Il musicista sardo ha festeggiato il sessantesimo compleanno pubblicando per la sua etichetta discografica un cofanetto di tre album, tra cui un personale tributo a David Bowie con la voce di Petra Magoni.

PAOLO FRESU

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 (Tǔk Music, 2021)

Per festeggiare i suoi sessant’anni, compiuti il 10 febbraio, il musicista Paolo Fresu ha voluto fare le cose in gran stile. Non poteva essere altrimenti, considerando l’elevata caratura umana e artistica di cui è dotato. Come regalo per se stesso, ma soprattutto per i suoi tanti estimatori, ha pubblicato uno splendido cofanetto per la Tǔk Music, la sua etichetta discografica che nel 2020 ha celebrato il decimo anniversario di vita, contenente tre album, ossia la ristampa dell’ormai introvabile Heartland del 2001, più due nuovi lavori: The Sun On The Sea e Heroes – A Tribute To David Bowie, registrati negli ultimi mesi dello scorso anno. Una bella full immersion nel caleidoscopico universo jazz di Fresu, artista capace di creare equilibri perfetti tra anima e maestria, grazie anche all’apporto di “compagni di viaggio” con cui sceglie di «condividere la gioia del fare musica assieme raccontando ciò che sono e ciò che vorrebbero essere».

Il percorso è in crescendo, partendo dal primo capitolo Heartland in tàndem con il cantante belga David Linx e il pianista olandese Diederik Wissels, a cui si aggiungono eccellenze quali il contrabbassista svedese Palle Danielsson e il batterista norvegese Jon Christensen, con interventi del quartetto d’archi formato da Igor Semenoff, Cécile Broché, Dominica Eyckmans e Jea-Paul Dessy. Undici composizioni firmate a turno dagli stessi Fresu, Linx e Wissels che seguono una scia sonora rarefatta, uniforme e compatta, senza particolari picchi, dove – oltre alla title track – spiccano episodi come Standing My Ground, Sleep (Emma’s Lullaby) e Rest From The World. Chiude il disco l’intensa Ninna nanna pitzinnu con testo in sardo logudorese del poeta Antioco Casula Montanaru.

Il secondo capitolo The Sun Of The Sea, vede al fianco di Fresu il bandoneista Daniele Di Bonaventura e il violoncellista – ha registrato a distanza dal Brasile – Jaques Morelenbaum in un’alternanza di brani editi (sei) e inediti (quattro) uniti da un soffio evocativo di grande suggestione, dove ognuno ricama mirabilmente il proprio intervento con delicatezza e lirismo. Accanto a pagine personali (I nostri occhi, i nostri pensieri, Un valzer a Lapedona, Ar livre) trovano posto riletture di Antônio Carlos Jobim (O que tinha de ser), Vinícius de Moraes (Samba preludio), Fabrizio De André (Preghiera in gennaio) e Víctor Jara (Te recuerdo Amanda), creando un’aura generale pregna d’incanto.

Ultimo capitolo della trilogia è Heroes, omaggio al Duca Bianco nato dal concerto L’uomo che cadde sulla luna, organizzato dalla Cooperativa “Officine della Cultura” e tenutosi il 21 maggio 2019 a Monsummano Terme (Pistoia), luogo in cui nel 1969 un giovanissimo David Bowie partecipò a una gara canora con la canzone When I Live My Dreams. Nel tributo emerge la funambolica voce (non poteva esserci scelta più azzeccata) di Petra Magoni sostenuta da un variegato combo di musicisti capitanato da Fresu e composto da Gianluca Petrella al trombone, Francesco Diodati alle chitarre elettriche e acustiche, Francesco Ponticelli al basso elettrico e contrabbasso, Chistian Meyer alla batteria e percussioni, più la partecipazione vocale di Frida Bollani Magoni in cinque brani. Tanta energia arriva ascoltando tutto d’un fiato l’intero album, da Rebel Rebel a Let’s Dance, da This Is Not America a Heroes, fino a Where Are We Now?, Life On Mars? e Space Oddity con due strofe introduttive cantate in italiano (Ragazzo solo, ragazza sola).

Curatissimo il libretto interno, impreziosito da un’ampia selezione di foto di Roberto Cifarelli e inoltre da 60 significative parole (in italiano, sardo e inglese) scelte da Fresu per dar forma a una mappa in primis geografica, il cui punto di partenza è ovviamente la Sardegna, che si sviluppa poi in direzioni musicali ed emozionali, tracciando quelle che sono le coordinate essenziali del musicista. Peculiarità grafica è il linguaggio scelto per raccontare questi 60 anni: il Leet, alfabeto composto da lettere, numeri e simboli non alfabetici, dove è decisiva la somiglianza tra le lettere e i numeri/simboli che le sostituiscono. L’immagine di copertina è un assemblaggio di alcuni elementi tratti dalle copertine dei tre dischi (1° “Deserto” di Severino Salvemini; 2° “Summer” di Carlo Giambarresi; 3° “Still Live” di Giorgia Rizzo) ad opera del grafico Oscar Diodoro, intervenuto con la sua arte sia nel gioco di geometrie che nella cover principale e nei pattern che accompagnano il ricco ed elegante booklet: un lavoro non solo di cesellatura e armonizzazione ma anche di straordinaria creatività. In definitiva, un pregevole scrigno – già felicemente andato in ristampa – ideato e realizzato “a regola d’Arte”.

Siti Ufficiali: www.paolofresu.it – www.tukmusic.com

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Crediti Foto: Roberto Cifarelli


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