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Interviste

Altamarea, i retroscena dei quattro amici di Udine: «Ci vedono come la band acqua e sapone. Ma di cose rock ne abbiamo fatte» – L’INTERVISTA

Ame, Gio, Cox e Lorenz: i quattro componenti della band pop-rock degli Altamarea si raccontano in un’intervista a tutto tondo, svelando retroscena indicibili

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Altamarea, l'intervista
Gli AltamareA in uno scatto promozionale di Tiziana Moccia

Una voce apparentemente innocua a cui si lega un quartetto dichiaratamente rock, nel senso più lato del termine. Parliamo di Amedeo Serafini e dei restanti AltamareA, ovvero Giorgio Parisi, Riccardo Cozzi e Lorenzo Buttà. La band di ragazzacci dal viso acqua e sapone, che giocano a fare un pò gli Oasis e un pò Olly, ha un album alle spalle e uno in costruzione, anticipato dai recenti singoli acchiappa fan “Mai abbastanza” e “Come i Gallagher”.

Una storia da scrivere, passo dopo passo, nata per caso da passioni comuni, tanto lontana dall’attivismo politico quanto vicina ai disagi sociali e ai tormenti giovanili. È la storia di quattro amici ventenni ritrovatisi in una città del Nord governata dalla Lega, che hanno già tanto da raccontare, sia per i momenti che li ha visti protagonisti sul palco della gavetta sia per quelli condivisi nel retropalco della vita.

L’INTERVISTA AGLI ALTAMAREA

Amedeo chi sono, come e quando nascono gli AltamareA?

Gli AltamareA sono un gruppo pop rock nato a gennaio 2020 da una mia idea poi condivisa con tre amici. Io e Giorgio (il chitarrista) eravamo nella stessa classe e quindi è stata la prima persona a cui ho proposto di formare questo progetto di musica inedita. L’invito si è poi esteso a Samuele, il precedente batterista, con cui suonavo in una cover band ed infine a Cox (il nostro bassista), che posso definire un amico ritrovato poiché avevamo suonato insieme in una band formata quando avevamo 16 anni.

Oggi il nostro batterista è Lorenzo, anche lui un amico ritrovato che ha preso il posto di Samuele circa un anno fa. Ci piace dire che la nostra musica rispecchia la quotidianità di quattro ventenni di una città non troppo grande che è Udine. Infatti i nostri brani sono tutti autobiografici, parlano di ciò che principalmente vivo io ma alcune canzoni racchiudono sentimenti di altri membri del gruppo, che mi hanno concesso l’onore di scrivere su carta le loro emozioni.

La tua voce è fortemente pop, come ti trovi nelle vesti di frontman di una band che si definisce rock?

Diciamo che il nostro gruppo trova adeguata la definizione pop-rock, appunto perché la mia voce incontra le sonorità magari un po’ più aggressive della musica composta dagli altri membri del gruppo. Sono consapevole di non avere la voce più graffiata del momento, ma tutti e 4 lo siamo ed è fondamentale che il nostro stile si adegui a ciò che i componenti possono offrire così da non sfociare in un prodotto che non rispecchi la nostra identità.

Giorgio, il chitarrista in genere soffre per un ruolo per lo più visto di secondo piano rispetto al cantante. Tu come vivi la tua esperienza negli AltamareA e a chi ti ispiri?

Magari solo agli inizi, abbiamo fatto un bel po’ di rodaggio e sappiamo quando è il caso di mettere in risalto più la voce o la chitarra. Questo discorso è da ampliare a tutti i componenti del gruppo, anche Lorenz e Cox.

Per quanto riguarda la mia fonte d’ispirazione, diciamo che una volta iniziato a far musica non idolatri più nessun “guitar hero” nello specifico ma piuttosto cerchi di prendere ispirazione da uno e dall’altro. Se dovessi fare un nome, direi che sia per modo di suonare e presenza scenica, faccio spesso riferimento a John Frusciante.

Tu e Amedeo siete un po’ “Come i Gallagher”? Cosa vi accomuna e come nasce il singolo?

Nonostante l’idea di “fare una canzone stile Oasis” partisse dalla fusione della mia mente con quella di Cox, penso che in qualche modo il mio subconscio mi stesse suggerendo di scrivere una canzone che descrivesse il rapporto che c’è tra me e Ame, da qui forse anche la similitudine presente nel titolo.

Io e Ame siamo veramente due fratelli acquisiti. Ci conosciamo ormai da anni e abbiamo sviluppato un bel rapporto. Atipico, ma saldo. Sulla musica ci fidiamo ciecamente l’uno dell’altro, ma su tutto il resto il litigio è sempre in agguato. Lui sa come stuzzicare me e io so come stuzzicare lui. Lasciateci ringhiare un po’, poi facciamo pace. Non preoccupatevi.

Riccardo, sbaglio o il bassista invece è più in rivalità con il chitarrista? Ti piacerebbe un progetto solista?

Non è una rivalità alla fine, io e Gio siamo quelli che in fin dei conti compongono la parte armonica e musicale di gran parte delle canzoni, trovando successioni di accordi sensate, riff orecchiabili e ideando bene una struttura della canzone; quindi, collaboriamo un sacco in quella parte. Ovviamente lo strumento a cui mi lego di più quando si suona live è la batteria, successivamente ascolto le chitarre e la voce, ma in fase compositiva si è tutti sullo stesso piano e si ascolta ogni idea a 360°.

Per quanto riguarda il progetto solista invece, devo dire che mi piacerebbe molto, supporto molto gli album solisti perché permettono di mostrare un lato di te che la gente magari non conosce o non avrebbe mai immaginato. Il mio problema è che non so scrivere testi, quindi per ora quelle poche bozze che ho sono tutte strumentali.

Il bassista del rock italiano più famoso al momento è una donna: Victoria De Angelis dei Maneskin. Che ne pensi?

I Maneskin li ho scoperti guardando XFactor e devo dire che li ho tifati. Victoria è forse la loro ciliegina sulla torta, mi ha attratto fin da subito, ha una grandissima presenza scenica ed il basso le dona alla perfezione. Però alla fine direi che è forse esagerato dire che sia la miglior bassista del rock italiano, lo è dal punto di vista scenico magari, che al giorno d’oggi va molto di moda, ma non da quello tecnico, che alla fine è quello che secondo me conta di più.

Lorenzo, il batterista è sempre un passo indietro rispetto agli altri componenti, eppure è colui che dà la spinta pulsante alle canzoni, imprimendone il carattere. Come te lo spieghi?

Senza ritmo non c’è una scansione e senza scansione le note e le melodie non riescono ad avere una coerenza cristallina alle orecchie di chi ascolta. Senza la batteria il pubblico non avrebbe punti di riferimento su cui ballare la musica cantata e suonata dagli altri membri, e oggi più che mai la componente ritmica è divenuta centrale nella buona riuscita di un brano che si vuole pubblicare.

Come hai iniziato ad approcciarti allo strumento?

Suono la batteria da quando ho 4 anni e i miei primi ascolti sono stati vari tra cui Phil Collins, Max Pezzali, Jimi Hendrix, Led Zeppelin e il cantautorato italiano. Mio padre è un chitarrista blues che mi ha trasmesso la passione per la musica che ormai coltivo da più di vent’anni.

Qual è l’aggettivo che più vi descrive singolarmente e quello che invece connota meglio la band?

Ame: Determinato. Mi piace descriverci come “variegati”, viste le diverse influenze dei singoli.

Gio: Iperattivo. Per quanto riguarda la band voglio descriverci con una citazione di un cantante di un’altra band di cui siamo amiconi: “avete il sapore degli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre prima del rientro a scuola o a lavoro”.

Cox: Tranquillo. Per la band mi accodo ad Ame, mi piace l’aggettivo che ha scelto.

Lorenz: L’aggettivo che mi descrive al meglio penso sia testardo. Spesso pretendo che si lavori ben organizzati e seguendo un determinato metodo. La band in generale la definirei come una turbolenta avventura.

L’album che vi portereste sempre con voi?

Gio: Appetite for destruction dei Guns N’ Roses o Dirt degli Alice In Chains.

Ame: Probabilmente Orchidee di Ghemon o That’s the spirit dei Bring Me The Horizon.

Cox: Domanda difficilissima ma penso Tommy degli Who oppure il loro Live at Leeds.

Lorenz: È difficile rispondere, direi Invisible Touch dei Genesis.

La cosa più “rock” che avete fatto fino ad ora?

Lorenz: Aver smesso di fumare.

Ame: Una delle serate a casa mia o in montagna da Cox possono racchiudere i nostri momenti “rock”, anche se di solito dopo un paio di birre finiamo sempre a riflettere sulla vita.

Gio: Mi viene da ridere perché all’interno della scena locale ci vedono un po’ come la band acqua e sapone. Ma presi nel singolo di cose rock ne abbiamo fatte. Ma lascio la parola a Cox, il pazzo furioso è lui.

Cox: Meglio tenere segreti i miei momenti di “rock”.

Noel Gallagher o Liam Gallagher? Chi dei due fratelli, ex Oasis, preferireste per un featuring degli AltamareA e perché?

Gio: Bisogna vedere se Amedeo è disposto a lasciare il microfono. Non ne ho idea, non riuscirei a scegliere. Ci sono troppi aspetti che mi piacciono sia di Liam che di Noel. Entrambi? Così ci prendiamo i meriti di avergli fatto fare pace?

Ame: Lascio il microfono volentieri e faccio da porta borse se uno dei due facesse un feat con noi! Battute a parte io sono team Liam anche per la sua presenza scenica che ammiro molto.

Cox: Io invece scelgo Noel, perché è una spanna sopra in tutto, con tutto il rispetto per Liam.

Lorenz: preferirei una collaborazione con qualche giovane artista italiano o europeo, c’è tanta buona musica che sta circolando ed è giusto che abbia lo stesso spazio che il tempo ha dedicato ai fratelli Gallagher.

Giorgia Meloni o Elly Schlein? Chi tra le due opposte primedonne della politica italiana respingereste in alto mare e perché?

Finché ci sarà possibile, lasceremo la politica italiana fuori dalla nostra musica. Ci sono fin troppe persone che ne parlano.

Qual è la vostra canzone preferita di Sanremo 2023Il Festival è nei vostri sogni?

Gio: Tango di Tananai. Sono un fan delle canzoni strazianti ed emotive. E nonostante all’inizio ripudiassi il festival, negli anni ho iniziato ad apprezzarlo sempre di più, quindi si, parteciperei volentieri con la consapevolezza che arriveremmo tra le ultime posizioni. Come il primo festival di Tananai appunto, per poi “fare tre hit, fare tre feat e piacere alle mamme”.

Ame: Difficile sceglierne una sola, io adoro il festival. A livello di testo sono rimasto folgorato dai Coma Cose, mentre a livello di mood sceglierei Olly perché mi ha davvero gasato. Non nego che partecipare al festival sia uno dei miei sogni più grandi, sono cresciuto guardandolo e adorerei farne parte.

Cox: Quest’anno a causa dei mille impegni non sono riuscito a seguirle. Dire la canzone di Gianluca Grignani solo perché è l’unica esibizione che sono riuscito a vedere, tra l’altro nella serata in cui ha fermato l’orchestra. Magico. Mi piacerebbe assolutamente parteciparvi, sarebbe un’occasione unica.

Lorenz: Il bene nel male di Madame è una delle canzoni più forti e innovative che secondo me sono state presentate al festival quest’anno, mi dispiace non abbia raggiunto il podio. Sicuramente il festival è un obiettivo che vorremmo raggiungere ma dobbiamo ancora farci un po’ le spalle.

IL BRANO “COME I GALLAGHER”

Il brano “Come i Gallagher”, come si può già intuire dal titolo, è una dedica agli Oasis che hanno rappresentato grande fonte di ispirazione per la realizzazione del brano a partire dalla sequenza di accordi individuata da Giorgio e Cox. La resa iniziale era però molto grezza, forse addirittura piatta, ma sia grazie al lavoro che ha impegnato la band in sale prove, sia alle diverse ore passate in studio ora il brano è una fusione tra il pop e il rock dell’iconico duo di Manchester. Se la musica richiama più lo stile di Noel, il testo strizza l’occhio a Liam.

Le parole citano in tono pungente le diverse critiche rivolte a alcune situazioni che “ci hanno stancato” in maniera simile a ciò che il cantante britannico è solito fare. Un brano dove Amedeo prova ad esternare tutto ciò che gli crea fastidio, dalle persone che pensano di sapere cosa sia giusto per lui a quelle che usano scuse per scappare dagli impegni. Tuttavia, trova salvezza nell’amore, il sentimento che permette di essere un po’ più in pace con sé stessi ed il ritornello è pertanto un invito a non restare soli, perché nonostante tutte le situazioni antipatiche è grazie a ciò che si riesce ad avere un equilibrio.

LA BIOGRAFIA

Gli AltamareA sono una giovane band indie-rock di origine friulana che si è formata nel gennaio 2020. La formazione attuale è composta da Amedeo Serafini (voce e chitarra ritmica) Giorgio Parisi (chitarra solista e cori), Riccardo Cozzi (basso e cori) e Lorenzo Buttà (batteria e percussioni).

La scelta del nome del gruppo deriva da una metafora: l’alta marea indica un innalzamento del livello dell’acqua che, lentamente, genera difficoltà e provoca un senso di insoddisfazione e infelicità. La band si riconosce in questo fenomeno: cresce nelle difficoltà e le affronta a testa alta, alla ricerca di stimoli e sensazioni.

I diversi background musicali dei singoli componenti si fondono in un sound unico, con sonorità indie, pop, rock e grunge. Sfaccettature che emergono nello stile e nei temi delle loro canzoni: dalla dolce ballad d’amore all’aggressivo appello di rabbia.

Nell’agosto 2020, gli AltamareA hanno pubblicato il loro primo singolo Per Caso, registrato presso Labaunsi Studio. Nei mesi successivi si affidano al produttore Luca Moreale per registrare 8 tracce che vanno a formare il loro primo album Lontani dalla perfezione, pubblicato il 7 ottobre 2021.

Il 17 giugno 2022 esce il loro nuovo singolo Mai abbastanza, prodotto nuovamente da Luca Moreale. Dopo un’estate passata a suonare in diversi locali dell’udinese, la band torna in studio per realizzare il singolo Come i Gallagher, in uscita il 3 febbraio 2023 e ancora una volta prodotto da Luca Moreale.

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Crediti Foto: TIZIANA MOCCIA

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