“Non mi fai paura” è il brano di Guido Guglielminetti interpretato da Laura Ciriaco contro la violenza sulle donne

È più di un anno che il mondo è assediato dall’emergenza epidemiologica da COVID-19. Ormai le notizie riguardanti la pandemia occupano la maggior parte della nostra quotidianità, relegando al margine altre scottanti questioni. La violenza contro le donne c’è e continua a mietere moltissime vittime, troppo spesso affogate nel marasma mediatico in cui viviamo. A tenere desta l’attenzione e soprattutto la sensibilità sul tema viene in aiuto la musica. Dal 13 marzo scorso è disponibile su Spotify Non mi fai paura, brano di forte impatto cantato dalla brava Laura Ciriaco già apprezzata a The Voice Of Italy 2018 e scritto da Guido Guglielminetti, eccellente musicista noto per le sue importanti collaborazioni con Lucio Battisti, Ivano Fossati, Mia Martini e Francesco De Gregori, giusto per citarne alcuni, autore di canzoni come Un’emozione da poco (Anna Oxa), La nave (Mina) e Notte che verrà (Loredana Bertè). Ma non è tutto. Giuglielminetti ha voluto al suo fianco nella produzione Lalla Francia, donna valorosa e artista di grande esperienza musicale che ha individuato in Laura Ciriaco la voce giusta per interpretare in modo convincente un brano che tocca un argomento così delicato; inoltre ha curato le parti relative ai cori realizzati nello studio di registrazione dell’Accademia09 di Milano dove insegna coinvolgendo le sue allieve.

«Non mi fai paura – dichiara Guido – è una canzone nata quasi di getto, come se fosse già nella mia testa e aspettasse di essere messa in note e parole, che parla di violenza sulle donne ma anche della profonda radice psicologica e culturale da cui essa nasce: la falsa credenza insita negli uomini che forza fisica equivalga a superiorità intellettuale e spirituale rispetto alle donne». Musica e testo, in aggiunta alla voce della Ciriaco, mirano a ristabilire la verità, mostrando una donna forte che sbugiarda l’inferiorità morale, emotiva e intellettuale di un uomo che usa violenza contro di lei, la sua scarsa virilità proprio nel momento in cui afferma la sua forza fisica, svelando infine una donna che ha acquisito consapevolezza e per questo può dire fiera “non mi fai paura”.

«Ci sono uomini che sono talmente ignoranti – continua Guglielminetti – da vivere con disagio l’evoluzione femminile, che si sentono sempre più inutili e che quindi per esibire la loro mascolinità non trovano altro mezzo che la violenza. “Il tuo ridicolo maschilismo è un surrogato del pene che tu continui a esibire, però non ti conviene” è uno dei versi della canzone che ha il duplice intento di spronare tutti gli uomini a prendere coscienza dell’enorme problema della violenza e a prendere le distanze dai vecchi stereotipi da cui trae origine e allo stesso tempo di far capire alle donne che, una volta scoperto il trucco, tutta la potenza del maschio-macho si sgonfia e rivela la sua fragilità. Insomma, un piccolo strumento di liberazione maschile e femminile. Sono consapevole che una canzone non basta. Magari fosse così! Del resto, l’idea di questa canzone è nata durante il lockdown di un anno fa. Allora ho pensato che la convivenza forzata avrebbe portato a molte separazioni e al conseguente comportamento aggressivo, possessivo e infine violento di molti uomini. Purtroppo così è stato. È dunque un fenomeno molto più diffuso e pervasivo di quanto ci rendiamo conto, pur con tutte le lodevoli campagne di sensibilizzazione e tutela delle donne».

Il brano è una condanna alla violenza sulle donne e allo stesso tempo un monito agli uomini di ogni età, estrazione e provenienza a far sentire maggiormente la loro voce. L’intento è quello di fare della canzone un mezzo per parlare di più della violenza maschile sulle donne e non di usare quest’ultima come un mezzo per far parlare della canzone. Questo è il motivo per cui si è deciso di affidarne la circolazione non ai canali ufficiali e tradizionali ma a quella rete di attivismo, associazionismo, mutuo appoggio che ogni giorno lodevolmente si batte affinché questa piaga non appartenga più al futuro delle donne ma a un passato remoto.

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