Di Marta Scaccabarozzi

Nuova tappa del viaggio di Cortese: Hiroshima! Così si intitola il nuovo singolo dell’artista in continua crescita ed evoluzione. Lo abbiamo incontrato. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Benvenuto Cortese! Partiamo da Hiroshima, il tuo nuovo singolo. Convinci chi ancora non l’ha fatto a correre su Spotify per ascoltarlo.

 

Grazie! Hiroshima è una canzone per quelli che amano le produzioni un po’ alla vecchia maniera, la musica suonata, il  gusto per il  lo-fi, per i nostalgici dell’analogico, per gli amanti delle parole, dei ritornelli, delle canzoni d’amore, è figlia di una gestazione creativa lenta e sincera.

 

Gli ultimi dodici mesi hanno rappresentato per te un nuovo inizio e da quell’X Factor del 2008 di tempo ne è passato. Tu come sei cambiato?

 

Sono cambiato molto e continuamente. Ho sempre amato gli artisti come Battisti in Italia e Bowie all’estero,  camaleontici e in continua evoluzione ma sempre fortemente autentici e riconoscibili, sono cresciuto con questi miti e ho fatto le mie scelte artistiche nel mio percorso di conseguenza. Negli ultimi dodici mesi poi, in seguito a nuova musica scritta con un nuovo linguaggio rispetto al mio passato, ho concepito questo nuovo progetto che mi piace considerare una sorta di ri-esordio, motivo per cui ho deciso di utilizzare semplicemente il mio cognome come nome d’arte.

 

Anche l’utilizzo del tuo solo cognome rappresenta forse un alleggerimento, una voglia di concretezza e di “badare al necessario”. É così?

 

Esatto. La voglia di leggerezza e verità, di una poesia tanto concreta quanto necessaria è un elemento fondamentale sotto questa mia nuova pelle.

 

Da sempre esiste un forte legame tra la musica italiana e quella sudamericana. Tu hai avuto un’esperienza importante in Cile nel 2015. Ce ne parli? Quanto quella cultura ha influenzato le tue produzioni?

 

Nel 2015 ho vinto il Festival Internazionale della Canzone di Viña Del Mar, un’esperienza incredibile: cinque notti sul palco della  Quinta Vergara della città di Viña Del Mar (accanto a Valparaíso, patria di Pablo Neruda) davanti a 20.000 spettatori e 60 milioni di telespettatori collegati da tutti i paesi di lingua spagnola in Sudamerica.La cultura legata a certa canzone d’autore del folklore e anche del rockd’oltreoceano ha fatto particolarmente breccia in me: VioletaParra, Jorge Gonzales, Intillimani, Pedro Aznar,Charly Garcia. Tutti artisti meravigliosi che nella loro carriera si sono tra l’altro sempre espressi liberamente pagandone le conseguenze col carcere, la censura, l’esilio in periodi storici non felici da quelle parti. E qui qualcuno si scandalizza se per una volta uno come Fedez prende una posizione netta e coraggiosa in tv dicendo le cose come stanno in merito a certe questioni da Medioevo.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dopo Hiroshima? Puoi anticiparci qualche cosa del prossimo futuro?

 

A Giugno pubblicherò un quarto singolo di questa serie di canzoni che raccontano diverse sfaccettature dell’amore e che ad Ottobre andranno a finire in un album, il mio primo da Cortese.

 

Ultimo spazio completamente dedicato a te: usa questo megafono virtuale per aggiungere ciò che vuoi a questa chiacchierata.

 

Sarei scontato se aggiungessi un augurio di ripartenza in questo periodo, anche perché sono convito che presto ci sarà, ne sentiamo tutti l’urgenza. Io mi auguro che le persone, soprattutto i giovanissimi, non perdano l’abitudine ai sogni, alla curiosità, alle passioni, alla bellezza, che sono il motivo principale per cui quelli come me hanno scelto di fare questo mestiere.

 

LEGGI QUI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO DEL MEI.

 

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Crediti foto: Mei


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