Torna in città Rob Bargad, pianista, compositore, arrangiatore, producer e professore: un Artista di grande talento, nato a Boston, vissuto per vent’anni a New York e ora docente al prestigioso “Gustav Mahler PrivatuniversitÄt fÜr Musik” in Austria. Suonerà stasera e domani sera in Trio al Camera Jazz Club di Bologna con altri due musicisti d’eccezione, Stefano Senni (contrabbassista e docente italiano che vanta collaborazioni con i più grandi del jazz internazionale, tra cui Stefano Bollani, Enrico Rava, Cedar Walton, Steve Grossman, Lee Konitz, Jim Snidero, George Cables, che suonerà a Camera Jazz in Dicembre, ed altri, ndA) e Adam Pache (australiano, uno degli astri nascenti della batteria, che ha collaborato con artisti del calibro di Christian McBride, Steve Grossman, Jeremy Pelt e molti altri, ndA). 


Fin da da giovanissimo hai viaggiato in tour in tutto il mondo e suonato con alcuni dei “Giganti del Jazz” come Little Jimmy Scott e Dakota Staton, Gloria Lynne, Nat Adderley, Lionel Hampton, Jimmy Cobb, Roy Hargrove, Laverne Butler, Bud Shank, Vincent Herring, Sonny Fortune, Walter Booker, Antonio Hart, Billy Drummond e molti altri. Ti va di condividere qualche “aneddoto jazz” riguardo a queste collaborazioni?

Ti racconto come ho incontrato Nat Adderley! (trombettista fratello di “Cannonball”, suonò prima con lui poi con Lionel Hampton e J. J. Johnson per poi dirigere le proprie formazioni, ndA). Conoscevo già Vincent Herring della band di Lionel Hampton.

[Hampton è considerato uno dei leggendari percussionisti e vibrafonisti della swing era, della tradizione, delle performance epiche e impetuose, supportate da un’orchestra percussiva trascinante. La sua fama inizia quando durante una seduta di registrazione con Louis Armstrong si mette in mostra al vibrafono, poi nel ’36 lo scrittura Benny Goodman e in seguito fonderà la sua orchestra. Sotto la sua direzione passeranno artisti del calibro di Dinah Washington, Dexter Gordon, Charles Mingus, Fats Navarro e molti altri, collabora anche con Art Tatum, ndA]. Vincent mi ha suggerito di suonare nella band di Nat perchè bisognava sostituire Larry Willis (per un breve tempo hanno suonato anche Bruce Barth e Darrel Grant). Mi disse che Nat sarebbe stato a New York al Memorial per la moglie del produttore Orrin Keepnews, al famoso Bradley’s Jazz Club al Greenwich Village.

[Sito al numero 70 di University Place a Manhattan, a pochi isolati a sud di Union Square, il Bradley’s era luogo culto per i musicisti e gli amanti del jazz, aperto dal 1969 al 1996. Dotato di uno dei migliori pianoforti della città, dono di Paul Desmond. Peter Watrous scrisse sul New York Times che il locale rappresentò “part jazz headquarters, part jazz college, part exhibition hall.”, ndA].  Appena ho messo piede al Bradley’s le prime due persone che ho visto dritte in piedi come due grandi alberi erano Randy Weston e Sonny Rollins! Ero pietrificato! Ma lì dietro, vicino al pianoforte c’erano Nat Adderley e Walter Booker (grande contrabbassista che ha suonato con Sonny Rollins, Chick Corea, Cannonball e Nat Adderley, ndA). Mi presento a Nat e lui mi anticipa: “Hey, Vincent dice che sei uno a posto!”, allungandomi un biglietto d’aereo per la Florida per suonare con loro ad un Festival. Nessuna audizione, nessuna prova. Quella sera ho accompagnato Nat in aereoporto e poche settimane dopo ero sul palco con lui e Vincent, Jimmy Cobb e Walter Booker. Di nuovo, ero terrorizzato! 

A proposito di quegli anni, poco più che ventenne hai trascorso un anno come pianista nell’orchestra di fama mondiale di Lionel Hampton, girando States, Europa e Giappone. Nel 1991 ti unisci al Nat Adderley Quintet, con cui hai poi suonato per 8 anni, girato il mondo e registrato 8 dischi. Sei un grande compositore e il celebre album “Nat Adderley Quintet featuring Antonio Hart – Good Company” contiene due tuoi brani originali, “Rob’s Tune” e “War Zone” registrati allo Studio 44 in Olanda. Jimmy Cobb li ha suonati! Com’è stata quest’esperienza di così lunga durata?

Decisamente il momento musicale più bello della mia vita….Viaggiare con quei Maestri, che sono anche i miei Eroi… Siamo stati una famiglia per quasi 10 anni. So che è scritto così ma quel pezzo in realtà si chiama “Rob’s New Song” e sono stato così onorato che a Nat piacessero i miei pezzi! Lui ne ha scritti di fantastici e suonati altrettanti…

[CURIOSITA’ – ANALISI DI  “War Zone” di Rob Bargad: un coinvolgente pezzo “uptempo” con una melodia semplice. Nonostante i cambi di accordo viaggino verso diversi centri tonali, la melodia resta quasi interamente nella scala pentatonica minore di G. I cambi non finiscono in G minore alla fine delle sezioni A e C, anche se lo fanno nel bridge. I cambi della sezione C modulano verso il basso in semitoni attraverso tutta l’ottava, da D♭ fin giù a D♭, in accordi che progrediscono logicamente e ognuno contiene molto della scala pentatonica di G minor. I cambi del solo sono simili all’inizio ma senza le prime sei battute di C (la discesa cromatica), creando una struttura di 34 battute (8-8-8-10) invece di quella di 42. La coda è un’ outro (tag) di C, ribaltando il comune escamotage dell’outro finale dissimulando l’ultimo accordo due volte poi finire sulla tonica. In questo caso, le prime due volte finiscono in G minore e la terza in D bemolle maggiore e poi un non risolto D7sus.]

Hai registrato diversi dischi come leader e co-leader: ad esempio “Better Time” (Criss Cross Records), “The Shadow Of Your Smile” (Alfa Jazz), “Mom’s Good Wishes” (Central Station Music), e “Steal The Moon” (Sunnyside Records) con la vocalist Carolyn Leonhart. Suoni l’organo Hammond e canti in JOHNSON 3! “What About Love?” (Central Station) e anche in “Nasty Junething” (Organic Records). E’ importante anche ricordare che hai fondato la tua etichetta, la BARNETTE Records con cui hai inciso il “Rob Bargad Trio Live at JazzSpot “J” Tokyo”, e per la quale altri artisti interessanti hanno inciso. Puoi parlarci di questo tuo aspetto di produttore ?

Devo dire che è stata una grande esperienza formativa. Ho progettato le copertine, le grafiche, scritto le note del libretto. Attualmente non lo faccio più così spesso con l’etichetta, l’ultimo progetto è stato con “Reunion Septet” featuring Joe Magnarelli di cui ho copie con me in vendita per il concerto al Camera Jazz Club. Ho aperto l’etichetta perchè un caro amico in Giappone ha prodotto quel disco “Live in Tokyo” di cui parlavi. Allora era una modalità con cui potevo far uscire i miei nuovi progetti e costituiva anche una base per i giovani musicisti che registravano i loro primi dischi.

Il tuo stile nel suonare è unico, caratterizzato da un tocco elegante e groovy sulle tastiere che suona un pò bebop e moderno al tempo stesso. In questi anni rivesti anche il ruolo di Professore di Piano Jazz alla Mahler Private Music University: quali sono secondo te gli album fondamentali che un giovane studente di musica dovrebbe ascoltare per formarsi?

Nella scuola in cui insegno ci sono alcuni giovani musicisti davvero bravi e insegno piano e ensembles (musica d’insieme, orchestra). Alcuni dischi importanti per me sono “Night Train” di Oscar Peterson, “Amazing Bud Powell vol. 1&2” di Bud Powell per la Blue Note Records, “Another Workout” di Hank Mobley, “My Funny Valentine”, il Live del 1964 di Miles Davis, “Civilization” di Tony Williams, e “Close Enough For Love” di Shirley Horn.

A proposito di live, ho ascoltato diverse volte il tuo pezzo “What About Love” nel live allo Smalls Jazz Club di N.Y.C con il tuo settetto di cui parlavi prima, Rob Bargad Reunion Septet (January 7th, 2016 Rob Bargad: Piano, Joe Magnarelli – Trumpet, Jerry Weldon – Tenor Sax,  Dave Schumacher – Baritone Sax, Mike Karn – Bass, Jason Brown – Drums, Daniel Sadownick- Percussion, ndA). Oltre ad essere estremamente accativante, quel pezzo e la performance coniugano entertaining melodie introspettive, e soli magistrali. Qual è il segreto per raggiungere quel livello di “interplay”?

Beh conosco e suono con quei ragazzi da più di 30 anni,  con il batterista Jason Brown da 18 anni circa… e questo è di sicuro un modo per ottenere quel feeling da band così affiatata! Ma anche senza una conoscenza di così lunga data, è certamente importante scegliere musicisti che ti danno il giusto feeling, musicalmente e personalmente.

Appuntamento a stasera e domani sera per il Rob Bargad Trio @Camera Jazz Club, Bologna!

ENGLISH VERSION Q&A:

Pianist, composer, arranger, producer, professor: a real multi-talented Artist from Boston, then newyork-based for 20 years and now living in Austria, where he teaches at the Gustav Mahler Private Music University. Rob will be on stage in Trio tonight and tomorrow night at Camera Jazz Club in Bologna, featuring Stefano Senni on bass and Adam Pache on drums.

Rob, since very young you travelled a lot, on tour all over the world and played with some of the “Jazz Giants” as Little Jimmy Scott and Dakota Staton, Gloria Lynne, Jimmy Cobb, Nat Adderley, Lionel Hampton, Laverne Butler, Vincent Herring, Sonny Fortune, Antonio Hart, Walter Booker and many others….Can you share some “jazz stories” about those featurings?

Well, this is about How I met Nat Adderley! I knew Vincent Herring from Lionel Hampton’s band. He recommended me to play in Nat’s band after Larry Willis (Bruce Barth and Darrell Grant also played for a short time). Vincent said that Nat would be in New York at a memorial party for producer Orrin Keepnews’ wife – at the famous Bradley’s jazz club in Greenwich Village. So I went there and the first 2 people I saw standing there like two big trees were Randy Weston and Sonny Rollins! I was terrified! But there in the back next to the piano were Nat Adderley and Walter Booker. I introduced myself to Nat and he said, “Hey! Vincent says you’re all right!” and he handed me a plane ticket to Florida to play with them on a festival. No audition, no rehearsal. Later I drove nat to the airport and a few weeks later I was on stage with him and Vincent, Jimmy Cobb and Walter Booker. Again terrified!

In your early twenties you spent a year as pianist for the world-famous Lionel Hampton orchestra, touring the US, Europe and Japan. Then in 1991, you joined the Nat Adderley Quintet, with whom you played for nearly 8 years, toured the world and recorded 8 cd’s. You’re a great composer and the renowed “Nat Adderley Quintet Featuring Antonio Hart – Good Company” already features in 1994 two tunes composed by you, “Rob’s New Song” and “War Zone”, recorded at Studio 44, Netherlands. Jimmy Cobb played there too! How was that long-term experience?

I’d definitely say “the greatest musical time of my life”! Travelling with those master musicians (my heroes)..we were like a family for nearly 10 years. I was so honored that Nat liked my tunes – he wrote so many great ones and played so many other great ones…

Several are the albums you recorded as leader and co-leader: “Better Times” (criss cross), “The Shadow of Your Smile” (alfa jazz), “Mom’s Good Wishes” (Central Station Music), and “Steal the Moon” (Sunnyside Records) with vocalist Carolyn Leonhart. You play hammond organ and sing on Johnson 3! “What About Love?” and also on o“Nasty Junething” (Organic Records). It’s newsworthy to mention that you founded your own label BARNETTE Records with whom you have recorded “Rob Bargad Trio Live at Jazzspot “J” Tokyo”, and produced interesting artist…Can you talk about this “producer-side”?

It was a great learning experience. I designed covers, wrote liner notes. I don’t do so much with the label any more – the last project was with “Reunion septet” featuring Joe Magnarelli which i will have to sell at Camera. i started the label because a great friend in Japan produced that live you mentioned in tokyo cd. Then it was a place where i could release new projects of my own as well as a base for young musicians doing their first cd’s, etc..

You have a unique style in playing, an elegant and really groovy touch on keyboards that sounds bebop and modern at the same time. You are Professor at the “Gustav Mahler Privatuniversität für Musik” in Austria: which are up to you the “fundamentals” albums that a young music student should listen to ?

There are some great young players in the school where I teach piano and ensembles. A few important cd’s for me are Oscar Peterson – Night Train, Bud Powell – Amazing Bud Powell 1&2 on Blue Note, Hank Mobley – Workout, Miles Davis – My Funny Valentine (live 1964), Tony Williams – Civilization, Shirley Horn – Close Enough For Love. 

I’ve listened many times your “What About Love”- Live at Smalls with your Septet: besides being extremely captivating, that tune (and the performance) combines entertaining, intimate melodies and magistral solos. What’s the secret to achieve that interplay level?

I’ve known and have played with those guys for over 30 years – even drummer jason brown about 18 years… for sure that’s one way to get that tight band feeling! Even without so many years, it’s important to choose musicians who give you the right feeling – musically and personally.

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