SENZA EREDITÀ | LA RECENSIONE 

Il nome lo prese da una farmacia di Milano nei gloriosi anni novanta, mettendoci un’acca in più. Da lì, come la più accreditata diceria sui felini, il marchigiano Umberto Maria Giardini, al secolo, di fasi e vite ne ha vissute parecchie: chissà, sarà stata forse la cosiddetta schizofrenia del nome, un po’ Umberto, un po’ Maria e un po’ Moltheni, fatto sta che il nostro, partito dalla ridente Sant’Elpidio a Mare, piena di chiese, che il mare però ce l’ha a una decina di chilometri, ha transitato per Roma, Milano, Bologna, Glasgow, Dundee, fino a tornare dove tutti poi sempre torniamo, alle origini. Quantomeno, discograficamente parlando.

Con “Senza eredità” infatti (La Tempesta, 2020), l’artista cinquantaduenne è, per la gioia di molti, di nuovo Moltheni: undici splendidi brani che, se fossero un’immagine, sarebbero quella di un bambino che, all’interno di un film fantastico, in un afoso pomeriggio d’estate permeato dalla noia, si trascina apatico nella soffitta di ogni casa vittoriana che si rispetti, trovando un antico baule pieno di tesori. Eccezion fatta per la più recente “La mia libertà” infatti, i brani che compongono questo disco, che è un compendio di forza e tenerezza, sono proprio frutto del materiale discografico che negli anni Moltheni ha lasciato in quella soffitta e che, paradossalmente, hanno visto la luce proprio nell’annus horribilis 2020, che di luce, per note ragioni, ne ha avuta ben poca.

D’altronde il paradosso, l’iperbole, il sole e luna, sono fra le peculiarità più fondanti di Moltheni, che ancora una volta realizza un unicum discografico: “Senza eredità” è, non a caso, il contrario di ciò che il titolo stesso recita. Sempre sapientemente a metà fra l’oscurità di un lupo mannaro ed il candore di un bambino che sfoglia il suo primo album dei ricordi, Moltheni realizza un album che riesce a mantenere il suo guizzo di immediatezza e fruibilità pur essendo fermamente ancorato ad una ricerca particolareggiata ed ispirata del ricordo che, negli anni, non solo non ha perso smalto, ma si è tradotta in una scrittura musicale e testuale che è riuscita ad indossare una veste contemporanea lucida ed attenta, incantevole e carismatica (“Estate 1983”, “Tutte quelle cose che non ho fatto in tempo a dirti”, “Me di fronte a noi”). Un piccolo gioiellino è insomma quest’ultimo lavoro di Moltheni, che si lascia ascoltare in un crescendo di fascinazione.

VOTO: 8/10

AGGETTIVO: ROMANTICO 

TRACKLIST:

  1. La mia libertà
  2. Ieri
  3. Estate 1983
  4. Se puoi, ardi per me
  5. Il quinto malumore
  6. Ester
  7. Nere geometrie paterne
  8. Spavaldo
  9. Sai mantenere un segreto?
  10. Me di fronte a noi
  11. Tutte quelle cose che non ho fatto in tempo a dirti

ALBUM: SENZA EREDITÀ

ARTISTA: MOLTHENI

ETICHETTA: LA TEMPESTA

ANNO: 2020

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