È passato esattamente un anno da quando “Tormentone“, secondo lavoro di Scarda, è stato lanciato nel mercato discografico.

Un disco in bilico fra amore e malinconia tratto distintivo, assieme all’inconfondibile voce roca, dell’artista balzato all’attenzione del pubblico grazie alla colonna sonora della fortunata trilogia cinematografica “Smetto quando voglio“.

Napoletano di nascita, cresciuto in Calabria, romano di residenza da quando scelse la Capitale per studiare giurisprudenza, Domenico Scardamaglio è senza dubbio una firma fra le più interessanti di quel nuovo cantautorato pop italiano che, da qualche anno a questa parte, sembra aver trovato il proprio rinascimento con epicentro proprio la Città Eterna.

Chiusa la parte estiva del tour, Scarda si appresta a rimettersi in giro per la penisola per una breve appendice autunnale. E se all’orizzonte sembra esserci qualcosa che bolle in pentola dopo l’uscita dei due singoli “Distrutto” e “Tropea” a cavallo di primavera ed estate, nel breve termine ci sono ancora una manciata di date per scaldarsi nelle fredde sere di ottobre e novembre al ritmo delle canzoni delle sue due opere sin qui pubblicate.

Milano, Bologna, Perugia sono alcune delle città toccate da questo supplemento live, prima del gran finale nella “sua” Roma, ideale chiusura di un cerchio apertosi nell’ottobre del 2018 con la primissima data per tenere a battesimo dal vivo l’allora appena uscito “Tormentone“, che proprio oggi festeggia il suo primo compleanno.

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INTERVISTA

Hai appena chiuso il tour estivo di Tormentone, che bilancio fai dei concerti?

Un paio andati così così,  tutti gli altri una bomba! Non ho suonato in festival enormi, e di questo inizialmente mi sono dispiaciuto; ma poi ho pensato che essendo più piccoli, questi festival mi avrebbero permesso di essere headliner. È una gran bella responsabilità, e devo dire che sono riuscito a tenere testa alla cosa. Ho appena parlato al singolare, ma dietro il progetto c’è il lavoro di un po’ di persone, quindi i meriti sono di tutti.

Ti stai accingendo a un un supplemento di concerti: dove ti potremo vedere e cosa dobbiamo aspettarci da questi ulteriori concerti?

I concerti avranno luogo prevalentemente nelle grandi città. Ci saranno Milano, Roma, Bologna, Perugia, Bari; inoltre suonerò anche vicino Napoli,  quindi Cosenza e Pistoia.  Forse ci sarà una data a Torino, ma non è detto anche perché ci sono già ripassato quest’anno. Sarà, di base, un live suonato e cantato meglio e, spero, con qualche ospite.

Durante l’estate hai fatto uscire un nuovo singolo, “Tropea” e prima ancora “Distrutto“. C’è qualcosa d’altro di nuovo che sta bollendo nella pentola di Scarda?

Si, bolle sempre qualcosa in pentola, ma non è roba che sentirete presto.

Ascoltando le canzoni di “Tormentone” si nota una decisa vena malinconica, come nascono le tue canzoni?

È complicato spiegare tutti i modi attraverso i quali nascono le canzoni. A volte sono i libri, a volte sono le donne, a volte è il vino a ispirarle. Di sicuro è un discorso di sensibilità, il saper cogliere quei dettagli che conosciamo tutti ma che non tutti riusciamo a raccontare. Io le parole le cerco, ma tante volte sono loro a venirmi a trovare e devo essere veloce a segnarmele.

Ormai vivi stabilmente a Roma, città che da qualche anno a questa parte è tornata al centro della scena musicale italiana: quanto questa vitalità musicale ti influenza e ti stimola nel comporre le tue canzoni?

Mi stimola e mi influenza tantissimo. In questi anni ho visto addirittura artisti trasferirsi qui da Torino, come se fosse Firenze ai tempi di Michelangelo. Non so se questo periodo possa chiamarsi “rinascimento” della musica italiana, però da qualche anno, e ancora per poco credo, Roma é il punto nevralgico di questa nuova corrente.

Più in generale a chi ti ispiri per comporre le canzoni? Quale è il retroterra culturale e musicale alla base dei tuoi testi e delle tue musiche?

De André, Battiato, Battisti; io sono un cantautore dalla vena pop, ho iniziato a scrivere musica quando ho scoperto Brunori e Dente. Prima di scoprirli mi sentivo perso, la radio mi faceva schifo e mi ero rotto le scatole di ascoltare ancora la roba vecchia. Poi, grazie a una ragazza, ho scoperto questo sottobosco musicale che chiamavano indie. Era più o meno il 2010, e lì ho capito che esisteva una scena che produceva musica nuova, una musica che mi piaceva e di cui avrei voluto farne parte anche io, che all’epoca strimpellavo la chitarra nella mia stanza.

Ultimamente molti artisti che hanno già un loro pubblico e dei lavori alle spalle provano la strada dei talent per aumentare la loro visibilità e incrementare la propria “fan base”. Tu hai mai pensato a questa strada?

Il talent non fa per me. È roba per chi è bravo vocalmente e ha un’idea di musica come se fosse una “catena di montaggio”. Su migliaia ne arrivano in finale due, se esci prima di solito vieni dimenticato appena ti buttano fuori. Se invece vinci, è esattamente in quel momento che devi iniziare a mostrare di avere un talento, altrimenti dimenticano anche te.

Ti vedremo mai al Festival di Sanremo?

Si

Il tuo nome è legato anche alle canzoni della trilogia di “Smetto quando voglio”: come è stato lavorare per una colonna sonora di film e nel tuo futuro ci potrebbero essere altri progetti similari?

È stato stimolante, non sapevo come fosse “scrivere su commissione” fino a quel momento. Ora lo so. Per il futuro non ho idea, se me lo chiederanno ancora vedremo.

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