GRÆ | LA RECENSIONE

Il cantante di Los Angeles, a distanza di tre anni dal precedente “Antiromanticism“, presenta la prima parte del nuovo progetto discografico, “Græ“, ponendo l’accento sul difficile rapporto tra gli stereotipi legati alla sfera maschile e la società.

Nel 2011 durante il Festival di Cannes il contestatissimo regista danese Lars Von Trier, in occasione della storica conferenza stampa con cui venne cacciato per sei anni a causa dell’ormai celebre battuta sui nazisti, pronunciò una frase molto significativa in relazione alla sua tredicesima pellicola “Melancholia: “Io i film li faccio per me, non per gli altri, del pubblico non mi interessa“. Questo approccio, solo a primo impatto straniante ma profondamente oculato nella visione del lavoro totale di un artista, lo troviamo anche in molti musicisti contemporanei, soprattutto stranieri, tra i quali merita una menzione speciale Moses Sumney, il quale ha pubblicato il 21 febbraio 2020 per SoulJagjaguwar la prima parte di “Græ“, progetto discografico che vedrà il suo compimento nel mese di maggio, quando uscirà il secondo e ultimo capitolo.

Un lavoro su se stesso e per se stesso ma che, come capita con i veri creatori, riflette profondamente molti dei problemi, individuali e non, della collettività, espressi attraverso una mutiformità sonora interessante e fluida, che pesca dai riferimenti queer delle esperienze di Perfume Genius e Mikky Blanco oltre che dalle iperproduzioni di Flying Lotus e Childish Gambino, con un uso della rappresentazione fisica caro al capostipite del genere, Arca.

La prima parte della produzione si focalizza su dodici tracce composte da frammenti e spasmi sonori che, passaggio dopo passaggio, sembrano costruire una trama musicale poi disfatta nell’episodio successivo, creando quindi esclusivamente magma armonici, idee, frammenti, con un uso incessante di strumenti diversi, senza mai definire però un genere ben preciso malgrado in alcuni punti, specie nel finale, emerga un sottofondo jazzato fortemente compresso.

L’intero disco si concentra su drammi esistenziali dell’artista ponendo l’accento anche su argomenti di grande attualità, come quello degli stereotipi nell’universo maschile, magistralmente raffigurati in “Virile“, in cui si racconta della “trappola” della mascolinità, diventata una vera e propria ossessione per molti uomini. Il caos sonoro che accompagna queste tematiche viene poi bruscamente interrotto nell’ultimo brano, “Polly“, incredibilmente quadrato e asciutto, supportato soltanto dalla chitarra. Sarà un’anticipazione della seconda parte? Lo scopriremo tra tre mesi.

VOTO: 8/10

AGGETTIVO:  VISCERALE

TRACKLIST:

1. insula
2. Cut Me
3. In Bloom
4. Virile
5. Conveyor
6. boxes
7. Gagarin
8. jill_jack
9. Colouour
10. also also also and and and
11. Neither_Nor
12. Polly

ARTISTA: MOSES SUNMEY

ALBUM: GRAE PART 1

ANNO: 2020

ETICHETTA: JAGJAGUWAR

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