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Supergirl e la polemica sui corpi delle attrici
Supergirl e la polemica sui corpi delle attrici. Il flop al botteghino e le polemiche sulla bellezza della Alcock dividono il web, fra chi accusa i fan dei cinecomics di misoginia e chi invece sostiene Supergirl abbia floppato perché indirizzato ad una nicchia di pubblico. A questo si aggiungono i problemi produttivi del film, considerato appena sopra la sufficienza fin dai primi test screen voluti dal duo Gunn/Safran
Il disastro al botteghino di Supergirl è stato preceduto e seguito da una polemica ferocissima sulla bellezza della protagonista Milly Alcock. Questo fa tornare alla ribalta un tema che sui social fa trend una settimana sì e una no, cioè il problema degli standard di bellezza femminili e il diritto o meno di creare polemiche attorno al corpo delle attrici. Vediamo che succede
Il flop economico
Secondo i dati disponibili Supergirl ha incassato circa 115 milioni di dollari, a fronte di una spesa di produzione di circa 180 milioni. L’obbiettivo minimo della Warner Bors era di arrivare a 300 milioni, sperando di incassarne 400 per ritenersi soddisfatta. Il flop è quindi pesante, ma non così disastroso da mettere a rischio l’obbiettivo di Gunn di ricreare da zero l’universo cinematografico DC.
Il problema dell’universo DC
Supergirl dimostra i problemi strutturali che da sempre attanagliano l’universo cinematografico DC. L’idea della Warner Bros di imbastire una IP concorrente a quella Marvel si è scontrata fin dall’inizio con una serie di problemi mai risolti: il primo è l’aver solo una piccola manciata di supereroi di ampio richiamo (Batman, Superman, Flash), il secondo è di aver accelerato troppo sulla costruzione di un universo condiviso per inseguire i concorrenti della Disney, sperando che il pubblico si sarebbe entusiasmato di fronte al modello Justice League (copia di quello Avengers) senza una precedente costruzione di un universo narrativo dei singoli membri, e soprattutto senza aver creato una cifra stilistica chiara. Il terzo e peggiore è l’aver affidato questo universo prima ad un regista con una chiara e controversa vena autoriale (Zack Snyder), per poi affidarlo ad un altro regista che ne possiede una altrettanto marcata ma opposta a quella del predecessore (James Gunn). Il risultato è stato un universo cinematografico costellato da pochi successi e molti fallimenti commerciali, a cui la critica e parte degli appassionati di fumetti hanno appiccicato la poco lusinghiera etichetta di Marvel Universe ordinato su Wish.
Questioni di genere
Ai problemi precedenti dobbiamo aggiungere un dato di fatto: i film sulle supereroine sono stati in larga parte snobbati dal pubblico. La spiegazione del fenomeno è semplice: il pubblico dei cinecomic è in larga parte maschile e vuole vedere su schermo supereroi maschili, accettando le supereroine solamente come spalle o comprimarie. Si può discutere all’infinito sul sessismo o meno di questo dato, il problema è che essendo un trend di lunga durata per invertirlo servirebbe pazienza, metodo e soprattutto prodotti di qualità eccelsa per dimostrare al pubblico maschile che i film di supereroine sono materiale cinematografico imperdibile. Invece la politica tanto della Marvel quanto della Warner Bros è stata quella di produrre film di supereroine scadenti a livello di sceneggiatura e spingerli a livello marketing come film sull’empowerment femminile, tema che per ovvi motivi al pubblico maschile interessa poco.
Tutte le donne dei cinecomics
La questione della bellezza o meno delle attrici chiamate a impersonare le supereroine è un tema vecchio quanto la nascita del MCU. La scelta di far impersonare Black Widow a Scarlett Johansson difatti fu una precisa scelta di marketing pensata per sedurre il pubblico maschile. La stessa Johansson ha polemizzato sulla questione, sostenendo che il suo personaggio all’interno dell’MCU è stato barbaramente e scientemente sessualizzato, togliendogli spessore e centralità (vedasi il pareggio al botteghino del film stand alone “Black Widow”), per fare da comprimaria alle controparti maschili. Argomenti simili ha utilizzato Elizabeth Olsen parlando del suo ruolo come Scarlett Witch. Se il trend è questo, la scelta di ingaggiare Milly Alcock per il ruolo di Supergirl era azzardata fin dall’inizio: l’attrice australiana difatti non era considerata come la Olsen e la Johansson una delle maggiori bellezze di Hollywood, ma una giovane e promettente attrice che fa più affidamento sulle proprie capacità di recitazione che non sulla bellezza.
Il problema dei corpi
La questione della fisicità della Alcock è stato oggetto di polemica fin dall’annuncio della scelta dell’attrice. Il mondo del web si è riempito di paragoni con la fisicità delle attrici che hanno impersonato negli anni Supergirl, nomi come Melissa Benoist, Sasha Calle, Laura Vandervoort, per citarne alcuni. Secondo gli utenti che hanno iniziato questa polemica, le attrici scelte per impersonare la conterranea di Superman sono sempre state in liena con i canoni estetici della loro epoca, mentre la Alcock è la prima Supergirl “brutta” apparsa in un cinecomics. Qui ovviamente si entra nello spinosissimo tema dei giudizi pubblici sul corpo femminile, argomento tabù per il mondo woke e cavallo di battaglia degli antiwoke, che sui social si scontrano ogni giorno e con ogni pretesto possibile sul tema.
Le polemiche social incidono sul botteghino?
La vera domanda che si pongono tutti è: le polemiche virali sui social incidono sugli incassi al botteghino dei film? La risposta è che non lo sappiamo. Mettendo da parte la Alcock, Supergirl era un progetto rischioso fin dall’inizio, dato che andava ad intercettare un pubblico minoritario dei cinecomics. A questo si aggiungono contrasti fra il regista Gillespie e il duo Gunn/Safran, che dopo i risultati interlocutori dei test screen hanno provato a rimontare il girato, ottenendo materiale altrettanto insoddisfacente di quello prodotto dal regista. Il film insomma era già problematico ancora prima di uscire in sala, e il risultato dei test screen mostrava come il pubblico campione ritenesse il girato poco sopra la sufficienza. In questo quadro è impossibile quantificare quanto abbiano inciso le polemiche sulla bellezza della Alcock, dato che spesso i detrattori non sono fan dei cinecomics così come non lo sono i difensori delle scelte di cast della produzione.
Supergirl è la pietra tombale delle supereroine?
L’insuccesso di Supergirl sicuramente farà sì che per un po’ non sentiremo più parlare di film stand alone con protagoniste supereroine. Sostenere tuttavia che Supergirl sia sta la pietra tombale di questo sottogenere è eccessivo: sicuramente ci saranno altri tentativi, anche perché la nuova filosofia Marvel e Warner Bros di ridurre pesantemente i costi produttivi dei cinecomics facendoli diventare prodotti a medio budget (40-80, massimo 100 milioni di dollari) invece che ad altissimo budget, può far diventare questo sottogenere improvvisamente appetibile, dato che ha una sua nicchia di fan. Per quanto riguarda la polemica sui corpi delle attrici invece dobbiamo rassegnarci: sono un trend social talmente ricorrente e capace di produrre materiale virale, che è impensabile che sparisca nel breve periodo.