. “Parlami” farà letteralmente impazzire i teenager, pur conservando la sua identità per certi versi simile al banger “Per sentirmi vivo“.

Foto: LaPresse

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