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Br1 Venturelli

Quanto manca?! Anello del Corno alle Scale

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Corno alle Scale, Valle del Silenzio

Il Corno alle Scale, coi suoi 1.945 m, è la terza vetta dell’Appennino Settentrionale. Fratelle e sorelli d’Italia, camminatori di tutto lo “Stivale” benvenuti in questo nuovo articolo! Oggi vi porto sul crinale che divide il confine bolognese con quello modenese…

Io e Dario abbiamo un obbiettivo: completare l’anello del “Corno alle Scale” e camminare, quindi, in bilico tra la provincia di Bologna e quella di Modena.

MADONNA DELL’ACERO (1064 m)

Questo tipo di avventure, solitamente, sono caratterizzate da una “levataccia”, indispensabile per raggiungere (in tempi utili) il punto iniziale del cammino: in questo caso specifico Madonna dell’Acero, nel comune di Lizzano in Belvedere (BO). Lo so, avete pienamente ragione! Di certo questa “ridente località”, resa “famosa” dall’omonimo Santuario, non spicca certo per notorietà. Eppure, una volta qui, gli occhi iniziano a gustarsi la propria parte.

SANTUARIO DI MADONNA DELL’ACERO

Ci dirigiamo verso la struttura religiosa (costruita nel 1500) dove, secondo una leggenda, la Madonna apparve a due pastorelli salvandoli da una bufera di neve e ridonando, ad uno di loro, l’uso della parola. L’edificio rapisce per la sua austera bellezza, una costruzione alquanto rustica in grado d’incarnare, alla perfezione, la devozione popolare.

(non pensavate fossi in grado di produrre descrizioni di tale portata eh?! Ammettetelo!)

Le due case adiacenti al “Santuario di Madonna dell’Acero“, la “Colonia” e “Villa Maria”, offrono ospitalità ai pellegrini sia in estate che in inverno. Un particolare molto interessante per chi desidera dividere, in due tappe, il percorso.

RIFUGIO CAVONE (1424 m)

Meta successiva del trekking è il “laghetto del Cavone” dove, se sarete auto-muniti, potrete sostare il vostro mezzo approfittando dell’ampio parcheggio del luogo.

P.S. se desiderate percorrere qualche chilometro in più, potreste valutare (direttamente dal punto sosta del Santuario) d’intraprendere il sentiero CAI che conduce alle “Cascate del Dardagna” (delle quali vi parlerò in un articolo dedicato). Ammirati i salti con le relative evoluzioni del corso d’acqua (un vero spettacolo della natura) e seguito fino al termine il tracciato, vi troverete nel parcheggio del Cavone.

La fame inizia a “impadronirsi” del mio stomaco, facendo emettere a quest’ultimo “sinfonie” a dir poco agghiaccianti. Non importa e soprattutto nessuna preoccupazione. Proprio qui, infatti, è presente un rifugio in grado, quasi certamente, di saziare il nostro/vostro appetito. Decidiamo di far colazione e ammirare per qualche minuto, seduti nel tavolino della terrazza panoramica, lo scenario offerto dal luogo circostante. Osservando il bancone del bar, non possiamo fare a meno di notare ottimi “farinacei” lavorati con abbondante strutto e farciti con carne magra di suino, dall’aspetto alquanto invitante (in poche parole gnocco con prosciutto crudo). Per non farmi mancare proprio niente, assaggio anche una fetta di crostata (che da queste parti corrisponde alla torta con crema e frutta) e un bicchiere di vino ros…ehm volevo dire succo di mirtilli. Noi trekker, è risaputo, curiamo molto l’idratazione. Concedo a Dario il tempo di gustarsi l’amata sigaretta e poi via, il “gigante felsineo” ci attende.

VALLE DEL SILENZIO

Attraversiamo un bellissimo bosco di faggi, che costeggia le sponde del lago, saliamo fino alla conca glaciale del torrente “Rio Piano”. Qui, una serie di ponti in legno (che permettono di superare agevolmente il ruscello) garantisce un’ingresso “cinematografico” nella vallata che “apre lo sguardo” sul “Corno alle Scale”: la cima più alta dell’Appennino bolognese (terza dell’Appennino Settentrionale). Giunti al cospetto del monte, valutate con attenzione le due alternative che permettono di conquistarne la vetta “Punta Sofia“ (1945 m). Una (più semplice) attraverso l’Alpe di Corneta, l’altra più suggestiva percorrendo i “Balzi dell’Ora“: una serie di grossi massi che compongono una parte del crinale del colosso in questione (altamente sconsigliati per chi soffre di vertigini).

PUNTA SOFIA (1945 m)

Superiamo, agili come stambecchi (Dario fumando una “paglia”), i famigerati “Balzi dell’Ora” salvo poi toccare, con tanto di inno trionfale (emesso dalla nostra fervida immaginazione), la Croce di vetta la quale, una volta imboccato il sentiero che conduce al “lago Scaffaiolo“, rimane solo una piccola sagoma in lontananza. Ecco “apparire”, successivamente, il ceppo che marca il “Passo dei Tre Termini” (1785m): il punto di contatto e di confine, tra le province di Bologna, Modena e Pistoia. Se facciamo un “passo indietro nella storia”, tornando ai tempi antecedenti l’Unità d’Italia, questo luogo divideva addirittura tre nazioni: lo “Stato della Chiesa”, il “Granducato di Toscana” e il “Ducato di Modena”.

Dai su, coraggio! Si vede un pò che ho studiato??

LAGO SCAFFAIOLO (1775m)

Avanziamo verso la prossima tappa del cammino, fino al palesarsi del famosissimo “Rifugio Duca degli Abruzzi“: il primo, della storia, costruito sull’Appennino. L’edificio sorge proprio sulle rive del “lago Scaffaiolo” che garantiscono, a me medesimo e al mio compagno di camminata, il giusto “scranno” dove concederci un meritato riposo. Per tornare al punto iniziale del trekking, invece, occorrerà percorrere la strada bianca che, in maniera alquanto agevole, vi ricondurrà al parcheggio del Cavone.

DATI TECNICI:

  • lunghezza totale 11.6 Km circa
  • dislivello +978 m / -977 m
  • tempo di percorrenza 6/7 ore circa

Arrivederci al prossimo articolo!

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Crediti Foto: Venturelli Bruno

 

 

 

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