METAMORFOSI | LA RECENSIONE 

Ne è passata di acqua sotto ai ponti dal lontano 2009, anno in cui l’allora 26enne Veronica Scopelliti, che sarebbe diventata nell’arte e nella musica semplicemente Noemi, sbalordiva la giuria della seconda edizione di X Factor con le celebri note de “I heard It Through the Grapevine”, capolavoro di Marvin Gaye: quell’edizione non la vinse ma, senza ombra di dubbio, ne uscì più che vincitrice.

Dal primo contratto con la Sony Music alle innumerevoli partecipazioni al Festival di Sanremo, ai numerosissimi premi ricevuti (Wind Music Awards, Premi Lunezia, Nastri d’Argento) passando addirittura per il Guinness dei primati ne 2017 per il maggior numero di concerti eseguiti in dodici ore, Noemi è, attualmente, una delle voci femminili italiane più apprezzate della nostra discografia, e a testimoniarlo non sono solo i numeri – dalle milioni di visualizzazioni su YouTube alla folle dei suoi concerti – ma anche gli attestati di stima da colleghi esimi quali Neffa, Fiorella Mannoia, Fedez, Fabrizio Moro, tanto per fare qualche nome, che con lei hanno duettato.

Ma che ne è rimasto di quella ragazza timida dalla voce potentissima alla quale la buonanima di Morgan faceva cantare quella che per Rolling Stone è la più bella canzone italiana del nuovo millennio, “Altrove”? Ahinoi, poco e niente. L’ultimo della cantante romana, “Metamorfosi”, che contiene il fortunato inedito sanremese “Glicine”, fuori per Red Sap Music/Sony Music, è un album di undici tracce in italiano piatto come un preoccupante ECG. Noemi canta di cambiamento, di Metamorfosi, per l’appunto, ma … Se il cambiamento c’è stato, non ce ne siamo davvero accorti. Testi che cercano disperatamente di essere originali raccontando la bellezza del quotidiano in realtà si rivelano un goffo tentativo di dare un’angolazione “altra” delle cose”, il tutto spalmato su un sound privo di colori, un pop smorto e tutto uguale che non dà alcuna rilevanza al bel timbro e all’intensità interpretativa di Noemi, così vicini a quelli della compianta Janis Joplin e così soffocati dal lacerante cumulo di banalità che è questo album. “Metamorfosi” è l’occasione mancata di Noemi, la quale ha espletato un cursus honorum, soprattutto vocalmente, davvero notevole, ed è davvero un peccato che un talento così genuino, non artefatto e raro, venga messo al servizio di canzonette che non lasciano segno alcuno, neanche brutto, come brutto è il segno che ciò denota, perché il fatto che l’ascolto di un disco lasci completamente indifferenti è molto peggio che ascoltare un lavoro che ha il merito, perlomeno, di generare una sensazione. Sia essa anche l’orrore, perché vorrebbe dire che il disco è vivo. “Metamorfosi”, invece, è un lavoro più morto che mai, vuoto e tenue come una fragranza profumata sbiadita dall’evaporazione. Se Noemi pensava che fosse questo il disco della cosiddetta “maturità”, decisamente si sbaglia. Il talento, però… Quello non muore mai, e Noemi ne ha da vendere. Tutto sta nel trovare la luccicanza, direbbe Kubrick, e cavalcarla abbracciando, perché no, anche un po’ di rischio.

VOTO: 5/10

AGGETTIVO: PIATTO 

TRACKLIST:

  1. Metamorfosi
  2. Ora
  3. Si illumina
  4. Glicine
  5. L’amore è pratica
  6. Glicine
  7. Senza lacrime
  8. Tu non devi
  9. Solo meraviglie
  10. Big Babol
  11. Musa

 

 

ALBUM: METAMORFOSI

ARTISTA: NOEMI

ANNO: 2021

ETICHETTA: RED SAP MUSIC/SONY MUSIC

Segui OA PLUS su INSTAGRAM

Metti “Mi piace” alla PAGINA OA PLUS

Clicca qui per iscriverti al GRUPPO OA PLUS

 


Rubrica, DISCOTECHÈ. “Live in Rome” di Battiato e Alice

Giuni Russo: “Energie” è più di un “semplice” capolavoro