Aiazzi e Maroccolo, ovvero, l’altra metà dei Litfiba, quella più artistica e dotata, ci regala un disco infernale intitolato “Mephisto Ballad”.

Una sorta di viaggio a ritroso verso i tempi cupi degli anni ’80, schiacciati fra il dilagare dell’eroina e l’incubo di un’apocalisse nucleare.

Come d’altronde i tempi sono cupi oggi, anche se di tutt’altra natura, fatti di solitudini immerse nel nuovo medioevo digitale, di umanità smarrita di fronte alle fratture della Storia, siano esse pandemie o radicali cambiamenti economici e sociali.

Antonio “Marchese” Aiazzi e Gianni “Marok” Maroccolo hanno deciso di festeggiare a modo loro i quarant’anni di quei Litfiba, che con tutta probabilità sono stati una delle band più importanti del rock alternativo tricolore, anche se solo nella sua fase iniziale, la cosiddetta Trilogia del Potere, quella appunto con dentro Maroccolo al basso, Aiazzi alle tastiere e  il povero Ringo De Palma alla batteria.

Aiazzi e Maroccolo, ovvero, l’altra metà dei Litfiba, quella più artistica e dotata, ci regala un disco infernale intitolato "Mephisto Ballad".

Un progetto che non ha nulla, ma proprio nulla, di commerciale, come d’altronde tutta la produzione della coppia post Litfiba, sia quella in formazione Beau Gest, assieme a Francesco Magnelli, sia quella dei singoli componenti. Con Maroccolo sugli scudi a traghettare quel meraviglioso progetto rock naif che erano i CCCP in quei C.S.I., che solo a scriverlo ci vorrebbe un’enciclopedia, diventati la band di riferimento per tutti i musicisti rock dagli anni ’90 in poi e successivamente sfociati in PGR. Senza contare le infinite produzioni (Marlene Kuntz,Timoria, Yo Yo Mundi, Bandabardò, solo per citarne alcuni) e collaborazioni.

Più sobrio ma altrettanto di spessore è stato il percorso artistico del Marchese Aiazzi. Oggi si ritrovano a suggello di un’amicizia che dura dai tempi di via Dei Bardi, in quella cantina oscura e malsana, dove “Mephisto Ballad” emise i primi vagiti. Con Bruno Casini, giornalista e animatore culturale, decisero di ideare una performance speciale per il carnevale 1982: la Mephistofesta. Per l’occasione composero “EFS 44 (Ethnological Forgery Series)”, da cui venne poi estratto il frammento contenuto nell’EP “Guerra“.

”Brano oscuro, minimale e ipnotico. Una processione funebre allucinata e lisergica su un tappeto di suoni analogici e nastri rovesciati. Un magma infernale che oggi diventa “ una sorta di ‘sonata dark’ per  e bassi saturi” alla quale  partecipano anche Flavio Ferri ai synth e alle chitarre e Giancarlo Cauteruccio nelle vesti di diabolico corifeo.

Il “tardodiscodark” di Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, “MEPHISTO BALLAD”, vedrà la luce il 26 febbraio 2021 per Contempo Records/Goodfellas e sarà pubblicato in digitale da Ala Bianca.

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