Recensioni. A 32 anni Michael Kiwanuka scrive il disco perfetto - OA Plus

Con all’attivo un tour di apertura ad Adele nel 2011, un contratto con la Polydor, una nomination al Premio Mercury, brani utilizzati in alcune fra le serie americane più famose del momento, “Big Little Lies” e “When They See Us” (rispettivamente il brano “Cold little heart” e “Love & Hate), due fortunatissimi album in studio (“Home Again” del 2012 e “Love & Hate” del 2016), il talentuoso Michael Kiwanuka è considerato, poco più che trentenne, una leggenda vivente del soul. Definizione decisamente riduttiva se messa in relazione alla poliedricità che caratterizza questo straordinario artista nato a nord di Londra ma che affonda le radici nel lontano stato dell’Uganda, che con quest’ultimo lavoro in studio, intitolato semplicemente “Kiwanuka”, (Universal Music), prodotto da Inflo e Danger Mouse, raggiunge senza ombra alcuna di dubbio la sua akmè artistica più alta.

Queste le parole con cui Kiwanuka introduce il disco, già anticipato in estate dal singolo “You Ain’t The Problem”: “The last album came from an introspective place and felt like therapy, I guess. This one is more about feeling comfortable in who I am and asking what I want to say. Like, how could I be bold and challenge myself and the listener? It is about self-acceptance in a more triumphant rather than melancholy way. It’s an album that explores what it means to be a human being today.” Ed in effetti in questo album finalmente Kiwanuka si manifesta e si libera. Nei quattordici splendidi brani di questo lavoro che si potrebbe ascoltare per ore ed ore in loop c’è tutto: c’è la catarsi, la cura, l’esegesi, la ricerca, la purificazione e la contaminazione; insomma, c’è tutta l’essenza di questo artista sapientemente raffinato che con peculiarità ed uno stile oramai inconfondibile ha saputo tessere e brillantemente intrecciare le fila del blues, del soul, del jazz, del folk e del pop con risultato magistrale, il tutto sublimato da una voce qui delicata qui potentissima, cristallina e dal suono lineare ed energico.

Accostato, a ragione, ad artisti del calibro di Bill Withers, Randy Newman e Terry Callier, quest’ultimo di Kiwanuka è un album indubbiamente maturo e composito, magistralmente scritto e in cui l’accortezza per il dettaglio è tutto fuorché marginale. Il sound del disco si rivela filmico ed affascinante, accattivante nella sua continua iridescenza ed esplorazione, Kiwanuka pertanto porta a casa un disco che è un viaggio alla scoperta, all’affermazione e all’accettazione di sé, decisamente ben riuscito e risolto. Un ascolto imprescindibile.

VOTO: 9/10

AGGETTIVO: SUBLIME

TRACKLIST

01 You Ain’t the Problem
02 Rolling
03 I’ve Been Dazed
04 Piano Joint (This Kind of Love) [Intro]
05 Piano Joint (This Kind of Love)
06 Another Human Being (Interlude)
07 Living in Denial
08 Hero (Intro)
09 Hero
10 Hard to Say Goodbye
11 Final Days
12 Interlude (Loving the People)
13 Solid Ground
14 Light

 


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