Di Roberta Giallo

È mezzanotte. Oggi inizia Sanremo e me ne ero dimenticata. Giuro!

Me lo ha ricordato un amico poco fa al telefono, scrivendomi, “ci aspetta una settimana pesante”, alludendo al festival. Non faccio nomi, ma tant’è.

Bene, me ne ero dimenticata. Non perché non sapevo che a marzo prima o poi ci sarebbe stato il festival; ne sento costantemente parlare e, in tutta onestà, io stessa ne parlo volentieri, anzi, mi diverto molto ad evocarne protagonisti e comparse, più o meno remoti, più o meno recenti, con amici e compagni/e di chiacchiericci leggeri.

(… oltretutto domenica sera è andata in onda su OA Sport “Sanremo Battle” una puntata tutta dedicata alla storia sanremese, e io ero tra gli ospiti, insieme a Michele Monina e Francesca Alotta, felice come una pasqua nel ricordare certe canzoni/aneddoti/momenti).

Allora: non me ne ero “accorta” che fosse proprio domani semplicemente perché: 1, non faccio caso alle date e, 2, perché Sanremo è da tempo più il contorno che le canzoni, più  il “purché se ne parli” che la ricerca attenta e meticolosa alle sfumature della musica che circola nel nostro paese. Più il ricordarsi “che succede?” piuttosto che il podio.

Mi si consenta un’osservazione: quale sarebbe poi la musica che circola ed è circolata in Italia nel 2020 e 2021?
Questo resta un mistero per me, dal momento che tutti i luoghi della musica dal vivo sono chiusi, A PARTE LA TV, più o meno da un anno.

Parliamoci chiaro: la musica non circola più dal vivo, è momentaneamente morta.
Semmai circola digitalmente, sulle piattaforme streaming, sui pixel dei nostri telefoni in “scorrimento verticale”, come direbbe Samuele Bersani, o sugli schermi dei nostri pc, oppure, dove ci siano ancora fruitori di un certo tipo, nei lettori CD o nei giradischi ( – esemplari rarissimi di umani coloro che ascoltano la musica da qui).

Ognuno in solitudine può ricorrere all’ascolto quando vuole (dove un po’ meno, visto il coprifuoco e il blocco tra le regioni); ma la musica come “rituale” d’incontro, come momento d’aggregazione sociale, umana,  ludica, è morta.  Ed è nel sepolcro da molto più di 3 giorni…

Risorgerà?

Io spero ancora che risorga, ci spero tanto, e mentre lo dico voglio crederci, agendo per fede.

Torniamo a noi.

Riassumendo: la musica dal vivo è morta in tutta Italia, ma Sanremo invece si farà: sapete perché?

Se si farà con tanto di megalomanie oppure in formula più striminzita non lo so, ma si farà, e si farà perché non sarà un concerto, non sarà uno spettacolo dal vivo, non sarà musica-live vera e propria: sarà TV.
Niente di meno e niente di più di uno spettacolo televisivo, simile allo streaming, unica cosa consentita in questi tempi miseri, bui, soli… tempi di DAD!

Forse finalmente diventerà di pubblico comprendonio qualcosa che cercavo di spiegare da tempo immemore: la musica non è in TV, la Musica italiana non è Sanremo. Sanremo non rappresenta la musica italiana, solo una piccolissima fettina, la fettina “televisiva”(un anno magari dà più spazio a certe realtà, l’anno dopo ad altre ma…)…

Sanremo è una sottiletta.

Tenetelo a mente.

Una sottiletta.

E Sanremo stesso ammette di essere una sottiletta  proprio per legittimarsi, per giustificare la sua fattibilità in questi tempi di durissime restrizioni , perché se fosse uno spettacolo dal vivo vero e proprio (ovvero partecipato, applaudito, fruito
in presenza), non potrebbe farsi durante il secondo anno del COVID-19.

Quindi?
Quindi tutti dovrebbero aver capito che la Musica è un’altra cosa, soprattutto la Musica e gli Spettacoli dal Vivo sono un’altra cosa e hanno una vita assai diversa: per tutti coloro che facevano spettacoli e concerti dal vivo la situazione oggi è più simile a parole come “chiusura”, “disoccupazione”, “stasi”, “cassa integrazione” (quando va benino), lavorare a casa per costruire progetti con la consapevolezza di una “costante incertezza”, anche se pare che dal 27 Marzo riaprano i teatri…

Festeggiamo?

Così sulla carta sembra una bellissima notizia, ma staremo a vedere. Io attendo. Col tempo sono diventata
un po’ diffidente. Consentitemelo.

Nel frattempo, torno a rimarcare, io vedo 2 musiche, 2 Italie. Quella di Sanremo/della TV e quella degli altri festival, quella dei premi e dei contest e quella dei musicisti e degli artisti che chiedono ristori e interventi concreti da parte della politica, interventi urgenti-e-ingenti che possano salvare un paese che canta sulle proprie macerie. E prima ancora che “il paese”, i lavoratori dello spettacolo e la loro dignità, come esseri umani e come professionisti.

Perdonatemi, non sono pessimista, ma realista.

E lo ripeto ancora, fino allo sfinimento, ora vedo due mondi: quello scintillante della tv e quello stanco e affamato degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo che stanno cercando di avanzare richieste di soccorso e di risorse necessarie, di fare qualcosa…

Ne abbiamo parlato domenica pomeriggio al Flash Mob #Senzafestival – (pubblicato sua pagina FB @Rete dei Festival), dibattito on line moderato da Giordano Sangiorgi, che ha visto l’intervento di addetti ai lavori e artisti, tutti uniti nel dichiarare le difficoltà e le incertezze insormontabili di un momento inedito della nostra storia.

E di queste difficoltà
hanno parlato anche gli aderenti all’evento che ha volutamente tradito le aspettative di molti, sto parlando di “Ultimo concerto”.

Ecco. Date queste premesse, con quale spirito vedrete o non vedrete Sanremo?
Io ancora non lo so.

Spero non sia un Sanremo retorico. Spero solo questo. Piuttosto divertente, folle e spassoso, ma non retorico. Vi prego.

Certo è che per natura tendo ad ironizzare e ad alleggerirmi per contrastare la pesantezza e i macigni della vita, e se penso a Bugo e Morgan ancor rido… quindi è probabile che per staccare il cervello mi divertirò leggendo i vostri commenti sui social, commenti che nella maggior parte dei casi divertono e intrattengono più del Festival stesso.

Perché Sanremo è soprattutto chiacchiericcio e fenomeno di costume: è appunto il riverente e l’irriverente contorno, a volte stucchevole a volte
spassoso. “Che succede?”.

Se non sbaglio so già per esempio che Alberto Salerno, insieme a Mara Maionchi e Michele Monina commenteranno tutti i giorni le serate, e stessa cosa farà Paolo Talanca, e stessa cosa immagino faranno varie tribù di giornalisti e commentatori su Club House o su altre diavolerie; così come faranno coloro che amano divertirsi sui social, con battute di buono o cattivo gusto…

“Sanremo non è più quello di una volta”, dicono le persone di una certa età, io dico che tutto cambia, e che aspetto speranzosa il meglio. Il
meglio in generale, anche per “sopravvivere” al peggio che aleggia intorno…

E aspetto quel meglio sperando/illudendomi di poter calcare quel palco un giorno, così, anche solo per vedere l’effetto che fa. Dicono tutti, “una gran paura”… vorrei poter confermare o smentire io stessa, e magari farmi una gran risata passato tutto.

Spezzando una lancia a favore, dopo averne spezzate alcune  in altra direzione, oggi dico che la musica italiana a volte è anche passata di là, in effetti sarebbe un po’  sciocco non ammettere che Sanremo ci ha consegnato canzoni epiche e memorabili, “trionfanti” o “perdenti” secondo il volere dei vari e complicati assembramenti di giurie e voti al telefono…

Però, la musica, tenetelo a mente, non è solo quella che passa di là.
Esiste da sempre un sottobosco ricchissimo che probabilmente su quel palco non arriverà mai; un po’ perché a Sanremo spesso e volentieri tornano gli stessi, un po’ perché la TV italiana non è un posto per tutta la buona musica, almeno non per tutte le sue belle sfumature…

Ecco perché servono altri festival: altri e alternativi, realtà di compensazione portate alla ricerca, alla sperimentazione, alla varietà…

Detto questo, stacco.

Buona visione, Buona non-visione. Fate come volete, sarete tutti perdonati! È probabile che io legga le vostre bacheche, per sapere l’effetto che vi fa. Che succederà?

LEGGI QUI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO MEI.

Roberta Giallo

 

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Crediti foto: Mei

TAG:
MEI Musica in Giallo Roberta Giallo Sanremo

ultimo aggiornamento: 02-03-2021


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