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The Rocky Horror Show è omotransfobico?

The Rocky Horror Show è omotransfobico? Per l’attuale comunità LGBTQI+ il film è un inno a stereotipi e pregiudizi, e ne chiede l’oblio. I fans dell’opera al contrario ne rivendicano il valore provocatorio e liberatorio per l’epoca, e lo considerano un classico intramontabile della controcultura.

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The Rocky Horror Show è omotransfobico? Per l'attuale comunità LGBTQI+ il film è un inno a stereotipi e pregiudizi, e ne chiede l'oblio. I fans dell'opera al contrario ne rivendicano il valore provocatorio e liberatorio per l'epoca, e lo considerano un classico intramontabile della controcultura.
Crediti foto offical timcurry Instagram

La dipartita di Tim Curry, indimenticabile protagonista di “The Rocky Horror Picture Show” (TRHPS d’ora in poi), è stata ampiamente trattata da stampa e tv. Grazie all’ampia copertura mediatica, anche in Italia è giunta una polemica che negli USA infuria già da qualche anno: TRHPS è un film manifesto omotransfobico che dovrebbe essere condannato al dimenticatoio, così come il suo creatore Richard O’Brien e il suo protagonista Tim Curry. Vediamo che succede

Un successo inaspettato

Nel 1973 lo spettacolo teatrale “The Rocky Horror Show” ebbe un tale successo che lo sceneggiatore O’Brien e il regista Sherman furono contattati dalla Fox per dirigerne l’adattamento cinematografico. Esce così nel 1975 TRHPS, che inizialmente si rivela un clamoroso fiasco. Proiettato nei cinema convenzionali in fascia pomeridiana e serale, il film raccoglie uno scarso interesse. Dato l’insuccesso, il lungometraggio viene spostato nella programmazione notturna, e qui si ha il miracolo: grazie al passaparola e alla libertà data dall’orario tardo, la proiezione di TRHPS diviene un ritrovo per persone LGBTQI+, dandy e anticonformisti che possono vestirsi e comportarsi liberamente senza paura del giudizio altrui. Il film si trasforma quindi da fiasco commerciale a vero e proprio fenomeno di costume, prima negli USA e poi in Europa.

Da controcultura a monumento

TRHPS vive il suo successo proprio quando negli USA e in UK nasce il punk, e appena 6 anni dopo i moti di Stonewall, quando la comunità LGBTQI+ ottiene visibilità pubblica e una serie di leggi che depenalizzano essere di orientamento sessuale e di genere non eterocisgender. Sembra insomma la rappresentazione perfetta di una nuova epoca di maggiori libertà individuali e di progresso dei diritti civili. Proprio per questo suo significato storico-sociale, TRHPS nel 2005 viene scelto per essere conservato nel National Film Registry del Congresso degli USA, diventando un vero e proprio monumento culturale. E qui iniziano i problemi: divenuto da manifesto controculturale a monumento cinematografico di stato, la comunità LGBTQI+ inizia a criticarlo, anche se sarà solo durante la pandemia che le accuse nei confronti del film e dei suoi creatori si faranno pesanti.

Questioni di genere

A livello di genere cinematografico, TRHPS  è un horror di serie B, fierissimo di esserlo. Camp ed eccessivo per scelta deliberata, mette in scena una serie di perversioni e crimini (stupro, cannibalismo, omicidio), ad opera del protagonista crossdresser Frank-N-Furter, alieno che proviene dal pianeta Transexual. Frank-N-Furter è un personaggio malvagio: egocentrico, erotomane, bugiardo, sadico, è il prototipo del villain queer che riempirà i fumetti e i film dopo il successo di TRHPS. C’è da dire però che Frank è un alieno, che i suoi desideri eccessivi e la sua condotta oltre il bene e il male sono propri di un’altra galassia, che il suo messaggio prima di essere ucciso è quello di sentirsi liberi di essere se stessi. Allora Frank è un personaggio positivo o negativo? Impossibile dirlo con certezza: è ambiguo, dato che rappresenta lo scatenamento senza limiti dei desideri primordiali dell’essere umano.

L’omotransfobia che non ti aspetti

E’ proprio l’ambiguità del personaggio e il suo scatenarsi senza remore a creare forte disagio oggi. La critica principale della comunità LGBTQI+ al film riguarda l’aver mostrato (con un certo compiacimento) i crimini di Frank, facendo così pensare al pubblico che essere crossdresser/transessuali/bisessuali equivalga ad essere criminali pervertiti. Secondo l’attuale comunità LGBTQI+ quindi il film riprende i classici stereotipi omotransfobici e li rafforza, creando così diffidenza e potenziale violenza da parte degli eterocisgender, e confusione nei giovani “indecisi” che potrebbero sentirsi schifati dall’aver qualcosa in comune con un personaggio perverso come Frank. Si contesta insomma il ruolo diseducativo del protagonista del film, il suo essere un pessimo modello rappresentativo per la comunità.

Etichette che non tornano

Una critica secondaria ma non meno importante riguarda la questione di come il film confonde deliberatamente le etichette: Frank è crossdresser, drag queen, bisessuale, omosessuale, transessuale e transgender, tutte definizioni che cozzano l’una con l’altra seguendo i criteri adottati dall’odierna comunità LGBTQI+. Questo mischiare e confondere i vari orientamenti sessuali e di definizioni di genere secondo la comunità crea confusione nelle menti dei giovani, e rinforza lo stereotipo della persona LGBTQI+ instabile e contraddittoria presso gli eterocisgender. Ad aggiungere benzina sul fuoco lo sceneggiatore Richard O’Brien nel 2016 ha dichiarato ““Non puoi essere una donna. Puoi essere un’idea di donna. Sei nel mezzo e non c’è niente di sbagliato in questo”, negando quindi che le donne trans siano realmente donne, posizione oggi considerata transfobica.

Non si contesta il contesto

I difensori di TRHPS obbiettano a queste critiche il loro ignorare il contesto in cui l’opera teatrale e il film sono stati creati: all’epoca non esistevano chiare e nette differenze fra i vari orientamenti sessuali e identità di genere, essi convivevano forzatamente nello stesso calderone in quanto egualmente stigmatizzati (o perfino criminalizzati). Allo stesso modo negli anni ’70 non era diffusa l’idea che i film dovessero avere un ruolo pedagogico nei confronti dello spettatore (tanto più i film horror!), all’epoca si pensava che l’arte dovesse avere un ruolo di tipo estetico e provocatorio, e che fossero altre istituzione ad esercitare il ruolo di educatori (chiese, partiti, scuole, sindacati). Per i difensori del film, insomma, tutte le critiche derivano dal voler giudicare con i criteri morali di oggi un’opera di 50 anni fa, figlia (per quanto ribelle) del proprio tempo, dei suoi sogni e delle sue paure.

Reperto da museo

Nonostante le polemiche non c’è il pericolo che TRHPS venga censurato, tolto dalle programmazioni delle piattaforme streaming o riscritto per adattarsi ai canoni d’oggi. Quello che chiedono i critici del film è il collocarlo fra le anticaglie museali, in modo che rimanga lì inalterato senza che nessuno senta più il bisogno di vederlo o commentarlo. Ovviamente questo risulta inconcepibile per gli amanti dell’opera, che ne vogliono continuare la memoria e la diffusione. In qualunque caso, entrambe le fazioni concordano sul fatto che TRHPS ormai sia un pezzo da museo, un monumento ad un periodo storico ormai superato, e che ben altre sono le sfide per la comunità LGBTQI+ oggi.

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