Di Roberta Giallo

Premetto che per me la musica non è una gara, ma le gare piacciono al pubblico (così è se vi pare): ci sono state, ci sono, e ci saranno sempre.

Sanremo è una gara.
Una gara di canzoni/di performance/di artisti/di personaggi/di trovate.

Perciò, se di gara si tratta è “giusto” che ognuno dica la sua, che esalti o critichi, che accusi o difenda, che televoti o si astenga, perché alla fine dovrà uscire fuori un vincitore, che più o meno metta d’accordo tutti, o che dia scandalo.

Siete felici che abbiano vinto i Måneskin?

Per quanto mi riguarda, senza alcun dispiacere per come è andata (sapete, ho ben altre questioni esistenziali da indagare), il mio podio ideale sarebbe stato: MADAME, LRDL, EXTRALISCIO.

Con una Madame che, per quanto graviti intorno ad una scena che non amo particolarmente, è stata davvero la scoperta entusiasmante di una giovanissima artista dalla personalità carismatica che seguirò e che, sono sicura, mi/ci stupirà ancora a lungo.

(Non nascondo di essere rimasta piacevolmente sorpresa anche da IRAMA, sfortunatamente obbligato ad andare in onda per tre volte con la performance registrata durante le prove generali. Ero rimasta al ricordo di un giovane pieno d’ardore che amava sfornare tormentoni estivi dal sapore latino, e invece…).

Di questo Sanremo forse ricorderò “la rosa incarnita” sul torace di Lauro, così come gli abiti da sposa “portati di fila” dagli artisti in gara, i vari travestimenti, le unghie lunghissime di Arisa e di Lauro, le messe in scena più o meno riuscite/impattanti…

Ricorderò Willie Peyote che porta forse l’unica canzone icastica e pungente contro un certo tipo di rap, un certo tipo giovani, un certo tipo di sistema al quale in fondo appartiene ma dal quale si affranca allo stesso tempo: infatti finisce lasciandosi andare (forse un po’ troppo) con battute “scandalose” sui propri colleghi.

Ma almeno… almeno succede qualcosa, che qualcuno un po’ dia fastidio e smuova le acque; se no, di che parleremmo oggi?

Delle canzoni?

Secondo voi_ vi stimolo un ragionamento_ le canzoni di questo festival, al di là degli streaming e dei numeri incredibili di views che raggiungeranno (vedrete, persino superiori a quelli di Michael Jackson…), noi sapremmo ricordarcene tra 10/20/30 anni?

Io ad oggi ricordo ancora l’ondata d’odio contro La Ferragni che in virtù dei suoi followers avrebbe potuto far vincere Fedez & Michelin, ondata dentro la quale non mi riconosco e non voglio stare (povera Chiara), perché Sanremo è da sempre ostentato endorsement da parte delle varie “squadre discografiche”, oppure da parte dei fans e di chiunque altro non si accontenti di tifare in cuor suo il suo artista preferito, volendo convincere più persone possibili a fare lo stesso…
mamma che fatica!

Chiara ha fatto semplicemente quel che fan tutti coloro che hanno a cuore far vincere qualcuno, solo che Chiara e “i Ferragnez insieme” possono di più…
Ma a questo punto, dico io, anche una grande Major può di più contro una piccola etichetta discografica… quindi, se la giocano comunque sempre i “più forti” sul palco dei fiori e sui palchi grandi in genere, non necessariamente i più talentuosi a cantare o a scrivere canzoni.

Prendiamone atto.

Una cosa bella ve la
dico. Questo Sanremo più che mai mi ha insegnato una cosa: non ad accettare le critiche, sarebbe poca cosa, ma ad amarle, ad amarle profondamente.

Artisti, che cosa sareste senza critica?/senza un pubblico appassionato?
E pubblico, cosa sareste senza capacità critica?

Vi farete andare bene tutto?

Di questo Sanremo (anno covid 2021) ricorderò i commenti esilaranti sulle bacheche dei miei amici, più o meno leggeri, più o meno graffianti, più o meno originali o prevedibili…

Diciamocelo. Sanremo ormai è soprattutto il contorno, e chi è dentro cerca di far sì, in un modo o nell’altro ( e al di là delle canzoni), che “il contorno ne parli e ne straparli… ”

Immaginatevi un Sanremo di cui non si parli… sarebbe un flop colossale!

Oltre all’era del Covid, inoltre, questa continua ad essere l’era digitale, dei social network, e della conseguente disumanizzazione legata ad un certo uso ossessivo-compulsivo dei medesimi.
Sto aspettando segni di ripresa dal cielo…

Tornando ora ai potenziali ricordi del futuro prossimo, vi dico che ricorderò in particolare che il pubblico si aspetta ancora un Sanremo dove gli artisti in gara facciano delle valide performance, che abbiano una decente intonazione e posseggano la musicalità sufficiente per andare a tempo… questo mi dicono i commenti che pullulano sotto ai post dei rotocalchi e sulle varie bacheche on line…

Certo, prima ancora vorrebbero emozionarsi, ma l’emozione è spesso anche conseguenza della bravura, del carisma, della sensibilità dell’artista, dell’essere centrati, dell’essere precisi e al contempo imprevedibili… serve un
insieme di cose per “spaccare”, oltre ad una bella canzone.

E direi che quest’anno gli artisti o chi li consiglia hanno cercato di stupire certamente con look e travestimenti, con vere e proprie messe in scena più o meno riuscite, più o meno originali…

Forse hanno cercato di stupire più con questo che con le canzoni… (ma forse
potrei sbagliarmi).

In questo momento sono pubblico anch’io, pubblico che ascolta, guarda e si fa un’idea, giusta o sbagliata che sia non importa… è la mia. E si parla oltretutto di “musica leggerissima”…

Ricorderò le chiacchiere leggere o fintamente impegnate su clubhouse, ricorderò i problemi audio, ricorderò “il surreale atteggiamento” di Amadeus e Fiorello, come sganciati dalla realtà…

Ricorderò il siparietto un po’ da macchiette a far da cornice al grande Enzo Avitabile che molti non hanno gradito, e che forse, dico io, data la levatura della sua arte, meritava una cornice più sobria… vabbè, non va mai bene niente a Sanremo!

Un Sanremo che è da tempo immemore un varietà.

Vi pongo un’altra domanda, tanto per stimolarvi: lo preferireste più asciutto, con meno ospiti e gag, o più pomposo e farcito, come del resto è?

Forse questo Sanremo avrebbe dovuto togliere, scremare, alleggerire, rassegnarsi all’essenzialità, o, magari, essere rimandato?
(Dico io).

Sanremo è soprattutto uno spettacolo televisivo, finalmente questo oramai l’hanno capito un po’ tutti e così hanno capito che la musica non è al primo posto, facciamocene una ragione.

Si devono far “quadrare” tante cose, troppe, si deve attirare audience, si deve far parlare di sé sui social e sui giornali; e dentro questa macchina infernale, ognuno a modo suo si adegua e cerca attenzione: chi con l’abito, chi col trucco, chi con la voce, chi con il corpo, chi ballando, chi buttandosi per terra, chi sulla straordinarietà della propria vita, chi puntando sul sottotesto o su una storia triste da raccontare, chi sullo “scandalo” o la “bagarre” dell’ultimo secondo, presunti plagi e dissing compresi…

Cosa mi resta di Sanremo?

Sicuramente il chiacchiericcio intorno, senza il quale il Festival da tempo sarebbe il nulla…
e non perché non valgano le canzoni, ma perché Sanremo lo vuole, e non vuole sobrietá, vuole tanto, tanto rumore attorno a sé!

Posto che la canzone vincitrice di Sanremo 2021, al di là della gara, per me è e resterà(anche nella storia) “Giudizi Universali” di Samuele Bersani che inaspettatamente è riapparso dopo tanto tempo su quel palco, questo è davvero il mio ultimo articolo su Sanremo, e non dovete essere d’accordo com me.

A martedì prossimo!

Roberta Giallo

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Crediti Foto: LAPRESSE

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Roberta Giallo Samuele Bersani Sanremo 2021 Willie Peyote

ultimo aggiornamento: 09-03-2021


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