Dalla provincia alla metropoli, alla ricerca de “L’America”. E’ questo il titolo del primo disco solista di Gionata, cantautore toscano ex Violacida. Uscito il 18 di ottobre e presente su tutte le piattaforme digitali, “L’America” ( edito da Phonarchia dischi/Audioglobe) è una sorta di diario, una album ricco di sonorità diverse, e ricco soprattutto di vita. A partire dalla copertina.

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Una famiglia allegra dove ci sono attorno ad un tavolo genitori e figlia. Ma dove manchi tu, Gionata. Come mai questa scelta?

“Perché questa foto della mia famiglia quando ancora non ero nato, con babbo, mamma e la mia sorella di 14 anni più grande, mi piaceva molto. Mi piaceva l’immagine ma anche la qualità della foto, questo vintage che conferisce allo scatto un fascino ancor maggiore. Sono partito da questa foto e poi per coerenza ho fatto la stessa scelta anche per le foto interne all’album, tutte foto di famiglia, della storia della mia famiglia. D’altronde ‘L’America’ stessa è un insieme di storie”.

Potrebbe assomigliare a un concept album.

“Un concept album, è vero. Ma che non era stato concepito come tale. Diciamo pure un concept album involontario”.

Qual è la tua parafrasi dell’America?

“E’ un concetto, l’America. E’ la vita che sogni di fare e che non sai se riuscirai a fare. L’insieme dei sogni, delle speranze, delle paure e delle delusioni”.

Un concetto quasi astratto, dunque.

“Astratto ma al tempo stesso molto concreto. Perché la vita che sogno di fare è ben definita, ed è quella del cantautore, quindi c’è un punto di partenza assolutamente definito, chiaro, certo”.

Il passo più importante che hai fatto per dare corpo al tuo sogno?

“Trasferirmi dalla provincia alla città, dalla mia Lucca a Milano. L’ho fatto per ragioni di studio ma anche e soprattutto per la musica, per cercare di svoltare davvero, di andare a cercare in una realtà più grande quello che la ristrettezza della provincia non ti può permettere di trovare”.

Un arrivederci o un addio, quello alla tua Lucca?

“Non so quello che accadrà da qui a dieci o vent’anni, ma so che credo verrà un tempo dove tornerò a vivere comunque in una realtà di provincia, dove per certi aspetti mi riconosco di più”.

Trasferirti a Milano l’hai vista anche come una scelta di maturità?

“Sì, ma non l’unica. Anche quella di non far più parte di band, di ‘correre’ da solo e di farlo con il mio nome di battesimo la trovo una scelta di maturità, di svolta”.  

Quanto di autobiografico c’è nelle storie de “L’America”?

“In tutti i brani c’è il mio mondo, senza dubbio. Frasi e sonorità ricercate, fortemente volute. Le mie canzoni le vedo un po’ come confessioni ad un amico”.

Al primo ascolto, un disco molto cantautorale. Che tradisce anche le tue origini musicali come ascoltatore di cantautori italiani?

“No, proprio no, anzi. Non canto quello che ascolto e che ascoltavo. Mi sono avvicinato alla musica con i Doors e i Sepoltura, il primo disco che ho comprato fu quello dei Panthera. Poi tanto metal”.

Scrivere cos’è, per te?

“Qualcosa di meravigliosamente terapeutico. Direi proprio necessario per vivere meglio”.

Porterai a spasso la tua “America”?

“Lo sto facendo e lo farò. Trovo che far ascoltare la propria musica live, avere un rapporto diretto con chi ti ascolta, sia basilare”.  

E a proposito di date, tutti i live di Gionata e del suo tour successivo all’uscita di “L’America” si possono trovare sulla pagina instagram gionata_gionata

Questa la tracklist dell’album:

1 – Frigorifero

2 – Male che vada

3 – Oceano

4 – 2009

5 – 8-bit

6 – Dinosauri

7 – Ci toccherà ballare

8 – L’America

9 – Vans

10 – Firenze

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TAG:
Gionata L'America Phonarchia dischi/Audioglobe

ultimo aggiornamento: 13-11-2019


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