di Marta Scaccabarozzi

GLI ARCHETIPI DI FRANCESCA DE MORI

Oggi la #NewMusicThursday incontra la cantautrice Francesca De Mori, in occasione della pubblicazione del nuovo e splendido disco “Archetipi”. Francesca, veneta di origini ma residente a Milano, è un’anima multiforme. In lei trovano spazio la musica, il teatro, la danza, la passione per la psicologia e l’alchimia.

Foto da Facebook

INTERVISTA

Ciao Francesca e benvenuta sul sito del MEI. Sei vicentina di origini ma abiti a Milano, dove nasce la tua musica. Racconti qualche cosa di te ai nostri lettori?

Ciao un saluto a voi e ai vostri lettori e grazie per l’intervista. Milano l’ho amata subito, fin dai tempi in cui ci sono capitata per lavoro la prima volta, circa 20 anni fa. Tanta gavetta. Nel tempo ho sentito l’urgenza di esplorare la mia vocalità lasciando emergere voci che mi abitano, voci emotive che sono comuni alla radice comune umana nell’espressione di un’emozione. Significa che ho desiderato riappopriarmi di una vocalità istintiva, spontanea, primordiale.  Ancora di più ho sentito il bisogno di allontanarmi da alcuni “codici” che mi avevano un po’ ingabbiata. Poi oltre ai concerti, mi sono appassionata allo studio e alla ricerca vocale. Ho scoperto anche una vocazione per l’insegnamento, ma secondo studi e approcci differenziati. Il primo album “Altre Strade” l’ho pubblicato nel 2016 e adesso nel 2019 “Archetipi”.

Lo scorso 7 ottobre è uscito “Archetipi”, il tuo nuovo disco. Il lavoro, da un punto di vista  compositivo, mischia in modo armonioso jazz, cantautorato e pop. Le tematiche trattate, invece, vanno dalla psicologia all’alchimia. Come sei arrivata a questo disco decisamente ricco sotto ogni punto di vista?

Ti ringrazio. Dal punto di vista compositivo la scelta è ancora quella di creare un dialogo fra jazz, cantautorato e pop, hai scritto bene. La direzione è stata poi di andare verso sonorità differenti dal primo cd e infatti Salvatore Pezzotti oltre al piano suona anche le tastiere e abbiamo Martino Vercesi alla chitarra nel brano di Etta Scollo, “ I tuoi fiori”. Daniele Petrosillo, bassista e contrabbassista, aveva già scritto le musiche e mancavano i testi. L’idea di scrivere su temi psicologici e alchemici nasce dalle mie letture di Carl Gustav Jung, ma anche dal percorso di formazione in Bioenergetica, che mi hanno offerto spunti con i quali confrontarmi con Daniele Petrosillo che poi ha scritto completando l’opera. Abbiamo voluto rappresentare un ritorno alle origini, un viaggio musicale di sola andata verso un modello ancestrale, e per questo universale, che accomuna tutti.

I brani presenti in “Archetipi” sono 7 inediti e 2 cover, “Gaia il pianeta blu, il mago, i tuoi fiori” di Etta Scollo e “Hommage a Violette  Nozières”di Demetrio Stratos. Siamo curiosi di sapere qualche cosa sui brani inediti e sul perché tu abbia deciso di reinterpretare, nel tuo stile, proprio queste 2 cover.

L’album contiene sette brani inediti scritti da Daniele Petrosillo – bassista e contrabbassista- e arrangiati da Salvatore Pezzotti – pianista e tastierista – e un brano per piano solo scritto dallo stesso Pezzotti. L’omaggio è stato fatto a Etta Scollo con il brano “ tuoi fiori” – ospite alla chitarra è Martino Vercesi- e “Hommage à Violette Nozières” di Demetrio Stratos. Quest’ultimo un grande artista avanti anni luce nella sperimentazione vocale e che afferma, in un’intervista, che il processo vocale non è questione di capacità, è questione di capacità mentale. Il suo lavoro non si basa sulle capacità canore ed è stato di rendere per tutti accessibile nuove tecniche da lui scoperte. Il suo grande merito è quello di aver recuperato la voce come strumento salvifico, il lavoro presintattico del linguaggio, perciò il canto ancestrale e il canto sperimentale non sono una convenzione. Il brano che abbiamo scelto appare nell’album del 1978 “Gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano”. Il tema della canzone tratta di un personaggio veramente esistito, della pazzia, del sentirsi imprigionati e quindi della parte ombra dell’archetipo del Folle. Abbiamo avuto il privilegio di avere Riccardo Misto all’overtone singing, un grande musicista e maestro che è stato anche mio insegnante di Nada Yoga. Gli archetipi sono modelli universali e profondi del funzionamento psichico, sono immagini di valore universale a cui ritorniamo in alcuni momenti della nostra vita per attingere energia e per superare momenti di difficoltà. Ci appartengono, ma se non li risvegliamo spariscono, i fenomeni di massa possono indebolirne o meno la forza. Archetipo, principio, è anche la musica e gli elementi che la costituiscono. Archetipo è Madre Terra. Abbiamo dedicato il brano “Gaia” al nostro amato pianeta blu. Archetipo sono l’Amante, il Mago, il Ribelle, l’Innocente, tutti affrontati nei testi e musicalmente secondo la maestrìa di compositore e arrangiatore.

“L’archetipo non vive solo nell’individuo ma anche fuori, nel suo ambiente. Il mondo archetipico è eterno, al di fuori del tempo ed è dovunque. Ove si impone un archetipo, possiamo tenere conto dei fenomeni sincronistici, cioè di corrispondenze acausali, di fatti ordinantisi parallelamente al tempo.” Queste sono parole di Carl Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista e antropologo. Una doverosa premessa per poter trasmettere, lo spero, il senso della potenza trasmessa dalle immagini di cui potrete nutrirvi ascoltando i brani musicali.

Valore aggiunto di “Archetipi” è la squadra di musicisti che ha lavorato con te. Su tutti Walter Calloni alla batteria, ma ricordiamo con piacere anche Martino Vercesi , Riccardo Misto, Daniele Petrosillo e Salvatore Pezzotti. Come hai scelto questo team e come è stato collaborare?

Daniele Petrosillo e Salvatore Pezzotti  sono i musicisti con cui ho preparato e studiato tutti i brani. Musicisti e persone speciali con cui collaboro da anni così come lo sono Walter Calloni, un nome storico della musica italiana e della batteria, che ha senz’altro  impresso all’album la sua grande bravura ed energia mostrandosi entusiasta fin da subito,  e Martino Vercesi e Riccardo Misto, tutti musicisti di grande spessore e bravura.

La tua biografia è ricca di spunti interessanti che fanno capire quanto la tua personalità artistica sia caleidoscopica. Musica, teatro, bioenergetica, massaggio sonoro armonico. C’è un elemento, dentro di te, che accomuna tutte queste attività?

C’è un’esigenza di coerenza, ricerco ciò di cui io stessa ho bisogno. Sono curiosa, non mi basta una sola visione e di uno stesso argomento e mi appassiono con la speranza di arrivare a un punto di comprensione più sfaccettata possibile. Peccato che più mi addentro negli argomenti, nelle esperienze, più mi accorgo che non esiste un punto di arrivo e mi sento sempre daccapo. Ma forse è questo che mi intriga.

Un disco come “Archetipi” si presta senza ombra di dubbio alla dimensione live. Hai in progetto un tour per presentarlo al pubblico anche dal vivo?

Assolutamente! Ora mi occupo della promozione che mi appassiona molto e nel frattempo sto pianificando alcune date per il live per i prossimi mesi. Se i vostri lettori vorranno potranno avere tutte le informazioni seguendo pagina e profilo fb e Instagram.

 

 

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Archetipi Francesca De Mori

ultimo aggiornamento: 07-11-2019


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