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Clock Around the Rock: #4 – L’età d’oro del Rock and Roll

Nel quarto episodio di questa rubrica arriviamo all’età classica del Rock and Roll più puro, quello degli ultimissimi anni 50

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Clock Around the Rock: #4 – L'età d'oro del Rock and Roll
Screenshot video YouTube

Dopo più di un biennio di dominio, il Rockabilly inizia a scemare a partire dal 1956. La generazione che abbiamo visto nascere negli anni ’30 ha una carica e una spinta senza precedenti e sarà destinata a lasciare un’impronta indelebile nei musicisti degli anni 60. Questi primi rockers però vivranno pochissimi anni di successo, in quanto già intorno al 1959/1960, per diversi motivi che vedremo nel prossimo episodio, usciranno di scena per poi tornare nei 60’s, quando però il panorama sarà ormai cambiato irreversibilmente. Benvenuti nell’età d’oro del Rock and Roll e questi sono i suoi protagonisti.

Elvis Presley (the Pelvis)

Elvis Presley continua a registrare successi sopra successi andando ad alimentare l’attenzione sulla sua figura di rocker provocatore con le sue movenze che scandalizzano l’America puritana (sarà ribattezzato a tal proposito Elvis the Pelvis). Presley, dopo aver portato al successo il Rockabilly lo abbandona lentamente con brani più aggressivi come Hound Dog (1957) o più soft come All Shook Up. In entrambi i casi è evidente il discostamento musicale dalle caratteristiche di brani come That’s all Right. Nel 1958, però, Elvis è costretto ad eclissarsi dal panorama musicale per l’obbligo della leva militare.

Chuck Berry l’elettrico

Nonostante fosse di un’altra generazione (classe 1926) Chuck Berry è stato in assoluto uno dei più importanti esponenti del Rock and Roll della fine anni 50. A partire dal 1955 (con Maybellene) e fino al 1959 Berry pubblica più di un successo all’anno, stravolgendo completamente la scena con la sua chitarra elettrica. Berry porta infatti il protagonismo del suo strumento alla ribalta. Ispirato da bluesman come Muddy Waters, Chuck Berry attribuisce molta importanza agli assoli che egli stesso suona. Dal punto di vista scenico Berry non ha nulla da invidiare a Elvis. Sul palco infatti si muove in maniera innaturale, facendo buffe smorfie con il viso ed effettuando il celebre duck walk durante gli assoli, novità assoluta. Quasi inutile ricordare l’influenza sulle future generazioni di musicisti di brani come Roll Over Beethoveen, Johnny Be Good e Sweet Little Sixteen. La sua carriera subirà una importante battuta d’arresto nel 1959 e sarà oggetto del prossimo episodio.

Jerry Lee Lewis (the Killer)

Se Chuck Berry si fosse messo a suonare il pianoforte probabilmente sarebbe stato simile a Jerry Lee Lewis. Classe 1935, Lewis suona grandissimi successi come Great Balls of Fire e Whole Lotta Shakin’ Goin’ On, che esegue in scalmanate esibizioni dove suona lo strumento in preda a movimenti anfetaminici. Durante gli assoli Lewis (soprannominato The Killer) si alza, spettinato, rabbioso e martella i tasti del piano con ogni parte del corpo, anche coi piedi.

Buddy Holly: uno dei primi cantautori

Buddy Holly nasce in Texas nel 1936 ed inizia la sua carriera da musicista assimilando il rockabilly del primo Presley. Tutta la prima parte della discografia di Holly è rappresentata da brani rockabilly, come Blue Days Black Nights del 1956. Anche Buddy Holly però si stanca dell’ormai inflazionato genere e conia un suo modo di interpretare il Rock and Roll. Già con il disco The “Chirping” Crickets del 1957, ma poi ancora di più con il seguente Buddy Holly del 1958, il giovane artista texano si allontana sempre più dal vecchio genere. Con la sua Fender Stratocaster Buddy Holly registra e pubblica canzoni come Peggy Sue, Everyday e Words of Love. Quando nel 1958 Holly si trasferisce con la moglie a New York,  la sua creatività cresce a dismisura. In quei mesi alla fine del 1958  scrive infatti tantissime canzoni che registra in intime demo realizzate nel suo appartamento. L’epilogo di Buddy Holly è tragico e prematuro e sarà uno dei punti che toccheremo nel prossimo episodio, poiché sancirà la fine di un’era.

Eddie Cochran: da countryman a rocker

Eddie Cochran è uno degli enfant prodige del Rock and Roll di fine anni 50. Nato nel 1938 muove i primi passi nel country nella band dei Cochran Brothers. Poi, come Holly e molti altri, si avvicina al rockabilly intorno al 1956 per abbandonarlo parzialmente dall’anno successivo, quando approda al Rock and Roll con pezzi quali Twenty Flight Rock e Jeannie, Jeannie, JeannieCome Buddy Holly anche Cochran inizia a scrivere proprie canzoni interpretando in maniera del tutto originale il R&R. Se si ascoltano successi come Summertime Blues, C’mon Everybody e Something Else è immediata l’originalità del sound del rocker. Anche per Eddie Cochran l’epilogo è tragico.

Ritchie Valens: il futuro?

Il più giovane di tutti è Ritchie Valens (classe 1941), chitarrista e artista di origini messicane che sale al successo a soli diciannove anni con Donna nel 1958. Valens è oggi ricordato per aver inciso la prima versione rock di La Bamba, brano tradizionale messicano. La canzone fu scelta come lato B di Donna e non riscosse particolare successo nell’immediato, ma in futuro avrà successo non indifferente. La vita di Valens si intreccia tristemente con l’epilogo di Buddy Holly.

 

Questo episodio si è proposto di analizzare le biografie e le canzoni di quei musicisti che sul finire degli anni 50 raggiunsero le vette delle classifiche americane. Come più volte ricordato tutti questi artisti ebbero però un successo tanto intenso quanto breve, già nel corso del 1959 inizieranno infatti ad eclissarsi chiudendo quella che si può considerare l’età aurea del Rock and Roll. Di tutto ciò si parlerà nel prossimo episodio di Clock Around The Rock.

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